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Savona | 19 aprile 2011, 13:09

"E’ notte fonda per l’edilizia savonese"

"La provincia di Savona, nel 2010, è quella in cui si è costruito di meno in tutta Italia", afferma Elio Guglielmelli presidente Imprenditori edili dell'Unione Industriali di Savona

"E’ notte fonda per l’edilizia savonese"

In provincia di Savona, la diminuzione dei volumi di edilizia residenziale è stata del -67% rispetto al 2009, che già aveva registrato un -30% rispetto al 2008. La media nazionale segna una diminuzione del 12% nel 2010, -31% nel biennio. Non stanno meglio le imprese che si occupano di opere pubbliche. Il crollo dei lavori posti in gara nell’ultimo anno segna un -42%, con soli 40 milioni di euro appaltati, contro i 157 di appena sette anni fa.

“Questi due dati da soli spiegano come in soli due anni 600 operai edili abbiano perso il lavoro e 100 imprese abbiano chiuso. In realtà la loro crisi ha coinvolto molte altre imprese e lavoratori direttamente impegnati nell’indotto, quali i fornitori di beni e servizi per l’edilizia, per cui i numeri vanno almeno triplicati. E’ il risultato del taglio dei finanziamenti pubblici e della diminuita propensione alla spesa da parte delle famiglie, ma anche e soprattutto di una politica locale che vuole ignorare la tragedia- spiega il geometra Elio Guglielmelli, presidente Imprenditori Edili dell’Unione Industriali di Savona - . I nostri operai che stanno a casa non fanno notizia come quelli di una fabbrica che chiude. Le piccole imprese se ne vanno alla spicciolata e nessuno se ne accorge. Le imprese che lavorano per la pubblica amministrazione, a causa del Patto di Stabilità, sono pagate con ritardi che vanno dai nove mesi ai due anni e, in queste condizioni, molte non reggono alla mancanza di liquidità. La pratica di far fallire le imprese per non far fallire la pubblica amministrazione, è inaccettabile e indegna di uno Stato democratico”.

Per Guglielmelli, il fatto peggiore è un altro : “La cosa che più ci colpisce è il clima di ostilità che da qualche tempo circonda tutto ciò che è “cantiere”. E’ una fascia di opinione che si sta allargando in misura preoccupante, fatta di oscurantismo, egoismo e pregiudizio. È accolto con ostilità qualsiasi intervento che non riguardi la costruzione o la ristrutturazione di casa propria. Viene definito ‘colata di cemento’ ogni progetto che non ci porta un beneficio diretto e personale, e come tale osteggiato con tenace egoismo. È apostrofata ‘speculazione edilizia’ qualunque iniziativa legittima e consentita dal diritto. Vorremmo solo essere trattati come i fabbricanti di automobili, che non sono accusati di speculazione meccanica. Visti i dati, ai protagonisti del dibattito elettorale di questi giorni voglio chiedere in quale presente vivono, se quello del dramma economico e occupazionale che sta andando in scena, oppure in un mondo immaginario stile Anni ’60 – aggiunge rammaricato il presidente degli Imprenditori edili - .  Se si sono accorti che l’edilizia, oggi, non è più quella che in passato si è espressa secondo le norme troppo permissive di un tempo, con il permesso dei sindaci di un tempo, nell’indifferenza della gente di un tempo. Oggi, per mezzo dell’edilizia, si deve fare riqualificazione, dotazione di servizi e risanamento edilizio, urbanistico e ambientale. In Liguria, ogni 30 famiglie, c’è un’impresa edile. Ma è del tutto evidente che il lavoro in edilizia, per una certa corrente di opinione che sogna solo un mondo di guide turistiche e guardie forestali, è fattore di disturbo alla quiete pubblica e all’ambiente,  e non merita sostegno”.

La ricetta per la “guarigione” del male-edilizia, secondo Gugliemelli è questa: “Occorre invece finanziare le opere medio-piccole di pubblica utilità, pagare i lavori eseguiti in tempi ragionevoli, utilizzare maggiormente il partenariato pubblico-privato, varare un serio Piano di Edilizia Sociale, e non leggi discutibili come quella della Regione Liguria, favorire la riqualificazione del patrimonio edilizio e urbanistico senza consumo di nuovo suolo, tutelare le imprese locali, che qui pagano le tasse, creano economia e danno occupazione”.

 

 

 

m. pi.

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