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Cronaca | 08 ottobre 2019, 18:17

A processo per riciclaggio di denaro gli imprenditori pinerolesi Diego ed Elmo Bianciotto: tra i beni sequestrati uno yacht ormeggiato a Loano

Il gip Giacomo Marson ha disposto il blocco dell’intero patrimonio dei Bianciotto, per un valore complessivo di circa 3,8 milioni di euro

A processo per riciclaggio di denaro gli imprenditori pinerolesi Diego ed Elmo Bianciotto: tra i beni sequestrati uno yacht ormeggiato a Loano

Figura anche uno yacht ormeggiato a Loano nel patrimonio dei fratelli pinerolesi Diego ed Elmo Bianciotto, bloccato dal gip Giacomo Marson. Assieme Roberta Camusso (moglie di Elmo Bianciotto e due consulenti fiscali, Davide Giovanni Farotti e Fiorenza Coco, sono accusati dalla Procura di Torino di riciclaggio e auto-riciclaggio, con l’aggravante della transnazionalità. Il processo si aprirà il 18 gennaio 2020 a Torino. 

I fratelli Bianciotto e Roberta Camusso si trovano in carcere perché accusati di aver evaso tasse, dal 2009 al 2013, per oltre 5,6 milioni di euro e di aver portato alla bancarotta la "Bianciotto s.n.c.", società attiva nella rivendita di mezzi militari dismessi. Stessa sorte era toccata alla "Itel s.a.s.", società che gestiva l’emporio “Eurostock” di Roletto, vicino a Pinerolo.

Nel patrimonio, per un valore complessivo di circa 3,8 milioni, figurano anche due complessi aziendali, tre immobili residenziali ubicati a Pinerolo (To) e San Pietro Val Lemina (To), un fabbricato commerciale in Roletto (To), una Bmw X6, un’Audi A6 e quattro conti correnti su filiali nazionali. Inoltre I finanzieri, attraverso una rogatoria internazionale, hanno sequestrato quattro conti correnti accesi in filiali bancarie con sede in Romania, per un valore di circa 280 mila euro.

Già nel novembre 2017, la Guardia di finanza aveva confiscato numerosi immobili e beni riconducibili ai Bianciotto e Camusso, al fine di recuperare le somme sottratte al Fisco, ma il valore complessivo era risultato inferiore alle imposte evase. L’indagine condotta dai finanzieri del Gruppo Orbassano e coordinata dal pm Giuseppe Riccaboni, è durata quasi due anni e si è sviluppata attraverso l’esecuzione di accertamenti bancari e patrimoniali, esami contabili, rogatorie internazionali, intercettazioni telefoniche, perquisizioni, appostamenti e pedinamenti, attività che hanno permesso agli inquirenti di individuare i guadagni illeciti sfuggiti alla confisca.

Al termine dell'indagine è emerso un complesso sistema di riciclaggio del denaro che, partendo da Pinerolo, si è ramificato in più stati e paradisi fiscali: Regno Unito, Panama, Ungheria, Tangeri, Romania e Madeira. In particolare, le Fiamme gialle hanno appurato che i proventi illeciti sono stati reimpiegati in attività imprenditoriali nazionali ed estere, attraverso società create per nascondere la provenienza illegale del denaro. L’ideazione, la pianificazione e la gestione delle società fantasma era in capo al commercialista Giovanni Davide Farotti e a una sua collaboratrice, Fiorenza Coco, entrambi imputati.

Qualora per gli imputati dovesse arrivare la condanna, lo Stato acquisirà la proprietà di beni e valori per un ammontare che, sommato a quello della precedente confisca del 2017, compenserà le tasse evase dagli imprenditori pinerolesi.

Redazione

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