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Attualità | 09 settembre 2019, 09:17

"Ritorno alle Colonie Bergamasche", viaggio nel ricordo dell'ex struttura che sarà presto demolita (FOTO)

Una giornata immersa nel passato grazie alla delegazione e i giovani del Fai Savona che hanno accompagnato i visitatori in un luogo storico tra Celle e Varazze

"Ritorno alle Colonie Bergamasche", viaggio nel ricordo dell'ex struttura che sarà presto demolita (FOTO)

Si è rivelata un grande successo di pubblico l'iniziativa organizzata dal Fai che ha visto aperto al pubblico, dopo la visita dello scorso fine marzo e settembre 2018, la struttura delle ex colonie bergamasche al confine tra Celle e Varazze, in procinto, dopo anni di inattività e abbandono, di essere demolita e trasformata in alloggi residenziali e case.

La Colonia Bergamasca di Celle Ligure-Varazze, fu inaugurata nel lontano 1895, con la nascita del padiglione Frizzoni per i primi 195 bambini. Nel 1914 fu costruito il padiglione Camozzi con ulteriori 120 posti a cui si aggiunsero, nel 1925, altri 100 del nuovo padiglione Guido Frizzoni e ulteriori 50 nel 1929 con il padiglione Italcementi.

I volontari della delegazione Fai Savona e i giovani dell'associazione quest'oggi dalle 10 alle 18 hanno guidato a gruppi i tantissimi accorsi ad ascoltare la spiegazione storica e fotografare visitando il padiglione Camozzi (novità rispetto all'ultima iniziativa) il parco e il tunnel della vecchia ferrovia.

Le colonie bergamasche nella storia hanno avuto un diverso utilizzo, sono state fondate nel 1889 dall'Ente per la salute del fanciullo di Bergamo con l'obiettivo di "favorire i bambini nel loro sano e integro sviluppo", infatti fin da subito i bambini erano al centro della struttura in cui oltre alla cura della malattie si insediavano e scoprivano il mare per la prima volta d'estate, successivamente durante la prima Guerra Mondiale fu convertito come ospedale militare (significativo la croce rossa, oramai sbiadita, dipinta sulla facciata di un palazzo quale simbolo di preservazione dai bombardamenti) e infine dopo un periodo di ritorno come colonia dal 1943 al 1945, in uno dei suoi periodi più terribili, divenne venne trasformato in un campo di concentramento.

"Il termine campo di concentramento è da intendersi nel suo significato letterale, e non da confondersi con quello di campo di sterminio che, spesso gli viene sovrapposto - spiega lo storico cellese Matteo Mantero - il campo di Celle accolse prevalentemente operai scioperanti, partigiani e loro collaboratori o presunti tali (senza alcuna distinzione tra uomini, donne, anziani o bambini). Gli ebrei del savonese vennero internati principalmente a Bergeggi e da lì trasportati in Germania.

"Il campo di Celle entrò in funzione nei primi mesi del 1944 e venne liberato dalle formazioni partigiane genovesi poco prima della conclusione del conflitto. Nel marzo 1945 qui venne imprigionato l'intero comitato della Croce Rossa di Vado Ligure (25 persone tra militi e dirigenti), accusato di aver prestato soccorso a partigiani. La maggior parte degli internati proveniva dalla provincia di Savona e dal basso Piemonte, tra cui ricordiamo soprattutto gli operai della Piaggio di Finale Ligure, rei di aver condotto uno sciopero, e la popolazione rastrellata della Valcasotto. Ho trovato molto bello l'obelisco delle camicie rosse a Garibaldi, e a pochi metri si trovava il casello ferroviario. Da qui durante gli anni della Repubblica sociale partivano le tradotte per la Germania" continua Mantero.

Dopo la guerra fino ai primi anni 90 la struttura è ritornata ad essere considerata una vera e proprio colonia, poi però per poco più di 20 anni ha subito un vero e proprio stato di abbandono fino a qualche mese fa quando è stato presentato il progetto di trasformazione del primo edificio con il successivo abbattimento che porterà ai futuri appartamenti oltre a un hotel e un centro benessere.

Un significativo viaggio senza fiato in un secolo di storia che ha portato tutti (soprattutto i bergamaschi occorsi che anni fa erano stati ospiti della colonia) a immaginare i bambini correre nel parco o nei campetti di calcio oppure lasciare spazio a diversi momenti di silenzio e tristezza pensando agli orrori che si sono verificati all'interno.

Luciano Parodi

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