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Cronaca | mercoledì 18 ottobre 2017, 11:37

Associazione mafiosa: tre arresti nel ponente savonese

L'operazione dei carabinieri di Albenga e Alassio, conferma ancora di più il legame stretto tra le cosche della ‘ndrangheta calabrese reggina e alcuni personaggi residenti in provincia

immagine di repertorio

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AGGIORNAMENTO ORE 18.30: questo pomeriggio a Ceriale, nell'ambito della stessa operazione, i carabinieri hanno arrestato Vincenzo Sciglitano (classe 1980) residente a Seminara (RC) ma domiciliato nel Comune cerialese. L'uomo deve scontare 5 anni di reclusione per il reato di associazione mafiosa. La vicenda in cui è coinvolto, è la stessa degli altri due arresti avvenuti questa notte. 

Questa notte a Loano e Cisano sul Neva, i carabinieri delle compagnie di Albenga e Alassio, coordinati dal comando provinciale di Savona, hanno arrestato Carmelo Sciglitano, classe ‘82, originario di Seminaria (Reggio Calabria) ma domiciliato a Loano, e Domenico Sciglitano classe ‘74 di Palmi e domiciliato a Cisano sul Neva,  in esecuzione di ordine di carcerazione, emesso dalla suprema Corte di Cassazione, dovendo scontare sette anni e mezzo di carcere il primo e cinque il secondo, per il reato di associazione mafiosa.

I militari che tenevano sotto sorveglianza i due mafiosi da alcune settimane proprio per evitare che si dessero alla fuga, sono entrati in azione nella notte. I due sono stati sorpresi nel sonno e non hanno opposto alcuna resistenza. Per loro sono scattate le manette e sono stati condotti nel carcere di Genova Marassi.

Carmelo e Domenico Sciglitano, appartenenti alla cosca “Sciglitano-Bruzzaniti” di Seminara, erano stati arrestati nel 2010, nell’ambito dell’operazione “Cosa mia” condotta dalla squadra mobile di Reggio Calabria, relativa alle infiltrazioni nella costruzione del macro lotto di ammodernamento della A/3. L’indagine aveva interessato la più ampia compagine ‘Ndranghetista delle cosche Gallico-Bruzzise-Morgante e Sciglitano di Palmi e Seminara ed aveva portato nel 2010 ad un blitz che vide l’arresto di 40 persone.

Gli investigatori accertarono che i cantieri della “A3” continuavano ad essere stretti nella morsa delle organizzazioni criminali, che imponevano una tangente del 3% sugli appalti quale corrispettivo per la “sicurezza”. Una tassa che i clan imponevano con un rosario di furti e danneggiamenti e le grandi imprese accettavano di pagare senza troppi problemi.

Nel 2013, la condanna in primo grado a 15 anni, che è stata confermata in appello nel 2015 e dalla suprema corte di cassazione l’11 ottobre scorso.

L’operazione “Cosa mia” portò anche all’arresto di Santaiti Carmine Demetrio, ritenuto responsabile dell’omicidio di Ditto Carmelo (avvenuto a Seminara nel 2006). Quest’ultimo era stato arrestato nel 2005 dal nucleo investigativo dei carabinieri di Imperia e dalla stazione di Diano Marina, poichè, latitante, si nascondeva a Diano Castello. Al momento del fermo l’uomo era insieme a suo cugino Antonio De Marte di Diano Marina, arrestato per favoreggiamento della latitanza.

Questa operazione dei carabinieri di Albenga e Alassio, conferma ancora di più il legame stretto tra le cosche della ‘ndrangheta calabrese reggina e alcuni personaggi residenti in provincia.

RG

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