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Cronaca | 01 ottobre 2019, 17:52

Tirreno Power, continua l'audizione dei tecnici di Arpal

Effettuato il controesame del tecnico Arpal di Savona e ascoltati due colleghi da Genova

Tirreno Power, continua l'audizione dei tecnici di Arpal

E' proseguito questa mattina in Tribunale a Savona il processo per disastro ambientale e sanitario colposo relativo alla centrale di Vado Ligure nel quale sono a giudizio ventisei persone tra manager ed ex manager di Tirreno Power.

In aula è proseguita l'audizione del teste Massimiliano Pescetto, ingegnere chimico, collaboratore tecnico di Arpal dal 2002 e ufficiale di polizia giudiziaria dal 2012, sottoposto al controesame della difesa di Tirreno. Successivamente sono stati ascoltati i colleghi dell'Arpal di Genova Reinero e Bisio.

Nell'udienza dello scorso 17 settembre Pescetto aveva confermato che era presente un mancato rispetto dello Sme a camino che ha asservito al gruppo a carbone del VL3 e VL4 e non era calibrato e ha specificato che "il superamento delle emissioni è stato rilevato l'11 febbraio del 2013 nel gruppo VL4, nel gennaio 2014 c'era l'assenza del campionamento Sme, non esisteva, abbiamo acquisito gli auto controlli dell'azienda ed era presente un superamento di due scarichi, era stato utilizzato un olio combustibile non congruo alla prescrizione dell'AIA perchè era più pesante ed era stoccato in un unico serbatoio, con valori superiori di zolfo superiori allo 0.3%, praticamente sull'0.7% poi successivamente ritornate allo 0.2".

"Le deposizioni dei tecnici dell'Arpal hanno confermato che la qualità dell'aria nel savonese è sempre stata ottima e che con la centrale aperta o chiusa non è cambiato sostanzialmente nulla. Un dato confermato anche dall'osservatorio regionale salute e ambiente che già da solo smentisce l'esistenza di un disastro ambientale" spiegano da Tirreno Power anche se le deposizioni smentiscono questa tesi.

"E' emerso in modo chiaro che le contestazioni per presunte violazioni dell'autorizzazione ambientale erano già state smentite dagli atti ufficiali dello stesso ministero dell'Ambiente. Ad esempio, si è visto dai documenti che il Ministero aveva esplicitamente autorizzato il 30 gennaio 2014 il sistema di rilevazione delle emissioni (SME) installato da Tirreno Power considerandolo addirittura più affidabile di quello inizialmente prescritto. Dal dibattimento si è appreso poi che i limiti alle emissioni delle polveri, secondo l'accusa, sarebbero stati superati ma solo una volta in 49 anni di funzionamento della centrale e precisamente, alle ore 11 dell'11 febbraio 2013, dato peraltro registrato mentre gli strumenti erano in fase di taratura e palesemente alterato. Anche il presunto superamento delle emissioni di cromo si è rivelato dalle deposizioni del tutto infondato: Arpal ha effettuato un prelievo al camino completamente inattendibile, con valori oltre mille volte al di sopra di quelli riscontarti in tutti gli altri prelievi, presumibilmente per un errore meccanico della manovra, e questo ha determinato l'unica occasione in cui i dati medi sono risultati sopra i limiti" continua l'azienda.

"Dal processo sta emergendo in maniera sempre più chiara che non c'era alcun motivo, né grave né urgente, per il sequestro della centrale con il conseguente disastro sociale che si doveva e si poteva evitare" ha concluso Tirreno Power.

Il processo proseguirà il prossimo 29 ottobre alle 10.30 e verrà ascoltata Gabriella Minervini del dipartimento Ambiente della Regione Liguria.

Luciano Parodi

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