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Eventi | 12 giugno 2019, 10:38

Le foto di Roberto Oliva ci raccontano poeticamente i "Nomi sulla Roccia" delle grotte di Toirano

La mostra fotografica sarà inaugurata sabato 15 giugno dalle 16,30 presso la sala polivalente delle Grotte di Toirano

Le foto di Roberto Oliva ci raccontano poeticamente i "Nomi sulla Roccia" delle grotte di Toirano

Al via a Toirano "Nomi sulla Roccia", mostra fotografica di Roberto Oliva. Sottotitolo: "Le firme Storiche della Grotta di Santa Lucia Superiore".     

A  cura di Marta Zunino, direttore scientifico delle Grotte  di Toirano e di Orlando Boccone, curatore del Museo Etnografico della Val Vatatella.

L’esposizione descrive le firme storiche presenti nella grotta di S. Lucia Superiore di Toirano dal 1500 ai giorni nostri.

Sarà inaugurata sabato 15 giugno dalle 16,30 presso la sala polivalente delle Grotte di Toirano e sarà visitabile in orario di apertura delle Grotte fino al 15 settembre 2019

Per informazioni : 0182 98062  /  989938

Spiega l'artista Roberto Oliva: "L’idea di dedicare una ricerca fotografica alle firme storiche della Grotta di Santa Lucia nasce dalla volontà di Marta Zunino e dalla comune constatazione che raramente quest’aspetto particolare del nostro patrimonio ambientale ed archeologico sia stato oggetto di un qualche tipo di  studio . Iniziato il lavoro organizzativa della mostra , decidiamo come prima cosa  di coinvolgere il curatore del Museo Etnografico della Val Varatella, Orlando Boccone, attento cultore della storia e delle tradizioni del nostro paese. 

L’idea che concordiamo subito, con una buona sintonia di intenti, è quella di documentare, con la riproduzione fotografica , una parte di firme che generalmente non sarebbero visibili o fruibili direttamente solo in occasione dell’apertura della grotta.

Decidiamo così, molto semplicemente, di riprodurre con gli scatti quello che un cancello e una grande porta di legno e tanto buio non ci permetterebbero di vedere.  Il numero di segni e firme che i moltissimi visitatori lasciano sulla roccia è veramente notevole, migliaia di nomi che testimoniano un passaggio continuo dal 1500 ai giorni nostri. 

Applichiamo subito una sintesi ed una selezione che è elemento caratteristico e determinante del fotografare: solo alcune firme,  infatti,  vengono prese in considerazione dall’obiettivo, circa trecento scatti, di cui poi selezioniamo i venticinque esposti. Si è cercato  di dare importanza alle varie tecniche , carboncino, lapis, vernice, incisione, e di dedicarsi alle varie epoche. Alcune firme sono state scelte poi  per criteri estetici; una bella grafia,  l’eleganza delle lettere, la qualifica della persona o la data in bella vista ci spingono a fare click .  Naturalmente si tratta di un criterio soggettivo e discutibile. 

Una volta realizzati gli scatti ancora una volta ci rendiamo conto che  questi segni testimoniano un flusso di visite molto intenso, secoli prima della fortunata scoperta della Grotta della Basura a significare  la grande importanza che la Grotta ha sempre avuto nella  storia di Toirano e della Liguria tutta. 

Mi piacerebbe concludere questo breve intervento ponendo una correlazione tra questi segni, l’atto del fotografare ed il grande tema della Memoria. Questi elementi mi paiono strettamente collegati.  In fondo  queste firme sono state scritte da qualcuno  per essere ricordato, per lasciare un segno del suo  passaggio proprio come oggi, mutatis mutandis,  si scatterebbe una foto, dall’ ultimo degli smartphone  alla più tecnologica delle   fotocamere!

Come dicevo questo lavoro non vuole essere esaustivo dell’intera documentazione delle firme, ma solo iniziare a porre un primo mattoncino a nuovi studi che portino sempre più attenzione al nostro straordinario patrimonio ambientale e storico e rimane a disposizione per chi voglia studiarlo ed approfondirlo. Ringrazio di cuore i curatori dell’esposizione, Marta Zunino ed Orlando Boccone,  le Grotte ed il Comune e  Giovanni Pazzano, artista illustratore e cartografo storico,  per la realizzazione del Video introduttivo".

Cenni storici: Il Santuario rupestre di Santa Lucia

Le grotte turistiche hanno dato a Toirano, dal periodo della loro scoperta a oggi, una grande popolarità dovuta oltre che alla bellezza indiscussa, alla loro importanza scientifica. La Valle Varatella era già nota, ai “foresti”, alcuni secoli prima poiché la zona era conosciuta per il culto taumaturgico presente nel Santuario rupestre rivolto a Santa Lucia. Questo eccezionale sito ricavato nella porzione iniziale della grotta omonima, ebbe uno sviluppo architettonico, come lo vediamo oggi, nei secoli XVI – XVII, ma soprattutto nel corso del XIX secolo in cui si svolsero importanti interventi di ricostruzione del piazzale e abbellimento della facciata. L’impulso decisivo fu dato in seguito al documento promulgato il 22 settembre 1519 da papa Leone X, la bolla “Pastoralis offici” in cui si riconosceva: “…L’oratorio di S.ta Lucia situato fuori dalle mura di Toirano…”

e lo univa con i suoi: “… redditi, frutti e proventi all’ospedale del medesimo luogo…”. La chiesa, presumibilmente già esistente, da quel riconoscimento avrà un’identificazione precisa. Configurata nell’ “Opera di Santa Lucia ed Ospizii” garantirà la fruizione ai pellegrini i quali giungevano tutto l’anno nella valle, con una significativa affluenza nella ricorrenza del 13 dicembre, indicata anche dagli almanacchi liguri come giorno di fiera per Toirano.

A custodire il luogo di culto fu introdotta la figura dell’eremita; aiutato dalle elemosine e dall’assistenza dell’Opera pia, quest’uomo dedito alla contemplazione, penitenza e soprattutto preghiera, rinunciava alle comodità della vita per dedicarsi all’assistenza spirituale dei viandanti. L’edificio sormontato dal campanile attiguo all’ingresso del santuario prese il nome appunto di “casa dell’eremita”; nelle poche stanze era ricavato lo spazio essenziale per il riposo.

Considerevole era l’affluenza dei pellegrini che arrivavano nella grotta, così pubblicava, il Secolo XIX il 13 dicembre 1931, lo scrittore locale Vincenzo A. Molle: “… colà scorre un filo d’acqua, della quale i fedeli si bagnano gli occhi, colla fede di guarirli e preservarli dal male…”. Tale desiderio muoveva folle di persone che giunte dopo il percorso della lunga e ripida mulattiera faticosamente oltrepassavano il piazzale ed entravano nel santuario. Sostavano di fronte alle immagini delle Sante Apollonia e Agata e si dirigevano verso l’altare al cospetto della vergine di Siracusa. Sempre pregando, magari scalzi, proseguivano oltre l’altare sopraelevato raggiungendo il pozzo. In questo luogo si svolgevano i rituali “bagni agli occhi” e continuavano la visita della grotta. Lo scrittore toiranese Baccio Emanuele Maineri, nel rilevare l’importnza del luogo, criticava nella sua pubblicazione “Una passeggiata nella grotta di S. Lucia – 1855” la leggenda creata dalla convinzione popolare. Così descrive “… la Santa recata in quel sito, avervi condotto giorni di beata contemplazione, praticate astinenze, e preparatavisi, per tal guisa, al sublime passaggio. Perlocchè vede in essa, ferma, in certe bizzarre forme di sasso che ivi appaiono… Il seggiolone della Santa, la camera, il tinello del bucato ecc…”. Tali conformazioni erano descritte, loro malgrado, come segni tangibili del passaggio a Toirano di Lucia. Nonostante le aspre e comprensibili critiche del clero locale, queste testimonianze, considerate da molti delle reliquie, erano puntualmente viste e toccate dai pellegrini, aggiungendo al luogo un’ulteriore suggestione.

La grotta, come molti anfratti e cavità presenti sulle pendici del Monte S. Pietro, durante il bombardamento aereo di Toirano del 12 agosto 1944, venne sfruttata come rifugio per circa quattrocento persone. La chiesa e la grotta retrostante furono occupate dalla folla che giungeva dall’intera area sfuggendo al cruento massacro che si stava compiendo nel paese sottostante.

Nonostante le estreme difficoltà del momento, nella grotta nacquero due bambini Lucio e Lucia i quali ancor oggi con il loro nome ricordano questo luogo straordinario.

 

 

Redazione

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