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Attualità | domenica 21 febbraio 2016, 07:30

"L'omosessualità è un difetto". Don Mario replica alle parole shock del rettore di Cairo:"Hai sbagliato e chiedi scusa"

"Tu non sei chiamato a essere misericordioso verso una persona per il suo orientamento sessuale, ma a rispettarla fino in fondo in quanto persona"

In un periodo epocale dove si sta discutendo animatamente sulla possibilità di rendere legali le Unioni Civili, fanno discutere le parole rilasciate nei giorni scorsi ad un settimanale locale da parte di don Roberto Ravera, rettore del Santuario della Madonna delle Grazie di Cairo Montenotte.

Ecco i concetti più significativi: “L’omosessualità non è una malattia ma un difetto rispetto alla natura che vuole l'amore tra uomo e donna” e poi "Lo Stato potrebbe aiutare gli omosessuali a correggersi come sta facendo con altre persone che sono sole con vari problemi psicologici, fisici o caratteriali". (Fonte Ansa).

Dopo l‘immediata risposta del sindaco Fulvio Briano:“Sono allibito e auspico che chi deve intervenire intervenga” (Fonte Ansa), ieri, nel tardo pomeriggio, è arrivato il commento di don Mario, parroco di San Lorenzo, Cairo Montenotte.

Il don si è affidato alla pagina Facebook della parrocchia per esprimere il suo dissenso: “Caro don Roberto, mi trovo mio malgrado costretto a rispondere a ciò che hai scritto sull’Ancora del 21 febbraio, avrei preferito non doverlo fare, ma siccome hai scelto di rendere pubbliche alcune tue riflessioni devo rendere pubbliche anche le mie. Lo faccio fraternamente, perché conoscendoti sono più che convinto che le tue intenzioni non erano di offendere, di ferire o di discriminare nessuno, ma purtroppo e credo te ne sarai accorto anche tu dalle reazioni suscitate, è avvenuto proprio questo. Senza volerlo, le tue parole, sono state offensive, discriminanti e cattive, non perché tu sei così, ma perché le tue parole lo sono state, quindi il tuo agire”.

“Questo è il confine che hai passato, invece di parlare dell’agire umano che è l’ambito di cui si occupa la morale, tu hai espresso giudizi sulle persone – continua - Ripeto, senza volerlo, tu hai giudicato delle persone, non hai parlato di illegittimità morale di atti o al limite di idee, hai definito delle persone come anormali, da correggere in quanto sbagliate(non entro nel merito dello stato che potrebbe correggere perché auspicare un tale potere allo stato ci rimanda a tempi troppo cupi e sono convinto che neanche questo rientrava nelle tue intenzioni), addirittura che c’è chi è omosessuale per scelta o scelte sbagliate dovute a stili di vita dissoluti”

“Il catechismo della chiesa cattolica non ha mai detto che un omosessuale va corretto, dice che chi è omosessuale è chiamato a vivere la castità, o meglio ancora: invitato a scoprire il valore della castità come vera opportunità per esprimere la propria umanità(sono chiamate alla castità anche tutte le persone consacrate, oltre a tutti gli eterosessuali o bisessuali che si riconoscono cattolici, perché la vera castità è la purezza del cuore); questo potrebbe essere oggetto di discussione perché ci sarà chi non è d’accordo con questo, esprimerà perplessità, dubbi, osservazioni… e chissà magari si riuscirà anche a comprendere meglio le diversità che compongono l’umanità, ….ma ci sarà anche chi non ha interesse a confrontarsi con questo pensiero o con me prete, ma io ho come “imperativo morale”(cito Kant) di accettare anche questo”

“Io sono un prete per scelta – prosegue - porto i capelli corti per scelta, compio delle azioni per scelta, però non sono maschio per scelta, non sono eterosessuale per scelta, non sono bianco per scelta, non sono nato a Nizza Monferrato per scelta, e se qualcuno mi giudica in modo negativo per queste cose mi fa del male e divento oggetto di discriminazione. Se avessi espresso considerazioni sulle azioni di alcune persone e i loro comportamenti avresti sicuramente suscitato un dibattito, probabilmente acceso, ma, esprimendo giudizi sulle persone, hai sbagliato a prescindere, perché sai benissimo che noi, in quanto preti, non siamo stati chiamati da Gesù Cristo per giudicare, ma per testimoniare la possibilità concreta della salvezza, almeno così è riportato nel Vangelo(“non sono venuto per giudicare…..” “non giudicate per non essere giudicati….”)”.

“Per quello che dico o faccio, so di essere considerato da diverse persone(forse anche da te), come troppo permissivo, accondisciendente, e poco ortodosso nel fare osservare i precetti della Chiesa, ma io credo di essere chiamato soprattutto a fare attenzione a chi è più debole di me, e nella nostra società chi è omosessuale è debole perché si trova a dover combattere contro soprusi e discriminazioni con pochi strumenti e vive già un suo calvario personale senza bisogno che io ne aggiunga altri. Tu non sei chiamato a essere misericordioso verso una persona per il suo orientamento sessuale, ma a rispettarla fino in fondo in quanto persona, e il fondamento di questa verità sta nel fatto che Nostro Signore stesso lo ha fatto dando la sua vita anche per quella persona, a prescindere dal colore, dal sesso, dalla razza, dall’orientamento sessuale o addirittura dal fatto che possa anche peccare”.

“Io posso capire il tuo disagio di fronte a un mondo che sta andando talmente in fretta e alle volte dando l’impressione di non saper dove andare, o che ti senta incapace di affrontare le nuove sfide di oggi, è la stessa paura che abbiamo in tanti credo, ma la reazione non può essere questa e anche se non era tua intenzione fare del male, non può essere in alcun modo giustificata. Può essere perdonata però, visto che siamo nell’anno della misericordia. Per questo ti chiedo con il cuore di scusarti per quello che hai scritto, e se proverai a rileggerti con gli occhi di chi si è sentito chiamato in causa, capirai il perché di tanta indignazioneconclude don Mario.

Graziano De Valle

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