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Solidarietà | 28 settembre 2019, 14:12

L'illustre pedagogista Daniele Novara ospite dell'Auditorium San Carlo ad Albenga

Si intitola “Il ruolo educativo del padre” l’appuntamento organizzato da “Scuola Genitori” e “Immaginafamiglie” per martedì 1° ottobre a partire dalle 21

L'illustre pedagogista Daniele Novara ospite dell'Auditorium San Carlo ad Albenga

Si intitola “Il ruolo educativo del padre” l’appuntamento organizzato da “Scuola Genitori” e “Immaginafamiglie” per martedì 1° ottobre a partire dalle 21 all’Auditorium San Carlo di Palazzo Oddo ad Albenga.

Relatore sarà il professor Daniele Novara, oggi ritenuto uno dei massimi luminari italiani nel campo della pedagogia.

Né autorititario, né amico: c'è un'altra possibilità.
La figura educativa del papà ultimamente è in crisi e le conseguenze sono rilevanti per la crescita e lo sviluppo dell'autonomia di bambini e ragazzi. La questione è come aiutare i nuovi padri a sviluppare un’azione formativa più specifica che superi i modelli passati ed eviti anche la confidenza eccessiva.
Serve decisamente cambiare marcia e riprendere in mano il ruolo del padre che deve essere in grado di fornire una mappa regolativa del vivere, stimolare una crescita attiva e insegnare ai figli a orientarsi nel mondo. La sua figura, che si confronta con la madre, accompagna nella crescita e soprattutto è capace, quando è necessario, di dire “no”.

Pedagogista, counselor e formatore, ha fondato il CPP (Centro Psicopedagigico per l’educazione e la gestione dei conflitti). Ideatore del metodo maiueutico nell’apprendimento e nella relazione d’aiuto, è docente del Master in Formazione interculturale presso l’Università Cattolica di Milano. È autore di numerosi libri e pubblicazioni. In BUR sono disponibili Litigare fa bene (2013), Meglio dirsele (2015), Punire non serve a nulla (2016), Urlare non serve a nulla (2016), Non è colpa dei bambini (2017), I bulli non sanno litigare (2018), Cambiare la scuola si può (2018).

Abbiamo raggiunto telefonicamente Daniele Novara per fare il punto su tutta una serie di tematiche oggi molto discusse, relative proprio a come vengono allevati oggi coloro che saranno gli adulti di domani.

Professore, innanzitutto: è vero ciò che si dice che oggi il bambino (e un domani l’adulto), non sa più elaborare il concetto di sconfitta, perché troppo “protetto” da un genitore per il quale se perde una partita di calcio è colpa dell’arbitro, se va male a scuola è colpa dell’insegnante che non lo capisce?

“Intanto è fondamentale fare dei distiguo tra l’infanzia e l’adolescenza, due momenti ben diversi ma entrambi difficili: il primo comporta ancora una forte dipendenza dal genitore, il secondo prevede il bisogno di affrancarsene. Comunque il processo di gestione delle frustrazioni dura attraverso tutta l’età evolutiva ed è innegabile che oggi abbiamo un genitore fragile. Tanti bambini frequentano la scuola in modo saltuario solo perché chiedono di non andare a scuola e la famiglia non sa opporre un no a questa richiesta. Eppure non si può lasciare questo potere decisionale a una persona che ha ancora una profonda immaturità neurocerebrale e neurocomportamentale. Aspettarci che il bambino agisca con maturità è un ossimoro. Così come i compiti deve farli il bambino e non la mamma, così come da adolescente il genitore non può e non deve essere un bancomat al quale attingere ogni volta che si vuole.

In tutto questo ha il suo peso anche internet: troppi genitori fanno affidamento sulle fake news divulgate dai blog di autori improvvisati che non hanno alcuna base pedagogica. Ci si dovrebbe basare su informazioni corrette, non sul fai-da-te di chi dispensa consigli inadeguati”.

Un bambino che ottiene di non andare a scuola da grande diventerà un NEET (cioè una persona che non studia, non lavora, non cerca occupazione)?

“Senz’altro questo grava sul fenomeno. Ma non è sempre e solo colpa dei genitori, anche gli insegnanti spesso si rivelano fragili e impreparati sul piano educativo. E questo è drammatico. Un tema ricorrente che affronto nei miei libri è la perdita di linguaggi e riferimenti comuni nell’educazione. Un insegnante che basa la sua pagella sui voti dati ai compiti a casa è un incompetente: il voto al compito è un voto collettivo alla famiglia, visto che sappiamo tutti che spesso il bambino a casa ha chi si sostituisce a lui nello svolgimento di queste attività. Dare un voto positivo incentiva il bambino a questo tipo di sostituzione familiare nel fare ciò che dovrebbe competere a lui. Questa serata albenganese, come molti altri miei incontri, serve proprio ad un incontro scuola/genitori su queste tematiche”.

Si dice sempre che all’estero un 18enne si ritrova le valigie fuori dalla porta, mentre i genitori italiani sono iperprotettivi, tanti 30-35enni contano sulla mamma che cucina, lava, stira… Tutto ciò è vero?

“La nostra è una cultura incentrata sul legame, la figura materna fa fatica a ritirarsi quando sarebbe il momento, mantiene le sue attività di accudimento. Un equivoco che può essere facilmente superato tenendo presente che ogni cosa ha il suo tempo. La ‘iperpermanenza’ tra le mura domestiche oggi non è sempre e solo legata a difficoltà a entrare nel mondo del lavoro, ma a una genitorialità che non riesce ad articolarsi sulle fasi della vita dei propri figli”.

Alberto Sgarlato

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