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Cronaca | giovedì 12 aprile 2018, 15:56

26 rinvii a giudizio per il "caso Tirreno Power"

L'accusa per i vari consigli di amministrazione è di disastro sanitario e ambientale colposo. Tirreno Power:"Il rinvio a giudizio è un passaggio obbligato".

26 rinvii a giudizio per il "caso Tirreno Power"

Rinviati a giudizio con l’accusa di disastro ambientale e sanitario colposo tutti i 26 imputati del caso Tirreno Power e l’inizio del processo si svolgerà il prossimo 11 dicembre 2018.

Questa la decisione assunta questo pomeriggio dal gup Francesco Meloni dopo l’udienza svoltasi il 25 gennaio scorso, dove le associazioni ambientaliste Greenpeace, Medicina Democratica, Legambiente, Uniti per la salute, Wwf e Anpana (e il Ministero dell’Ambiente), erano state ammesse quale parte civile nel processo per disastro ambientale e sanitario alla centrale vadese. 

In quella occasione Medicina Democratica aveva commentato: "Avendo partecipato attivamente alla fase delle indagini preliminari prodromiche all’apertura del processo, quest’oggi l’ordinanza di ammissione viene letta come una prima vittoria nel difficile percorso per l’affermazione della verità e della giustizia per tutta la popolazione interessata". 

L’inchiesta, avviata dall’ex procuratore Francantonio Granero e portata avanti dal procuratore capo Alessandro Ausiello con il sostegno dei magistrati Daniela Pischetola e Vincenzo Carusi, vede sul banco degli imputati i diversi amministratori che si sono succeduti nei consigli d’amministrazione, tra cui l’ex direttore generale Giovanni Gosio e l’ex capo centrale Pasquale D’Elia. Infatti, con la chiusura delle indagini del giugno 2017, le persone indagate erano passate da 84 a 26. 

A commentare il rinvio a giudizio di oggi Legambiente Liguria, che, con il suo Centro di Azione Giuridica, esprime soddisfazione
"Siamo fiduciosi - commentano Santo Grammatico, Presidente di Legambiente Liguria e l'avvocato Stefano Bigliazzi, Presidente del Centro di Azione Giuridica di Legambiente Liguria - che il dibattimento dimostrerà la fondatezza delle accuse. La gravità della situazione è stata recentemente confermata anche da uno studio del CNR non ancora agli atti del processo ma che non potrà che aumentare la valutazione di gravità dei fatti, confermando quello che tutte le associazioni ambientaliste, i comitati di cittadini, la rete savonese Fermiamo il carbone, hanno sempre sostenutonelle denunce sui pericoli ambientali e sanitari per i cittadini ed i lavoratori causati dalla attività della centrale".

In una nota, invece, Tirreno Power afferma : "Il rinvio a giudizio è un passaggio obbligato dopo un decennio di indagini e imputazioni che si sono progressivamente alleggerite. Il processo sarà l’occasione per fare finalmente chiarezza su una vicenda in cui alcuni consulenti tecnici della procura sono i medesimi che avevano chiesto la chiusura dell’impianto a carbone e le cui metodologie sono già state sconfessate in altre sentenze. Tirreno Power ha sempre rispettato scrupolosamente tutte le leggi che regolavano l’esercizio della centrale alimentata a carbone e tutti i limiti di emissione, fatto non contestato dalla stessa accusa. Le rilevazioni ufficiali dimostrano che i contributi delle emissioni della centrale nell'ambiente erano irrilevanti e infatti ad anni di distanza dalla chiusura dell’impianto a carbone i dati della qualità dell’aria non si sono modificati. Tirreno Power è impegnata con le amministrazioni locali per un futuro di lavoro e di sviluppo del territorio nel quale continuerà ad operare con la centrale alimentata a gas a Vado Ligure e con gli impianti idroelettrici sugli Appennini delle regione"

 

 “Il lavoro che è stato fatto dalla Procura di Savona è stato importante con l’appoggio di tutte le associazioni di protezione ambientale locali e nazionali e ci si attendeva che venisse disposto il rinvio a giudizio. Ci sarà da lavorare però abbiamo un primo vaglio di un giudice per l’udienza preliminare che ha ritenuto che ci sia un materiale probatorio serio per sostenere l’accusa in giudizio riteniamo di poter lavorare seriamente per portarla avanti. L’imputazione è quella di disastro sanitario e ambientale colposo non è necessario provare il nesso di casualità tra la singola patologia e il singolo decesso, c’è la prova che c’è stato un disastro immane provocato dalle emissioni di questa centrale, confortato da due importanti perizie, una ecologica e una epidemiologica molto forti e fondate, esistono ulteriori studi che corroborano e confortano queste consulenze della Procura” spiega l’avvocato Matteo Cerruti.

È proprio dello studio epidemiologico del Cnr di Pisa sugli effetti sulla salute della centrale Tirreno Power di Vado Ligure si è concentrato l’avvocato in chiusura: “Non ho ancora appreso questo documento, come associazioni di protezione ambientale non ci è stato ancora consegnato dalla Regione, da quello che è trapelato sembra di comprendere che sia la prova del nove di quello che ci hanno detto i consulenti della Procura della Repubblica credo che sia un apporto fondamentale per l’accusa”.

 “Il processo sarà l’occasione per fare chiarezza di una situazione complessa e che si trascina da anni avanti, molti dei periti dell’accusa sono gli stessi che chiedevano la chiusura del nostro impianto. Tutte le perizie fino a qui prodotte dimostrano che i dati di emissione della centrale erano irrilevanti, i dati di qualità dell’aria dopo anni dalla chiusura non sono cambiati” dice Giuseppe Piscitelli, direttore affari legali e societari di Tirreno Power.

Redazione

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