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Cronaca | 15 novembre 2019, 08:45

Operaio ferito nel crollo di un ponteggio a Zinola: continua il processo

E' stato ascoltato ieri l'ufficiale di polizia giudiziaria Corrado Cirio che ha specificato alcuni aspetti legati alla sicurezza del cantiere e sui ruoli dei 4 imputati

Operaio ferito nel crollo di un ponteggio a Zinola: continua il processo

Continua il processo legato al crollo del ponteggio di via Nizza a Savona avvenuto il 23 maggio del 2016 nel quale rimase coinvolto un operaio egiziano di 31 anni, Salem Zaky, precipitato nel vuoto dal quinto piano, da un’altezza di circa 20 metri. 

Sul banco degli imputati sono finiti con le accuse di disastro colposo e lesioni aggravate: Teresa Bolzan, in qualità di amministratore del condominio e committente lavori, Daniele Spina, titolare dell’impresa affidataria dei lavori e responsabile del cantiere, Domenico Manfreda, progettista e direttore dei lavori e Blerim Daci, titolare dell’impresa sub appaltatrice “in nero” delle opere murarie ed esecutrice lavori. Il titolare dell'impresa di ponteggi Cristian Fragetta aveva patteggiato nel dicembre dello scorso anno dopo essere stato arrestato perchè aveva continuato a svolgere la sua professione nonostante gli fosse stato vietato durante le indagini.

Ad essere ascoltato ieri mattina dal giudice Francesco Giannone e interrogato dal pm, il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro, l'ufficiale di polizia giudiziaria Corrado Cirio che ha specificato alcuni aspetti legati alla sicurezza del cantiere.

L'ispettore si è soffermato sui ruoli diretti degli imputati durante l'iter di avvio dei lavori. Nell'aprile del 2015 durante l'assemblea di condominio amministrato da Bolzan (che prende così la qualifica di committente) aveva deliberato per l'affidamento dei lavori per il rifacimento del cornicione di gronda oltre all'isolamento termico "a cappotto" di una porzione della facciata.

I lavori vennero poi affidati all'impresa di Spina, i ponteggi sarebbero stati eseguiti invece da Fragetta e la committente Bolzan nominò l'architetto Manfreda come coordinatore per la progettazione dell'opera e per l'esecuzione dei lavori.

Nel piano sicurezza e coordinamento (PSC) si faceva riferimento anche ad un'altra impresa subappaltatrice e come specificato dall'ispettore poteva essere stato un errore di "copia incolla" del coordinatore Manfreda da la rielaborazione di un altro Psc. Successivamente vennero subappaltate le opere murarie all'impresa di Daci (non indicata nel PSC).

Cirio ha specificato anche alcuni aspetti legati al Piano operativo di Sicurezza (POS), che era stato presentato da Daci (formale e considerato 'inutile e inefficace') e non da Fragetta che aveva presentato un documento di valutazione dei rischi e non il Pos. Situazione che doveva essere verificata dal coordinatore per l'esecuzione dei lavori Manfreda.

Il Pimus (Piano di montaggio uso e smontaggio) non è stato messo a disposizione  del preposto incaricato della sorveglianza dei lavoratori impegnati nello smontaggio dei ponteggi, il quale non era presente e chi doveva esercitare la funzione di preposto, Fragetta, non era presente personalmente. (sul ponteggio deve essere presente il datore di lavoro o il preposto e due operai, in quel caso ne era presente uno, non controllato e venivano impiegati lavoratori irregolari).

Al centro anche gli ancoraggi e la conformità in termini di numero, posizione e tipo, in quanto il ponteggio doveva essere comunque efficacemente ancorato alla costruzione, tenendo in considerazione che si trattava di impalcatura con partenza a sbalzo, caratterizzata di per sè da instabilità strutturale.

È emerso inoltre che l’impresa di Fragetta praticasse tariffe decisamente inferiori rispetto a quelli richiesti da altre imprese del settore.

Inoltre vengono contestati a Fragetta e a Daci la presenza sul cantiere di 3 lavoratori "in nero".

Durante il processo sono stati ascoltati anche i dirigenti della squadra mobile che tramite le intercettazioni sono riusciti a scoprire le identità dei lavoratori irregolari.

Luciano Parodi

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