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Al direttore | 28 giugno 2019, 17:52

Ponte Morandi: una vita troppo breve, non si può morire a 52 anni nemmeno se si è fatti di calcestruzzo

La nascita e la morte del nostro ponte di Brooklyn, un simbolo della città che oggi è stato fatto brillare per la ricostruzione immediata, dopo la tragedia di un anno fa

Ponte Morandi: una vita troppo breve, non si può morire a 52 anni nemmeno se si è fatti di calcestruzzo

Nel giorno della demolizioni di Ponte Morandi, riceviamo e pubblichiamo un pensiero firmato da Dario Rigliaco:

"Se paragonassimo il Ponte Morandi di Genova a un essere umano, equivarrebbe parlare di una morte assai giovane, a soli 52 anni di età. Difatti l'inaugurazione si celebrò proprio il quattro settembre del 1967, dopo che il cantiere ultimò i lavori poco prima, il 31 luglio dello stesso anno. Ci misero ben quattro anni a costruire il ponte, l’uno Marzo del 1964 “La Domenica del Corriere” intitolava: “Genova risolve il problema del traffico”. L’ingegnere Riccardo Morandi, tramite la “Società italiana per condotte d’acqua” che partecipò al bando fino ad avere l’incarico, mise a disposizione le tecniche più innovative di allora; il Ponte delle Condotte, oppure il Viadotto Polcevera divennero presto realtà.

Nacque il famoso collegamento, l’anello mancante di una rete autostradale proveniente da Savona e Milano, e il tutto sospeso nell’aria, senza intaccare il suolo. Un'opera imponente, lunga più di un Km, articolata in 11 campate e con un piano stradale largo ben 18 metri, che guardava il suolo da più di 40 metri d’altezza, dove le antenne di sostegno degli stralli arrivavano addirittura a 90 metri.

Quello, per molti Genovesi, sarebbe diventato il Ponte di Brooklyn, il punto di partenza e il punto di arrivo per ogni cittadino. Attraversarlo, voleva dire uscire da un isola e guardare la nostra Manhattan da lontano, dove al posto della statua della Libertà si erige l’imponente lanterna della Superba Genova. Ma come ogni vita, si nasce e si muore, in mano al destino. Dalla nascita alla morte passarono poco più di 50 anni e il 14 Agosto del 2018 il primo botto venne avvertito come un colpo al cuore, offuscato da una pioggia incessante, che portò al crollo parziale della struttura provocando 43 vittime. Uno strazio, un dramma, una tragedia, uno sfortunato evento che portò alla morte il Viadotto insieme a coloro che in quel momento passavano di li.

Coloro che oggi sono Angeli, ma che rappresentano chiunque sia passato almeno una volta su quel tratto, perché quelle 43 persone sono tutti noi e lo saranno per sempre. Oggi, 28 Giugno 2019 alle 9:37 sono state demolite in modo perfetto e impeccabile le pile 10 e 11, facendole saltare in aria con cariche esplosive. Un altro colpo al cuore, quel botto percepito ha riportato a galla i ricordi di un anno fa, e non si può far nient’altro che fermarsi un attimo, pregare e ripartire più forti, perché Genova è questa, una città che non si arrende, nonostante i colpi di scena che spesso la mettono alla prova.

Avanti, è arrivato il momento di ricostruire, lo abbiamo sempre fatto e lo faremo ancora, sempre meglio e in sicurezza per coloro che amano la città: i genovesi. Questa repubblica marinara è e deve essere la città più potente del Mediterraneo, ora più che mai".

Lettera firmata

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