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Cronaca | 21 ottobre 2019, 10:17

Detenuto savonese suicida nel carcere di Genova Marassi: la denuncia di SAPPe e UILPA

Il personale di servizio è prontamente intervenuto praticando le operazioni di massaggio cardiaco con il successivo invio all'ospedale cittadino ma, purtroppo, di li a poco è avvenuto il decesso

Detenuto savonese suicida nel carcere di Genova Marassi: la denuncia di SAPPe e UILPA

Questa notte un detenuto italiano in attesa di giudizio per maltrattamenti, ed entrato a Marassi solo poche ore prima, si è purtroppo tolto la vita mediante impiccagione. Il personale di servizio è prontamente intervenuto praticando le operazioni di massaggio cardiaco con il successivo invio all’ospedale cittadino ma, purtroppo, di li a poco è avvenuto il decesso.

"Marassi segna purtroppo il secondo suicidio dall’inizio dell’anno. Un dramma del quale nessuno deve fare finta di nulla - lo annuncia Michele Lorenzo del SAPPe Liguria – Marassi è noto per il suo teatro, ma di drammi, di eventi critici, di condizioni di vita indecorosi nel quale solo la Polizia Penitenziaria è presente". 

"Non conosciamo le cause che hanno indotto all’insano gesto, ma di fatto esiste un disinteresse alle condizioni di vita della popolazione detenuta a Marassi che è discutibile sin dai dati numerici con 730 detenuti il 57% sono stranieri, che devono che devono convivere in spazi per 525 posti, un quadro penitenziario, quello di Marassi che si rappresenta con il 33% di detenuti tossicodipendenti, il che significa problemi di varia natura, dalle crisi di astinenza alla richiesta di appositi farmaci e assistenza medica e paramedica, di eventi critici ormai quotidiani che spaziano,(dati primo semestre 2019) dai quasi 100 atti di autolesionismo, già un suicidio, 73 colluttazioni e 40 ferimenti, un decesso per cause naturali e, quello che è come SAPPe Liguria denunciamo con fermezza, le continue aggressioni che subisce la Polizia Penitenziaria all’interno degli istituti della Liguria e a Marassi in modo particolare".

"E a tutto questo tuona il silenzio dell’Amministrazione che punta il dito verso il poliziotto di turno che, da solo, senza strumenti, senza aiuti deve barcamenarsi nel marasma di Marassi. Poco più di un anno fa – conclude Lorenzo del Sappe Liguria – la direzione di Marassi si è resa parte attiva con l’assessore regionale alla sanità di un protocollo sul “rischio suicidario” ma ancora nulla si sa, a distanza di quasi un anno dalla sua introduzione, sulle modalità attuative di tale protocollo. Ed allora, le responsabilità di chi sono?". 

Aggiunge Fabio Pagani, segretario regionale della UILPA Penitenziari: "Un altro detenuto, l’ennesimo, ha deciso di evadere dalla vita, ieri sera intorno alle 24 , tramite impiccagione, nel reparto sesta sezione primo Piano del carcere di Genova Marassi. C.I. del 66 in carcere per reati 572 e 612 bis a Savona, aveva problemi con altri detenuti 'protetti', proprio per il reato commesso (aveva minacciato di dar fuoco alla compagna)". 

"Di nuovo un’auto-soppressione nelle carceri italiane che conferma l’alta media dall’inizio dell’anno, più di uno alla settimana. Come ho già detto, in tristissime circostanze analoghe, ancor peggio di un bollettino di guerra, nonostante anche in questa circostanza la Polizia Penitenziaria è intervenuta immediatamente per strapparlo alla morte, con il personale sanitario - per questo – continua il sindacalista – e per contribuire a sollecitare la politica e il neo Governo in carica a dare senso compiuto alle dichiarazioni rilasciate". 

"La Casa Circondariale di Genova – conclude Pagani - ha bisogno di immediato sfollamento (750 detenuti presenti su una capienza di 430). Ma il Ministro Bonafede e il capo del DAP forse farebbero bene a dare un segnale di presenza che non può certo essere la convocazione di inutili e dispendiose assemblee in cui le chiacchiere prevalgono sulla necessità di interventi urgenti e possibili che le competenze di chi lavora in carcere potrebbero suggerire. Invece si continuano ad ignorare le professionalità (Polizia Penitenziaria) ogni giorno umiliate nonostante siano quelle che impediscono il definitivo crollo (molto prossimo) del sistema penitenziario". 

Redazione

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