/ Cronaca

Che tempo fa

24 Ore

Newsletter

Iscrivendomi acconsento al trattamento dei dati personali secondo le norme vigenti.

Cerca nel web

Cronaca | lunedì 14 marzo 2016, 13:46

Sequestro persona ad Albenga, Kassraoui si avvale della facoltà di non rispondere e rimane in carcere

Il gip Francesco Meloni ha convalidato l'arresto e disposto la misura cautela in carcere. Domani sarà interrogato invece il complice Said El Saadani.

Rimane in carcere Kassraoui Mouhamed Alì, l'algerino quarantaseienne (conosciuto anche con il nome di Carlos o Tyson – forse per la sua vaga somiglianza con il famoso pugile) artefice del sequestro di persona avvenuto venerdì ad Albenga. L'uomo, accusato di sequestro di persona ed estorsione, era stato arrestato dai Carabinieri della Compagnia di Albenga in flagranza di reato. 

Un sequestro legato a motivi di droga sventato in poche ore dai Carabinieri che grazie alla profonda conoscenza del territorio grazie alle poche indicazioni fornite dal sequestrato tramite sms alla fidanzata sono riusciti ad individuare il luogo della detenzione.

Questa mattina l'uomo è stato condotto nel tribunale di Savona per l'interrogatorio di convalida ma si è avvalso della facoltà di non rispondere: il gip Francesco Meloni ha convalidato l'arresto e disposto la misura cautela in carcere. Domani sarà interrogato invece il complice Said El Saadani.

I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Albenga erano intervenuti in frazione Lusignano ad Albenga dove era stata segnalato alla centrale operativa del Comando Arma ingauno un possibile sequestro di persona all’interno di uno stabile abbandonato, che da una descrizione sommaria i militari intuivano potesse trattarsi dell’ex convento di Lusignano, luogo spesso questo di ricovero per clochard o tossicodipendenti.

La segnalazione veniva fornita dai colleghi del Comando Stazione Carabinieri di Savona, che in quel mentre stavano ricevendo la denuncia di una cittadina ecuadoriana fidanzata convivente della vittima (residenti entrambi a Quiliano –SV).

Proprio grazie agli scambi di sms con il fidanzato, che era riuscito a impossessarsi del cellulare ad insaputa del suo aguzzino e fornire notizie utili al suo rintraccio alla sua ragazza è stato possibile per i Carabinieri agire in maniera tempestiva. Il sequestrato, infatti, pare che abbia saputo specificare che era uscito dall'autostrada ad Albenga e si era diretto poi verso le montagne. Ha descritto poi sommariamente il luogo della detenzione a lui sconosciuto e fornito un importante dettaglio e cioè il fatto che sentiva in lontanaza le campane di una chiesa. Non c’è voluto molto per gli investigatori dell’Arma ingauna, che conoscono bene il territorio in cui operano, raggiungere il “luogo di detenzione” dell’ecuadoriano.

Nel giro di un’ora vittima e carceriere venivano condotti in caserma dove iniziava la ricomposizione di un puzzle completato poi negli uffici della Procura savonese. L’algerino, con uno stratagemma, conduceva la propria vittima fino allo stabile abbandonato e dopo averlo picchiato e minacciato con un coltello da cucina – poi rinvenuto e sequestrato sul luogo dai militari intervenuti per liberarlo- lo bloccava ad una branda con dei lacci alle caviglie e materiale plastico ai polsi. Poi la mattina dopo, il giovane ecuadoriano riesce a liberarsi e a dare l’allarme approfittando di un momento di assopimento del nordafricano. Sembrerebbe che la coppia sudamericana, fosse agli occhi del “sequestratore”, colpevole di avergli sottratto un grosso quantitativo di stupefacente di “droga nera” appunto l’eroina.

Debora Geido

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Link Utili|Scrivi al Direttore