Ed è proprio di ieri l’intervista fiume nella quale l’amministratore guidato di Autofiori Spa Alfredo Borchi si spertica nel disperato tentativo di convincere i Lettori del Secolo XIX (QUI) che l’Autofiori è “cara perchè costa mantenerla”.
La ragione per la quale questa sua posizione non sta in piedi è molto semplice, basta guardare gli utili astronomici che la società matura ogni anno, in gran parte a beneficio dei privati (Gruppo Gavio attraverso SIAS, SALT ed Argo Finanziaria) per definire questi pedaggi come minimo imbarazzanti, e alla luce degli utili maturati anche poco civili nonchè vessatori per l’utenza.
Solo che è dura parlarne in quanto gli interessi che si vanno a toccare sono ingenti, molteplici, pubblici e privati. E la politica, che raccoglie le briciole, lascia fare.
Serenamente.
L’altra ragione è che il solito vecchio adagio “la sicurezza prima di tutto” non trova certo applicazione compiuta su un’infrastruttura come la A10 dei Flowers. E nessuno lo sa meglio di chi la gestisce. Potremmo proprio partire dall’odierno divieto di circolazione causa vento: dove ce n’è si montano degli appositi deflettori d’aria che evitano sbandamenti dei mezzi circolanti investiti dalle raffiche. Il turchino ne è un esempio.
Spesso nel savonese i venti son gli stessi, ma delle barriere - salvo casi rarissimi - neppure l’ombra. E perchè? E dove sta la sicurezza prima di tutto?
Percorrendo l’onerosa autofiori si nota come su moltissimi viadotti i guard rail siano ancora quelli “modello anni ’60” che non arrivano al metro di altezza con un montante di sostegno “ogni tre mesi”. Ovvio che per montare barriere frangivento su siffatti manufatti è impossibile. Andrebbero cambiati. Ma cambiarli costa, dunque meglio procedere con graaaaande calma. Nel frattempo, meglio perdere gli incassi di furgonati, telonati e caravan.
Se poi l’ing. Borchi desidera dissertare sulla sicurezza nelle gallerie dell’Autofiori (jingle: l’autostrada più cara d’Italia) è sufficiente che prima si faccia un giro in una galleria anche non autostradale di recente costruzione, o una qualunque galleria francese, per poi fare un semplice paragone propedeutico ad un pudico silenzio.
Ancor più gradito alla luce di diversi morti, falciati dopo un panne dell’auto, nel disperato tentativo di raggiungere una piazzola o, ancor di più, una corsia di emergenza.