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Cronaca | 19 settembre 2019, 12:15

Savona, cinque anni dalla scomparsa di Luisa Bonello: sulla morte ancora punti interrogativi

La Procura da sempre è convinta che si tratti di un suicidio, la difesa e gli avvocati di Acquarone e Bonvicini, rinviati a giudizio, invece pensano sia un omicidio

Savona, cinque anni dalla scomparsa di Luisa Bonello: sulla morte ancora punti interrogativi

Sono passati cinque anni dalla scomparsa di Luisa Bonello, medico savonese, che da tempo portava avanti una battaglia contro la pedofilia e la corruzione nella Chiesa,  che era stata trovata senza vita il 19 settembre del 2014 nella sua abitazione di via Genova a Savona

La dottoressa aveva 53 anni e sulla sua scomparsa sono ancora tanti i dubbi, al momento sta proseguendo il processo e la tesi del Pm Giovanni Battista Ferro continua ad essere quella del suicidio anche se i risvolti processuali hanno aperto il filone dell'istigazione al suicidio.

Ad essere iscritti nel registro degli indagati e rinviati a giudizio per omicidio colposo sono l'ispettore di polizia Alberto Bonvicini, dirigente della polizia postale di Savona, amico e paziente della dottoressa (coinvolto anche in un’inchiesta “bis” nel quale è stato rinviato a giudizio per circonvenzione d’incapace, truffa ed, in concorso con il suo medico medico curante, Roberto Debenedetti, per falso), l'ex marito e medico Mauro Acquarone, aveva patteggiato invece la dottoressa Noemi Donati, per non aver impedito alla donna il suicidio pur sapendo che soffriva di depressione e manteneva in casa alcune armi.

Diversi i testimoni ascoltati, dagli investigatori della squadra mobile della polizia che si sono occupati delle indagini, il medico legale Marco Canepa che aveva effettuato l'autopsia e una vicina di casa ma soprattutto il vescovo emerito Vittorio Lupi che era stato aiutato da Bonvicini a causa delle minacce subite dalla Bonello (per quello si erano conosciuti).

Lo scorso marzo 2019 era stato ascoltato anche il titolare dell'omonima armeria Dario Tessitore che aveva venduto la pistola semiautomatica una Cz 75 Shadow Sport Calibro 9×21 con il quale la dottoressa si era sparata. Tessitore ha specificato che non era possibile, a causa del forte rinculo del colpo, che una persona seduta sul letto con le gambe distese fosse trovata nella posizione in cui è stata trovata la Bonello, cioè coricata sul letto con la pistola impugnata nella mano destra e appoggiata sul petto, all’altezza dello sterno. Ipotesi però sul quale non è stato d'accordo il pm Ferro che ha proseguito sulla linea della Procura secondo il quale la dottoressa Bonello si era sicuramente tolta la vita sparandosi nella sua camera da letto.

I consulenti della difesa intanto avevano contestano l'ipotesi suicidio e il perito balistico Pietro Benedetti ed il medico legale Roberto Malcontenti, avevano contestato l'impossibilità del fatto, vista la posizione in cui è stato ritrovato il corpo, l'assenza di sangue sulla mano destra oltre che sulla canna della pistola e l'assenza di lesioni in bocca.

Su richiesta degli avvocati di Acquarone e Bonvicini (che secondo le deposizioni in aula sono convinti che non sia un suicidio) Paolo Nolasco e Fausto Mazzitelli, accettata dal giudice Matteo Pistone, è stata predisposta una nuova perizia per fare chiarezza sulla morte e lo scorso maggio è stato conferito l’incarico al perito balistico Stefano Conti e al medico legale Roberto Testi.

Dopo essere stata esclusa la riesumazione della salma si attendono sviluppi dai due specialisti per chiarire la balistica e svolgere un accertamento peritale.

Luciano Parodi

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