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Eventi | 02 settembre 2019, 14:30

La tragedia della motobarca "Annamaria" sul palco della Casa dei Circoli, delle Culture e dei Popoli di Ceriale

Era il 17 luglio del 1947 quando la motobarca “Annamaria”, che ospitava una gita di una colonia estiva, naufragava al largo delle coste ingaune, costando la vita a 44 bambini e tre accompagnatori.

La tragedia della motobarca "Annamaria" sul palco della Casa dei Circoli, delle Culture e dei Popoli di Ceriale

La storia della motobarca “Annamaria” approda presso la Casa dei Circoli, delle Culture e dei Popoli di piazza della Concordia 6-8 a Ceriale. Torna infatti in scena la compagnia “Le Mani e le nubi Teatro” con l’opera intitolata proprio “Annamaria”. Appuntamento per domenica 8 settembre alle 21:30.

Sul palco saliranno Ivano Vigo, Sara Polo, Salvatore Coco e Alessandra Munerol. 

“Annamaria” è un’opera frutto di un lungo lavoro di ricerca storica, partito dalla realizzazione di un libro edito dalla Croce Bianca di Albenga e proseguito attraverso la raccolta di testimonianze di chi visse quei tragici giorni, sui quali scrisse anche il grande Dino Buzzati. Era il 17 luglio del 1947 quando la motobarca “Annamaria”, che ospitava una gita di una colonia estiva, naufragava al largo delle coste ingaune, costando la vita a 44 bambini e tre accompagnatori. Ancora oggi, nella memoria dei “nostri vecchi”, aleggia il ricordo straziante di quei corpicini esanimi stesi sul litorale in attesa di sepoltura.

“Annamaria”, come ci spiega l’autrice Alessandra Munerol, rappresenta l’occasione per “parlare della storia di ieri con lo scopo di onorare tutte le tragedie di oggi e di piangere tutte le morti ingiuste in mare. Fondamentalmente la nostra è la storia di una madre che perde il figlio nel naufragio dell’Annamaria, il dolore di una madre è sempre uguale, al di là delle etnìe, delle epoche e dei luoghi. Io vedo il teatro come un atto di responsabilità e avere la fortuna di parlare su un palco è un fortissimo atto politico e rivoluzionario. Il teatro è scelta consapevole sempre. È atto politico soprattutto nel dare voci a persone o tragedie inascoltate. La responsabilità e la scelta sono le prime cose che dovrebbero muovere chi fa "artigianato", non arte, come dico io”.

Redazione

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