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Al direttore | 24 marzo 2020, 10:36

Un lettore: "Operatori sanitari non possono sospendere il servizio anche se contagiati dal Coronavirus"

Spiega il Lettore: "Si tenga conto inoltre che non è previsto che vengano eseguiti tamponi sui sanitari asintomatici ancorché siano stati a stretto contatto con colleghi o pazienti conclamatamente positivi"

immagine di repertorio

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Una incongruenza nella disciplina in fatto di contenimento del Coronavirus, potrebbe esporre sia i sanitari, sia le persone che entrano a contatto con loro, a più rischi di quanto non si pensi.

Questo è quanto fa notare alla redazione di Savonanews un lettore albenganese evidenziando quanto si legge nei testi ministeriali.

Dopo quanto già noto (chiusura dei musei, sospensione delle gite scolastiche, etc) un articolo del DPCM 23.2.2020 n°6 prevede: “applicazione della misura della quarantena con sorveglianza attiva agli individui che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva”.

Ma l’Articolo 7 del successivo DPCM 9.3.2020 sulla sorveglianza sanitaria dice: “La disposizione non si applica agli operatori sanitari e a quelli dei servizi pubblici essenziali che vengono sottoposti a sorveglianza. I medesimi operatori sospendono l’attività nel caso di sintomatologia respiratoria o esito positivo per Covid-19”.

Fa notare il lettore a Savonanews che, in parole semplici, in base a questa normativa gli operatori del personale sanitario, anche se probabilmente contagiati e contagiosi, non possono sospendere il servizio e sottoporsi a quarantena/vigilanza attiva domiciliare, continuando a restare a contatto con colleghi e pazienti. Si tenga conto inoltre che NON è previsto che vengano eseguiti tamponi sui sanitari asintomatici ancorché siano stati a stretto contatto con colleghi o pazienti conclamatamente positivi (mica sono calciatori!) e la loro positività può venire verificata solo al comparire dei sintomi della polmonite interstiziale (febbre alta, tosse secca, fame d’aria) ma, nel frattempo, potrebbero aver contribuito alla diffusione.

Questa norma pare del tutto contraria ad ogni principio di prevenzione e igiene sanitaria, trasformando il personale sanitario in obbligati vettori della malattia. Quantomeno bisognerebbe riconoscere loro il diritto di essere sottoposti al tampone e, qualora le loro condizioni di salute lo consentano, seppur positivi, possano scegliere di proseguire il servizio svolgendo le proprie mansioni con modalità tali da tutelare sia i colleghi che gli utenti.

Allo stato pare assurdo ed ingiustificabile, per non dire ipocrita, il dolersi delle autorità per l’elevato numero dei sanitari che si ammalano e che muoiono per la malattia: si contagiano tra di loro e la grave carenza, più precisamente “mancanza” di DPI nonché l’abbassamento delle barriere immunitarie conseguente allo sfinimento per iperlavoro non aiuta certo.

L’ovvia conseguenza di ciò è che è pericolosamente più probabile che il focolaio si propaghi in una struttura medico-ospedaliera che non su un lungomare, con la presenza di dieci persone sparse in 2 km di litorale”.



Lettera firmata

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