Spesso, nel proporsi ad una valutazione dell’economia, occorre anche guardare indietro negli anni. Soprattutto, oggi, dinanzi ad una situazione di grande debolezza della struttura produttiva, per cui configurare il quadro congiunturale ante-crisi può rappresentare l’opportunità per ridisegnare strategie a medio-lungo termine, avendo chiari i punti di forza e di debolezza dei singoli settori d’attività. Tanto più trattandosi di dati riferiti al 2008, che, se è vero collocano ancora la provincia in una posizione “mediana”, è altrettanto certo che la spinta allo sviluppo per il nostro territorio appariva già in allora in fase frenante.
Un 2008 in cui il valore aggiunto per abitante a livello provinciale – secondo i dati diffusi oggi dall’Istat - si è attestato su 24.974 euro, con un incremento rispetto all’anno precedente dell’1,6 per cento; numeri entrambi superiori al dato medio nazionale (23.552 euro, +1,1% sul 2007) ma ben al di sotto della media del Nord Ovest (28.508 euro). Savona in ambito ligure ha mantenuto la seconda posizione dietro Genova, sopravanzando ancora nell’ordine Imperia e La Spezia; ma è da rilevare come nelle altre tre province il tasso di variazione percentuale sul 2007 sia risultato maggiore: +2,7% a Genova, +2,4% a La Spezia e +1,9% a Imperia. Nella graduatoria generale del valore aggiunto pro capite, Savona si è collocata al 45° posto su 107 province, preceduta da gran parte delle province del Nord, da quasi tutte quelle toscane e da Roma.
La posizione non cambia se si prende in considerazione non il rapporto tra valore aggiunto e numero degli abitanti, ma il valore aggiunto complessivamente prodotto. Savona è compresa tra le 53 province che hanno denunciato nel 2008 incrementi tra il 2 e il 3,5 per cento rispetto all’anno precedente; in questo ambito, meglio hanno fatto 10 altre province con aumenti dal 3,6 al 4,8 per cento. Infatti la crescita di Savona è stata del 2,2 per cento, inferiore - in Liguria, alla Spezia (+3,1%), Imperia (+2,7%) e la stessa Genova (+2,6%). D’altronde, nell’arco di quei 12 mesi, la provincia di Savona ha registrato una diminuzione pari al 2,3 per cento del valore aggiunto dell’industria e del -4 per cento di agricoltura-silvicoltura e pesca; a sostenere il valore aggiunto provinciale sono stati i servizi, che hanno segnato un incremento consistente: +3,7 per cento.
Il valore aggiunto nelle province italiane
Nel 2008 il valore aggiunto nazionale a prezzi correnti è cresciuto dell’1,9%, con andamenti alquanto differenziati a livello territoriale. Nel Mezzogiorno l’aumento è stato dell’1,3%, a fronte di incrementi più sostenuti nel Centro (+2,7%), nel Nord-est (+2,1%) e nel Nord-ovest (+1,6%) (Tabella 1)4. Rilevante per la crescita economica di tutte le aree geografiche è il contributo del settore dei servizi, che ha evidenziato una crescita superiore alla media nazionale (+2,8%) nel Centro (+3%), nel Nord-ovest e nel Nord-est (+3,1%); più modesto, ma sempre sostenuto, l’aumento del valore aggiunto dei servizi nel Mezzogiorno, che ha toccato il +2,1%.
L’industria ha evidenziato una diminuzione inferiore rispetto alla media (pari al -0,3%) nelle ripartizioni del Nord-ovest (-1,4%), nel Mezzogiorno (-0,9%), mentre ha segnato una crescita nel Nord-est (+0,3%), e nel Centro (+1,4%). La dinamica negativa sperimentata a livello nazionale dal settore primario (-0,5%) è da imputarsi essenzialmente alla performance sfavorevole delle aree del Nord-est (-1,8%) e del Mezzogiorno (-1,4%), non compensata dai risultati positivi del Nord-ovest (+1,1%) e del Centro (+1,6%). All’interno delle macroaree le singole province hanno mostrato risultati differenziati, anche in conseguenza delle rispettive vocazioni produttive.
Il valore aggiunto nel Nord-ovest
Le province con i più elevati tassi di crescita del valore aggiunto di questa ripartizione geografica sono state Brescia (+3,9%), Aosta (+3,7%), Verbano-Cusio-Ossola (+3,3%), Sondrio e Pavia (+3,3%), seguite da La Spezia (+3,1%) e Mantova (+2,9%). Guardando i settori produttivi, nella provincia di Brescia sono stati il terziario e l’agricoltura a fornire l’apporto decisivo per la crescita del valore aggiunto (rispettivamente +6,4% e +4,9%), mentre l’industria è rimasta pressoché stazionaria (+0,2%). Ad Aosta, invece, tutti i settori economici hanno offerto un contributo positivo alla crescita, registrando vivaci tassi di crescita (+4,7% l’agricoltura, +3,2%, l’industria e +3,8% i servizi), notevolmente superiori a quelli della media ripartizionale (pari a +1,1% per l’agricoltura, -1,4% per l’industria in senso stretto, +3,1% per i servizi). La crescita di Verbano-Cusio-Ossola è stata favorita in larga parte dal buon andamento dei servizi (+5,9%), contrastato, però, dal notevole calo dell’agricoltura (-32,8%). Al contrario, sia Sondrio che Pavia hanno mostrato un deciso incremento del valore aggiunto dell’agricoltura (rispettivamente +27,1% e +14,3%); una evoluzione positiva si è riscontrata anche nell’industria (rispettivamente +3,3% e +1,2%) e nei servizi (+2,6% e +4% rispettivamente). Fatta eccezione per l’andamento deludente del settore primario (-8,8% e -8,6%), La Spezia e Mantova hanno evidenziato risultati positivi in tutti i settori (rispettivamente +3,1% e +1,8% nell’industria; +3,4% e +4,7% nei servizi).
Le province con la crescita del valore aggiunto più bassa sono risultate: Milano (+0,1%), Lecco (+0,8%), Biella (+1%), Cremona (+1,1%), Vercelli e Novara (entrambe +1,3%) e Bergamo (+1,6%). La performance di Milano è la sintesi di un calo del valore aggiunto del settore primario (-1,1%) e di quello industriale (-2,6%) e di una modesta crescita del settore dei servizi (+1,2%).
Il valore aggiunto per abitante
Nel 2008 il valore aggiunto per abitante a livello nazionale si è attestato su un valore di 23.552 euro (+1,1% rispetto all’anno precedente). Al di sopra di tale media si sono collocate quasi tutte le province del Nord, alcune del Centro e nessuna del Mezzogiorno. Milano, con 34.082 euro, si colloca al primo posto della graduatoria generale, seguita da Modena, seconda con 31.186 euro, Bologna con 31.070, Bolzano con 31.026 euro e, in quinta posizione Roma, con 30.298 euro. Nella parte bassa della graduatoria, con un valore pro-capite di poco superiore a 13 mila euro, figurano Agrigento, penultima con 13.098 euro, seguita da Medio-Campidano, ultima con 13.120 euro.
Analizzando i dati per ripartizione geografica, si osserva che nel Nord-ovest (valore medio pari a 28.508 euro) Milano occupa, ovviamente, la prima posizione essendo anche prima nella graduatoria nazionale, seguita da altre province lombarde: Mantova (29.854 euro), Bergamo (29.519 euro), Brescia (29.500 euro).