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Eventi | 15 febbraio 2020, 12:44

Il "paesologo" Franco Arminio a Finalborgo per descrivere "L'infinito senza farci caso"

Appuntamento il 21 febbraio a Palazzo Ricci. Evento a cura di Beatrice Bolla, organizzato dalla libreria "Come un romanco" con la collaborazione di Finalborgo.it

Il "paesologo" Franco Arminio a Finalborgo per descrivere "L'infinito senza farci caso"

Venerdì 21 febbraio, nella meravigliosa cornice di Palazzo Ricci a Finalborgo, lo scrittore Franco Arminio presenterà il suo nuovo libro “L’infinito senza farci caso”. L’appuntamento è alle ore 21 e l’ingresso è libero.

Poesie spesso brevi, con la grazia di un “haiku” giapponese, talvolta ermetiche, talvolta sorprendentemente esplicite. Frutto di giochi di parole, di allusioni, di detti e non detti. Senza titolo, perché ognuna di esse contiene una piccola storia, per coronare la quale l’incombenza del titolo può essere serenamente lasciata al lettore.

C’è la passione, il sesso, la complicità fisica e quella intellettuale, c’è il ricordo, ci sono omaggi ai figli, ai gatti, alla casa, alla bandiera.

Difficilissimo riassumere l’immensa vastità di contenuti di un libro come “L’infinito senza farci caso”, Arminio in poche righe fulminanti riesce a racchiudere una vita intera.

Ed è altrettanto difficile “catalogare” un Uomo come Franco Arminio. Perché lui è prima di tutto Uomo nel senso più nobile del termine, e riesce a trasmettere, quasi con l’irruenza di un fiume in piena, questa sua umanità in tutto ciò che fa: giornalista, scrittore, conferenziere, poeta.

Lui ama definirsi “Paesologo”. Ha inventato addirittura una scienza, la “paesologia”, che racchiude in sé ricerche etnologiche, ambientali, paesaggistiche. Ha cominciato a varare questo percorso per ridare nuova vita alla “sua” Irpinia, tristemente messa in ginocchio da vicende calamitose che tutti conosciamo. E da lì ha allargato le sue ricerche a tutti quei piccoli, magici borghi che per i motivi più diversi rischiano di scomparire, di soccombere a una globalizzazione che non lascia spazio né scampo all’identità.

“Venticinque anni dopo il terremoto / dei morti sarà rimasto poco / dei vivi ancora meno”. Bastano tre soli versi ad Arminio per riassumere un quarto di secolo di storia dell’Irpinia. Perché “se i vecchi muoiono e i giovani partono, il paesologo si occupa di chi resta”, come spiega sempre Arminio.

E per salvare questi luoghi dall’abbandono, nel suo blog “Comunità provvisorie” Arminio, funambolo delle parole, ha coniato una ulteriore definizione: “Turismo della clemenza”, quello fatto di chi ama riscoprire, conoscere, approfondire, che Arminio contrappone, con verace brutalità, a quello che definisce “turismo dei cretini”, cioè della superficialità.

Quale luogo più magico e iconico di Finalborgo per accogliere un personaggio così? L’idea è venuta proprio a una giovane finalborghese, Beatrice Bolla, curatrice e promotrice dell’iniziativa, da sempre impegnata nella salvaguardia del suo luogo natìo. Molti lettori ricorderanno, insieme ai “Ragazzi del Borgo”, la sua raccolta firme per fare entrare il Teatro Aycardi nei “Luoghi del Cuore” del FAI (Fondo Ambiente Italiano). Altri la ricorderanno come guida in quella splendida mostra di oggetti e paramenti sacri svoltasi la scorsa estate, in concomitanza col Viaggio nel Medioevo, nella Parrocchia di San Biagio. Modererà la serata il giornalista Alberto Sgarlato.

L’evento curato da Beatrice Bolla è organizzato dalla libreria “Come un romanzo” di Finalborgo (che renderà i libri di Arminio acquistabili in loco), con la collaborazione di Finalborgo.it, associazione da sempre impegnata nella promozione di un “turismo lento” fatto di una appassionata riscoperta dell’arte, della cultura e del Bello. L'evento ha il patrocinio del Comune di Finale Ligure.

A. Sg.

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