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Economia | venerdì 27 luglio 2018, 08:46

Facciamo un selfie? Quest’estate non abbiate paura di dire di no

Un viaggio tra panorami mozzafiato, tramonti, storia, arte e cultura, un patrimonio da godersi in Italia senza smartphone.

Alzi la mano chi di noi almeno una volta nella vita non è caduto nella trappola del selfie. Magari chiedendosi 10 volte se fosse giusto rompere la magia di un istante indimenticabile, oppure se fosse corretto disturbare il VIP di turno.

Filotto. La quasi totalità di noi, anche se lontano dalla smodata passione dei Millennials per gli scatti epici, ha scattato un autoritratto digitale con il calciatore preferito, l’attrice del cuore oppure con il cantante o il volto noto incontrato per strada, in spiaggia o in qualsiasi remoto ed imperscrutabile luogo del pianeta, incrociando però le dita perché ci fosse campo almeno per un post Instagram o Facebook.

Cogliere l’attimo è da sempre non solo un motivo di orgoglio per tutti noi, ma anche parte di quel senso di piacere nel dire «io c’ero e ne ho le prove!». Carpe diem è da qualche anno la parola d’ordine dei social, perché quando mai ti ricapita di scattare una foto con Cristiano Ronaldo appena sbarcato dall’aereo in Italia oppure con Paolo Nespoli, astronauta italiano talmente noto sul il pianeta Terra (e ben oltre!) da essere protagonista di un doppio numero di Topolino? Tuttavia, non tutte le occasioni sono irrinunciabili, soprattutto nell’Italia della qualità e della bellezza in cui ovunque si capiti si può incontrare una chiesa millenaria da contemplare, un tramonto in cui immergersi anima e cuore, un piatto di cucina locale da scoprire, oppure un mare dagli inaspettati riflessi dove ascoltare i discorsi dei delfini. E con buona pace di chi deve affrontare lunghi viaggi per incontrare tutte queste emozioni racchiuse in poche centinaia di metri quadrati.

Perciò approfittiamo delle vacanze estive per riappropriarci del tempo e per dire “no”. Un no forzato ai selfie che però lascia il posto ad una pagina di libro goduta come cibo per l’anima sotto un abete secolare, ad una birra seduti ad osservare senza fretta il sole che annega nel mediterraneo, all’ascolto dei rumori della natura nel pieno della notte in un bosco oppure all’utilizzo di tutti e cinque i sensi per assaporare lo sciabordio delle onde sotto la luna. Sedersi e recuperare il tempo è un esercizio che ognuno di noi deve fare per ritornare ai ritmi che regolano un giusto riposo dopo le fatiche di un anno di lavoro, per ricaricare le pile ed immergersi di nuovo a settembre nella rivoluzione digitale delle nostre città intelligenti.

Allo stesso tempo, però, non lasciamoci scappare qualche scatto di gioia con i nostri amici, qualche foto mentre mettiamo alla prova la nostra resistenza fisica in sport estremi oppure mentre ridipingiamo le pareti di casa in città perché è l’anno in cui si è acquistato il proprio nido. Queste sono le foto che si ricorderanno, scattate con la parsimonia di chi - come accadeva prima dell’avvento delle macchine digitali - poteva contare su 24 o al massimo 36 scatti e la consapevolezza che ogni foto sfocata andava buttata dopo la stampa. Ogni click ci impegnava in esercizi di concentrazione Zen, ci costringeva alla meditazione con lunghi respiri e alla piena concentrazione quasi fossimo di fronte ad un calcio di rigore di una finale dei mondiali.

Recuperiamo allora per qualche giorno quella tranquillità e decidiamo di vivere offline e off-tech per vedere con occhi nuovi quanto di bello ci circonda. Perché cambiare abitudini, oltre ad essere salutare per la mente, consente di trovare nuovi stimoli da cui nascono le idee più incredibili.

Per chi proprio non ci riuscisse, speriamo che gli scogli delle nostre località di mare, le isolate insenature o i boschi del nostro bel Paese facciano la magia di nascondere il segnale degli smartphone, rendendoci consapevoli dell’utopia del desiderio, non fosse altro perché sappiamo che dal 2019 la NASA porterà anche sulla luna la connessione Wi-Fi in 4G.

Questo è il momento giusto per fare pausa, spegnere i dispositivi, chiudere i nostri uffici, e dire qualche sonoro no, prendendo del tempo per sé. In fin dei conti ricordiamo che anche Leonardo da Vinci disse un epocale no, decidendo di non fare il notaio. Ser Piero se ne amareggiò, ma l’umanità gli sarà sempre riconoscente per quella scelta.

Enrico Molinari

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