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Cronaca | 22 luglio 2019, 16:13

Liguria terra di mafie: il punto con la relazione semestrale della Dia

Il cuore degli affari che alimentano le organizzazioni criminali operanti in Liguria rimane il traffico di droga, anche se la fisionomia dei sodalizi malavitosi assume forme sempre più "liquide", rendendoli più difficile da individuare e reprimere

Liguria terra di mafie: il punto con la relazione semestrale della Dia

La Liguria si conferma tristemente come un territorio stabilmente infiltrato dal crimine organizzato, e crocevia di numerosi interessi malavitosi, e il traffico di stupefacenti rimane la principale fonte di lucro per i sodalizi mafiosi: questo il quadro generale descritto oggi dal colonnello Mario Mettifogo durante l'incontro con la stampa per illustrare la relazione semestrale al Parlamento dalla Direzione Investigativa Antimafia.

Il primato della presenza criminale nel territorio ligure rimane alla 'ndrangheta calabrese, ma si segnala anche ala presenza di gruppi riconducibili alla criminalità campana e siciliana. Rimangono osservati speciali la provincia di Imperia e i maggiori porti della Regione, con in testa Genova, ormai da molti anni porte di ingresso di ingenti quantitativi di stupefacenti destinati al mercato locale ma non solo. 

La centralità nel traffico di droga dei porti di Genova e Savona:

Nella relazione si sottolinea come le strategie di "mimetismo", adottate soprattutto dalla criminalità calabrese, hanno reso nel tempo sempre più complesso far emergere la reale portata del'infiltrazione criminale del territorio, anche a livello di opinione pubblica.

Gli esiti di diverse vicende processuali hanno confermato definitivamente questo quadro, svelando quattro "locali" operanti a Genova, Lavagna, Ventimiglia e Sarzana, con ramificazioni anche nel basso Piemonte. Tali organizzazioni operavano in maniera coordinata grazie alla regia del "crimine reggino", con il quale si coordinavano attraverso la "Camera di controllo" ubicata nel capoluogo ligure. Alla locale di Ventimiglia invece il compito di tenere i contatti con la vicina Costa Azzurra attraverso la cosiddetta "Camera di passaggio".

Il colonnello Mettifogo fa il punto sulle attività investigative in provincia di Genova:

Oltre che agli stupefacenti, l'interesse delle cosche si è rivolto anche all'infiltrazione del tessuto imprenditoriale e dei vari livelli della politica e della pubblica amministrazione: al perseguimento di queste strategie sono stati funzionali vari tipi di reati, come gli atti intimidatori (soprattutto incendi dolosi), al fine ultimo di aggiudicarsi il maggior numero possibile di appalti pubblici.

Ad oggi in Liguria risultano 271 immobili confiscati alle organizzazioni criminali con procedure d gestione in corso, mentre ulteriori 77 sono già stati destinati. Numerose anche le attività economiche sottratte alle mani della malavita organizzata, come alberghi , ristoranti, fabbricati industriali, ville, e negozi.

A Genova il Rapporto Semestrale indica come l'egemonia del "sodalizio Gangemi" persista, nonostante la condanna del 2017, frutto dell'inchiesta "Crimine". Ulteriore conferma del radicamento della 'ndrangheta nel capoluogo ligure arriva anche dagli esiti del processo di Appello bis "Maglio 3", che si è concluso con 9 condanne per associazione di tipo mafioso e un'assoluzione.

Il colonnello Mettifogo affronta il tema dell'interdittiva antimafia che ha colpito alcune ditte coinvolte nelle lavorazioni per la demolizione e ricostruzione del viadotto autostradale sul Polcevera:

Redazione

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