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Eventi | mercoledì 16 maggio 2018, 11:45

A Carcare e Cairo presentazione del libro: "I 31 Uomini del Generale Dalla Chiesa"

Sarà presente l’Autore dell’opera autobiografica Antonio Brunetti

A Carcare presso l’aula magna Calasanzio Venerdì 18 alle ore 16 e a Cairo Montenotte presso Sala De Mari, Palazzo di Città, alle ore 20.30 si terrà la presentazione del libro " I 31 Uomini del Generale Dalla Chiesa Un maresciallo dei Carabinieri con Dalla Chiesa contro le Brigate Rosse"

Le memorie del maresciallo dei Carabinieri Antonio Brunetti, testimone eccezionale al servizio del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa dal 1974 nel primo nucleo antiterrorismo. Per comprendere quanto la società e lo Stato siano in debito con questi uomini, modelli di convivenza civile.

Sarà presente l’Autore dell’opera autobiografica Antonio Brunetti, che fu giovane Comandante della Stazione Carabinieri di Carcare dal 1964 al 1966, insignito di onorificenza d’Onore, attualmente unica doppia medaglia d’oro vivente.

Presenterà il libro il Generale di Divisione, Vice Comandante delle Truppe Alpine e Comandante della Divisione Tridentina, Marcello Bellacicco, originario di Cairo Montenotte, dove ha vissuto parte dell’infanzia, insignito dell’Ordine Militare d’Italia e della prestigiosa Legione di merito del Congresso degli Stati Uniti.

Questo volume è dedicato a uno dei momenti più drammatici della nostra storia recente, la lotta armata, vista attraverso un testimone eccezionale, il maresciallo dei carabinieri Antonio Brunetti, medaglia d’oro per la sua attività contro l’eversione, che fece parte del primo nucleo antiterrorismo creato dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa nel maggio del 1974.

Si tratta di una memoria per certi versi sorprendente, non tanto per la dettagliata analisi dei fatti ai quali Brunetti ha partecipato, quanto per il fatto che per la prima volta emergono le dinamiche che portarono Dalla Chiesa a organizzare il nucleo originario di carabinieri addestrati a combattere il terrorismo e, soprattutto, le modalità di reclutamento e di operazione.

Furono trentuno i componenti di questo primo nucleo: persone che per anni hanno vissuto in stretta collaborazione con il Generale, rinunciando a una vita privata, tenendo le famiglie all’oscuro della loro attività, talvolta in contrasto con altri organi dello Stato che non li “riconoscevano” e neppure immaginavano l’importanza dell’azione intrapresa dal Generale.

Non c’è protagonismo, più o meno compiaciuto, in queste pagine: i sentimenti prevalenti sono il dolore per i colleghi caduti, lo stupore nel constatare l’assenza delle istituzioni, la rabbia per gli esiti giudiziari di molti terroristi da questi uomini assicurati alla giustizia, il rimpianto di non essere riusciti a vivere un po’ più assiduamente la vita familiare, l’impotenza di fronte alla scomparsa “inspiegabile” di documenti.

Un quadro molto umano e ben poco “politico”, come si addice a servitori delle istituzioni, che pongono appunto lo Stato al di sopra di ogni cosa, senza una valutazione politica delle istituzioni come non c’è una valutazione politica del terrorismo.

Qui vengono ricordati i geniali metodi investigativi del generale, la struttura operativa del primo nucleo, la capacità di questi uomini di “pensare come i brigatisti”, di addentrarsi nel delirante mondo dell’eversione allo scopo di anticiparne le mosse, di capirne i loro tortuosi percorsi mentali; ma qui si ricorda anche il ruolo non sempre positivo che ebbe la stampa dell’epoca che, in buona misura, continuava imperterrita a sostenere che le Brigate Rosse fossero “sedicenti”, con firme illustri che poi avrebbero dovuto (ma non tutte) ricredersi e fare ammenda; si ricorda l’isolamento politico in cui le forze che difendevano lo Stato si vennero a trovare, grazie a chi sosteneva di non potersi schierare “né con lo Stato, né con le Br”.

Un mondo finito, come sono finite le ideologie che ispirarono drammi, uccisioni, eversione. Ma proprio per questo, per ricordare ai giovani non solo la storia dei grandi fatti, ma quella dei grandi sentimenti che animarono nobilmente gli uomini che contribuirono in maniera determinante alla sconfitta della lotta armata, è necessario che questo libro, agile e scorrevole, venga conosciuto e meditato, per ricordare che i drammi degli anni di piombo non furono risolti da soluzioni “politiche” ma dall’audacia, dal sacrificio, dalla dedizione di un pugno di uomini, guidati dal generale Dalla Chiesa.

E infine, è bene leggere questo documento per comprendere quanto la società italiana, quanto lo Stato siano ancora in debito con questi uomini, con quanta gratitudine e riconoscenza li dovrebbero considerare e quanto dovrebbero proporre i loro comportamenti a modello di convivenza civile.

L’Autore Il maresciallo dei Carabinieri Antonio Brunetti fu scelto dal Generale Dalla Chiesa per fare parte del famoso “gruppo dei 31 uomini del Generale”, la brigata segreta dei “senza volto” voluta da Dalla Chiesa per debellare il terrorismo. Brunetti era responsabile della zona della Liguria e basso Piemonte, esattamente dove erano di stanza il nucleo principale delle Brigate Rosse. Ha partecipato a innumerevoli azioni e partecipato alla cattura di brigatisti famosi e insieme ai suoi colleghi, moltissimi uccisi in azione, ha debellato al comando dei suoi uomini e sotto l’alto comando del Generale Dalla Chiesa, il terrorismo in Italia. Il maresciallo Brunetti è stato insignito della Medaglia d’Oro al Valore e di una seconda medaglia d’oro, voluta dal Presidente della Repubblica Mattarella, per Atti di Valore contro il terrorismo. Gli è stata anche conferita la Croce d’Oro ai benemeriti della Repubblica italiana, e attualmente è l’unica doppia medaglia d’oro vivente

Il Maresciallo Antonio Brunetti ritorna a Carcare dopo 52 anni.

cs

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