Quella rabbia che, sì, sei a posto,
ma sai che là fuori. E ora lo senti.
Che è la rabbia del cornuto
che bolle di fronte al fatto
ormai compiuto.
Come Cristo che sulla croce trema,
e t'aspetti che saltino i chiodi
e che voli via com'è giusto che sia,
ma sta morendo.
Poi c'è tutto il resto di quel poco rimasto
anche sulla pubblica televisione.
Sei lì, a Ballarò, sei in onda,
ed un comico - meglio - un artista
vi ha presi tutti a ceffoni,
che le parole mattoni sono.
E voi, immobili sommersi e salvati
ma immobili;
perché ormai lo sapete
che tra il sindacalista, il notaio, l'onorevole eletto, il farmacista,
ha ragione l'artista.
Chinate il capo, anche se il capo siete voi,
chiedete scusa, se non per carità,
per pietà nei confronti di chi non ce la farà.
E saranno, e saremo in tanti.
E quando tornerete nelle vostre tiepide case,
con cibo caldo e visi amici,
ricordate,
che questo è Stato.
E Voi, eravate lì, a parlare, e guardare.
Senza neppure provare a commuovervi.
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