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Cronaca | 17 settembre 2019, 13:44

Operazione Last Banner, tra gli indagati anche un 28enne di Borghetto Santo Spirito

Nella giornata di ieri, la Digos di Savona ha perquisito l'abitazione di M.M. nell'ambito dell'operazione riguardante il tifo organizzato della curva della Juventus.

Operazione Last Banner, tra gli indagati anche un 28enne di Borghetto Santo Spirito

Un intero mondo, marcio dall'interno, che solo in apparenza si nascondeva dietro il tifo calcistico. E che ha rivelato aspetti che con il "si sa" e "si dice" erano forse già all'attenzione dell'opinione pubblica. Ma che ora hanno trovato fatti, riscontri, prove. Anche grazie a 225mila telefonate intercettate, pedinamenti e altro ancora messi in atto dagli inquirenti.

Il racconto dell'operazione Last Banner, che dalla giornata di ieri ha letteralmente squassato il tifo organizzato della curva della Juventus, delinea contorni che solo la fantasia in passato permetteva di immaginare. Violenza, estorsione, giri di biglietti, pressioni sulla società e sui tifosi "non allineati" della curva. E i vertici di queste organizzazioni che riuscivano a tenere in mano tutto il meccanismo illecito pur essendo quasi tutti colpiti da Daspo o da altre forme di restrizione.

Un'operazione, che ha portato fin qui a ben 12 arresti e ad una quarantina di indagati, arrivata persino nel savonese. Gli agenti della Digos di Savona hanno infatti perquisito l’abitazione di M.M., 28enne di Borghetto Santo Spirito, rinvenendo sciarpe, bandiere e altri vessilli griffati Drughi, uno dei gruppi ultras (per il quale M.M. ricopriva il ruolo di "soldato") che, secondo gli inquirenti, esercitava pressioni su coloro che frequentavano la curva: semplici tifosi costretti ad attenersi, talvolta con intimidazioni nemmeno troppo velate, al volere dei gruppi organizzati del tifo bianconero.

L'attività di indagine dei poliziotti della Digos - svoltasi per oltre un anno - è scaturita da una denuncia sporta dalla Juventus e ha consentito al Gruppo Criminalità Organizzata della Procura di Torino di acquisire incontrovertibili elementi probatori in merito a una precisa strategia estorsiva posta in essere dai leader dei principali gruppi ultrà nei confronti della società torinese.

L'interruzione, alla fine del campionato 2017/18, di alcuni privilegi concessi ai gruppi ultrà ha infatti determinato, sin da subito, una "reazione" dei leader storici, che hanno definito una capillare strategia criminale per "ripristinare" quei vantaggi soppressi e affermare nuovamente la posizione "di  forza" nei riguardi della Juventus.

È stata, inoltre, accertata la capillare attività dei Drughi per recuperare centinaia di biglietti di accesso allo stadio per le partite casalinghe della Juventus, avvalendosi di biglietterie compiacenti sparse su tutto il territorio nazionale.

Redazione

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