Savona - 20 settembre 2010, 17:30

Savona: due ostacoli nel prossimo futuro del settore balneare: rinnovo concessioni e calcolo dei canoni demaniali

E’ necessario tutelare chi ha fatto investimenti importanti in questi anni nel settore balneare, investimenti che debbono essere adeguatamente ammortizzati

Ci sono due ostacoli nel prossimo futuro del settore balneare che creano difficoltà e rischiano di ripercuotersi negativamente su prospettive di sviluppo e sulla necessaria costante valorizzazione di un patrimonio di esperienze e di risultati storici acquisiti da chi organizza l’offerta turistica lungo gli 8 mila chilometri di arenili della Penisola.  Il primo ostacolo, che riguarda la certezza delle prospettive, è quello del rinnovo delle concessioni, dopo che l’Unione Europea si è espressa contro il regime sinora seguito in Italia di conferma quasi automatica nei confronti dei gestori in carica. Il secondo problema verte sul calcolo dei canoni demaniali, per i quali dovrebbe essere applicato l’intesa raggiunta nel novembre del 2008 con l’accordo di massima acquisito, ma non ancora tradotto nella sua operatività per le perplessità che, su quell’intesa, esprime il ministro Tremonti.

Su questi due problemi abbiamo chiesto un parere al savonese Riccardo Borgo, presidente nazionale della Sib (Sindacato italiano stabilimenti balneari). Dice Borgo: “Siamo alla vigilia dell’applicazione del ‘Federalismo demaniale’ che passerà in capo alle Amministrazioni Regionali la gestione del patrimonio demaniale costiero. In attesa di questo passaggio, c’è l’impegno, riteniamo utile per tutti, per trovare un’intesa, nel contesto del rapporto Stato-Regioni, al fine di  definire le linee generali della gestione del demanio marittimo. E ciò per dare uniformità legislativa a tutto il territorio nazionale.  Non è pensabile una ‘Italia Arlecchino’, con disparità di regolamentazione da regione a regione. Noi come Sib, che del settore portiamo un’esperienza di generazioni, abbiamo chiesto di poter dare il nostro contributo al dibattito che si svilupperà fra lo Stato centrale e la Conferenza delle Regioni”.

Il presidente Borgo aggiunge: “Riteniamo si debba fare uno sforzo per fare capire all’Unione Europea che un meccanismo economico consolidato, come quello del mondo dei gestori degli stabilimenti balneari, non possa venire sconvolto modificando traumaticamente in poco tempo situazioni economiche che vengono da lontano. E’ necessario tutelare chi ha fatto investimenti importanti in questi anni; investimenti che debbono essere adeguatamente ammortizzati. Diciamo anche che, qualora si dovesse andare all’assegnazione delle concessioni con evidenza pubblica, occorre quantomeno scrivere delle regole che tengano conto della professionalità e del valore delle imprese. Noi puntiamo ad ottenere dal Governo (che ci sembra abbia recepito troppo acriticamente le indicazioni dell’Ue) delle garanzie che al momento dell’ingresso delle nuove norme tengano conto della peculiarità del sistema balneare italiano, che tanti meriti ha acquisito storicamente nel settore dell’ospitalità”.
Apparentemente più semplice, invece, il problema dei nuovi calcoli sui canoni demaniali. Spiega il presidente del Sib: “Abbiamo già, nel novembre 2008, raggiunto un accordo fra lo Stato (rappresentato allora dal sottosegretario Brambilla) e le organizzazioni rappresentative delle imprese, in base al quale si applicano aumenti (e non decuplicazioni) ai canoni, salvaguardando e risolvendo quei casi insostenibili, relativi alle pertinenze demaniali o ‘asserviti’ del 10 per cento delle nostre imprese.  Non si capisce perché il Ministero del Bilancio non dia il via libera ai nuovi calcoli d’aumento”.

sav.econ.