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Economia | mercoledì 19 settembre 2018, 08:30

La produttività è stagnante e i salari non crescono. Come porvi rimedio? Lo abbiamo chiesto al Presidente Aisom Stefano Vergani

La produttività nel lavoro è da sempre ritenuta una delle ragioni principali dietro l’aumento dei salari e la stagnazione che sta dilagando ormai da parecchio tempo, spiegherebbe almeno in parte perché gli stipendi non siano cresciuti in modo concreto.

La produttività è stagnante e i salari non crescono. Come porvi rimedio? Lo abbiamo chiesto al Presidente Aisom Stefano Vergani

Produttività e salari ormai non vanno più a braccetto da diversi anni e questa situazione è ancora priva di soluzione. Gli economisti della Banca Centrale Europea a luglio hanno dichiarato che nei primi tre mesi dell'anno si è registrata una ripresa economica e gli stipendi degli europei sono tornati a crescere. Ma sono dati che hanno ben poco di spettacolare. Nel nostro paese si parla infatti, di un aumento dello 0,4 per cento, mentre nel resto dell'Unione Europea del 2,7 per cento. La produttività nel lavoro è da sempre ritenuta una delle ragioni principali dietro l’aumento dei salari e la stagnazione che sta dilagando ormai da parecchio tempo, spiegherebbe almeno in parte perché gli stipendi non siano cresciuti in modo concreto. Abbiamo incontrato il Presidente Aisom, Stefano Vergani, per chiedergli quali potrebbero essere, secondo lui le soluzioni.

L’aumento degli stipendi è da considerarsi necessario per avere un livello sano di inflazione, ma se la produttività è in decremento?

Tema sempre attuale da 50 anni, il problema è che se l'onere della fiscalità fosse meno vampiresco, le aziende potrebbero alzare gli stipendi ed aumentare i posti di lavoro, ovviamente con regole chiare e condivise. In questi giorni sentiamo parlare di riforme, di reddito di cittadinanza, diminuzione delle tasse, revisione delle pensioni, revisione del cuneo fiscale, ma con la spada d Damocle degli impegni sottoscritti a suo tempo con la UE a Bruxelles e la stabilità della manovra finanziaria, sono i 2 capi della fune, al tiro alla fune! Diverso discorso è l'indice di produttività delle imprese, che non riescono ancora a reggere la competizione globale ( come fanno spesso i nostri competitor ), gli scenari economici, con o senza embarghi e qui si innescano anche gli sforzi della politica internazionale. In più, rispetto a queste 2 forze negli ultimi 20 anni, sono i mercati finanziari che costituiscono un nuovo elemento di disturbo negli equilibri economici di una paese”.

Che relazione c'è tra la crescita dei salari, la disoccupazione, l'inflazione e il tasso di crescita dell'economia?

Come nella risposta di prima, vari sono gli elementi di " disturbo " per una consuntivazione globale del fenomeno. In più c'è da aggiungere che da diversi anni le cosiddette relazioni industriali di un tempo, hanno modificato la propria caratterizzazione. Aziende come Fiat, Barilla, Luxottica ( recentemente ), solo per nominare alcune famose tra le tante che sono uscite o hanno radicalmente modificato il loro standing con il loro ambito associativo ( Confindustria ) perchè tra i diversi motivi - vogliono muoversi senza troppi vincoli con il sistema sindacale, avviandosi maggiormente ad un modello contrattuale libero e flessibile, spesso non a discapito dei lavoratori, anzi. Per certi aspetti anche progetti importanti come il recente caso ILVA, indica che le regole in uso decenni fa sono in forte cambiamento ed anche la politica ha il suo peso, intervenendo come è giusto che sia negli ambiti di sua giurisdizione per gli interessi di tutti e non dei soliti noti. Devo ammettere che se la Politica si comporta adeguatamente, anche le aziende sono sollecitate a migliorare il proprio approccio”.

Secondo la "Curva di Phillips" più diminuisce la disoccupazione più aumenta l'inflazione, ma è plausibile?

“Non sarei così rigoroso nel decretare perfetti modelli economici, del resto i tanti errori commessi negli ultimi anni da chi ( esperto o presunto esperto di economica e statistica ) doveva presagire gli sviluppi del PIL ed i miglioramenti dell'economia nazionale, hanno completamente e drammaticamente fallito. Quando spesso ho scritto alle redazioni dei giornali che c'è gente in Italia che da i numeri, è perché questo è stato asseverato dalle 1000 revisioni degli indici di previsione spesso basati appunto su modelli erronei. Ribadisco che ormai sono così tante le variabili che concorrono alla determinazione delle risultanze finali che difficilmente modelli matematici possono  avere una precisione, non dico millimetrica, ma anche solo con scarti ragionevoli e fisiologici. Nelle aziende dove da giovane lavoravo ( multinazionali dell'ICT ) guai a sbagliare il cosiddetto forecast delle vendite, al massimo era concesso un disavanzo del 10% ( i fattori imprevisti ci sono sempre ) ma qui ci sono alti dirigenti che "cappellano" regolarmente causando danni di oltre il 20/25 % e dimostrando che non sono idonei per la posizione che occupano ma nessuno li caccia”.

Cos'è realmente accaduto alla crescita dei salari?

Più che alla crescita dei salari, tornerei ancora sul tema dell'euro, che all'epoca, è stata madre di gran parte dei problemi economici nazionali. Anche allora, i presunti soloni del Governo, ci hanno svenduto o per incapacità personale o per motivi di altra natura, che le cronache giudiziarie e non, hanno ampiamente dibattuto. I salari non possono non crescere perchè sennò è guerra civile. L'establishment cerca di mediare tra le richieste pressorie delle lobbies per tenere a freno la crescita dei salari in quanto non è ancora possibile defiscalizzare le imprese ma, questo bisogna dirlo, mette i lavoratori  in mezzo a "massi" durissimi da sollevare. Il salario deve crescere per consentire ai lavoratori di affrontare costi e spese sempre in crescita, anche se spesso e differentemente da molti altri paesi più progrediti e più in crescita economica, le spese delle famiglie sono al di fuori di una gestione oculata, un discorso lungo, ma 3-4 macchine in famiglia, 4-6 cellulari a famiglia ( e conosco tante famiglie così ) per non parlare di tante altre voci, possono apparire eccessive, ma è chiaro che quando le spese sono tante, il bilancio familiare spinge oltre modo a coprirle tutte e anche quelle " superflue " o quelle in eccesso.

Quale sarebbe il percorso da intraprendere per risolvere questa situazione?

Percorso lungo e durissimo. Innanzitutto una classe politica più efficace, meno bramosa dei propri interessi. Come più volte il Prof. Cottarelli ha evidenziato quando si cominciò a parlare di Spending Review, lo Stato deve essere capace di tagliare le prebende inutili o eccessive, peccato che dopo 6 mesi che era responsabile della Spending Review sotto il Governo Renzi ( leggete i libri del prof. Cottarelli, semplici per tutti ed efficaci ) nemmeno la metà dei ministeri aveva inoltrato i dati richiesti per poter avere strategie ed azioni opportune. Un rapporto con la UE e con i mercati finanziari da Nazione moderna, saggia e consapevole, da quando sono in Europa, ancora oggi i contatti mi ricordano le famose urlate di Berlusconi o le sue corna da dietro le colonne, anche per questo siamo visti come un paese senza faccia, guidato da burattini, per non dire altro. E poi, un rinnovato impegno delle aziende che da organizzazioni alla costante ricerca di monopolio da sfruttare o lobbies protezionistiche, devono avere la capacità di essere pionieri del futuro con tutti gli sforzi verso lo stesso”.





 

Maurizio Losorgio

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