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Al direttore | 28 novembre 2019, 12:32

Un commerciante di Urbe: "Siamo isolati. Aiutateci, la vallata rischia di morire velocemente"

"Chi ha il potere di fare deve agire subito, senza appellarsi ad orpelli burocratici o a tempi tecnici; la prossima pioggia può essere letale per le persone e ulteriormente per il territorio"

Un commerciante di Urbe: "Siamo isolati. Aiutateci, la vallata rischia di morire velocemente"

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera giunta in mattinata alla nostra redazione: 

Sono un residente e commerciante di Urbe, territorio martoriato dagli ultimi eventi atmosferici catastrofici degli ultimi giorni, e scrivo per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica e chi ha delle responsabilità nei confronti dei civili sulla situazione del nostro territorio.

Qui risultano chiuse le seguenti strade provinciali:

- SP 40 che collegava la frazione Vara Superiore con il capoluogo San Pietro d’Orba e tutta la vallata con il Passo del Faiallo e quindi con il Turchino e Genova;

- SP 53 che collegava la frazione di Acquabianca con Martina e San Pietro, rendendo accessibili i servizi minimi ai residenti, come approvvigionamento di viveri, ufficio postale, farmacia, lasciando gli stessi impossibilitati ad usufruire di tutto ciò;

- SP 49 che collegava Urbe a Sassello e quindi a Savona, strada vitale per mantenere tutti i servizi della vallata e i rifornimenti di ogni materiale dai viveri ai farmaci ai giornali al servizio postale;

Faccio presente che da venerdì scorso non riceviamo più la posta, i quotidiani e i prodotti trasportati dai corrieri come Bartolini e SDA e GLS, abbiamo enormi difficoltà a ricevere gli approvvigionamenti dei farmaci e degli alimentari, che passavano tutti da Sassello, mentre i nostri concittadini che facevano i pendolari con Sassello o con Savona devono studiare itinerari alternativi lunghissimi, allungando di ore il percorso, o oltremodo disagevoli, passando su carrerecce sterrate piene di fango, dove si rischia di rimanere bloccati, senza poterne più uscire.

Il fatto più desolante è l’assenza totale delle istituzioni: l’unica cosa che la Provincia di Savona è stata capace di fare è stata quella di transennare le suddette strade per chiuderle al traffico, nessun cantiere d’emergenza è stato aperto e i comuni senza fondi di Urbe e di Sassello possono solo consigliare ai loro residenti di cercare itinerari alternativi, con i conseguenti disagi di cui sopra.

La situazione non concede ritardi, la vallata muore, mentre i burocrati si crogiolano nei loro untuosi meccanismi politici completamente scollegati dalla realtà dei fatti. Qui abbiamo bisogno di uno sblocco immediato di fondi da parte di Savona, di Genova, di Roma e di Bruxelles, pena la responsabilità civile e penale di lasciare una vallata, quella dell’alto Orba, al suo isolamento e al suo progressivo e inevitabile depauperamento sociale ed economico.

Non possiamo aspettare giorni, settimane, mesi o anni, qui moriamo velocemente.

Per raggiungere un ospedale in emergenza dobbiamo sperare nell'intervento di un elicottero, perché via terra non sapremmo proprio dove dirigerci: Ovada è irraggiungibile a causa di numerose frane in ogni dove, Acqui Terme è inarrivabile per lo stesso motivo, così come Voltri, con l’autostrada A26 che funziona a singhiozzo con ingorghi chilometrici e la strada provinciale 456 del Turchino intasata dagli automobilisti e dai tir che non hanno voluto incolonnarsi sull'autostrada, per non parlare di Savona, nemmeno lontanamente visibile con binocoli, visto che non possiamo raggiungere nemmeno Sassello.

Mi rendo conto che la nostra non è l’unica situazione grave di disagio causata dall'emergenza idrogeologica, ma vi prego informate e sensibilizzate l’opinione pubblica e che ha il potere di fare qualcosa che ci siamo anche noi, che noi non siamo cittadini di serie B, che anche noi paghiamo le tasse, pur non avendo più i servizi essenziali, che anche e soprattutto noi, che abitiamo distante da tutte le comodità, ci dobbiamo poter spostare per raggiungere il lavoro, per fare una visita medica o semplicemente per approvvigionare le nostre case di quello che necessitiamo, che noi siamo gli ultimi custodi delle montagne dell’entroterra, che andati via noi, si sgretolerà ancora più velocemente sulle teste d i tutti.

Aprite i cantieri subito e lavorate sul nostro territorio, altrimenti con le prossime piogge (previste per domenica pv) o con la neve che sicuramente cadrà nelle prossime settimane che rischia di ricoprire di un candido manto la nostra disperazione e il nostro senso di impotenza, rischiamo di non esserci più alla prossima occasione.

Chi ha il potere di fare deve agire subito, senza appellarsi ad orpelli burocratici o a tempi tecnici; la prossima pioggia può essere letale per le persone e ulteriormente per il territorio.

Vi prego aiutateci e non lasciateci soli.

Matteo Pernigotti

Lettera firmata

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