Nicola Isetta, portavoce del Circolo di Vado Ligure, interviene sulla candidatura di Nichi Vendola alle primarie.
Ma di cos'hanno paura i segretari dei partiti del centrosinistra? In un paese che marcisce e precipita, con una maggioranza in crisi verticale e le mafie al governo, l'unica questione che interroga e affligge Pd, Idv e via cantando è la candidatura di Nichi Vendola alle primarie. Una decina di sondaggi di diversa estrazione danno Vendola vincente su tutti e come unico competitore in grado di affrontare Berlusconi: dovrebbe essere ragione per un encomio solenne. Invece è una guerra di comunicati, uno stillicidio di premesse e di distinguo. Perché questo atteggiamento? I maliziosi (e io tra questi) pensano che lo dicano solo per paura di smarrire voti e protagonismo a vantaggio di Vendola e della sua parte politica. Che dire? In un paese normale, un leader politico considerato da tutti i sondaggi come il candidato più forte, verrebbe pregato di non ritirare la propria candidatura. In Italia, no. In Italia il centrosinistra preferisce perdere con qualche vecchio babbione piuttosto che vincere con uno che poi magari ci fa un po' d'ombra.
Dobbiamo avere la consapevolezza di viviamo in una realtà caratterizzata da due fattori fondamentali.
Il primo è il processo di omologazione culturale e ideologica che ha visto convergere sotto le bandiere del liberismo gran parte della sinistra storica: questa abdicazione è stata chiamata "riformismo".
Il secondo è il progressivo dilagare della questione morale, che ha provocato in Italia il costituirsi di una parte della borghesia in "cricca" e gran parte del ceto politico in "casta" per cui i partiti attuali sembrano spesso l'esatto rovescio dei luoghi di socialità, di gratuità, di solidarietà che ne hanno segnato la nascita il secolo scorso e la politica sembra restringersi a vuota immagine e di potere.
In Puglia, in controtendenza, sono emerse modalità organizzative vitali, affollate da giovani spesso al primo approccio con l'impegno civile e politico, come le "Fabbriche di Nichi", che costituiscono una delle più significative novità della politica italiana, proprio perché svincolate da una logica immediatamente legata alla sfera politico-istituzionale.
Per mutare questa situazione ritengo che non bastino i partiti politici, in crisi profonda. Il compito attuale è di ricostruire una partecipazione democratica e di dare forza e credibilità ad un'idea di trasformazione, sia nei contenuti, che nelle pratiche. In particolare, ritengo che ogni proposito di riforma della politica sia vanificato se non parte dalla centralità della democrazia, non solo quella rappresentativa. Dobbiamo e vogliamo dare un'anima ed una speranza alla parola "alternativa".
Vendola e SEL si mettono solo a disposizione di un nuovo inizio.
Nicola Isetta
Portavoce Circolo Territoriale Vado Ligure / Quiliano