Si è svolto dal 16 al 19 febbraio a Milano, presso l’Aula Magna dell'Università Statale, il VII Congresso di Medicina Democratica, movimento per la difesa della salute.
Il Congresso ha visto non solo una grande partecipazione ma, soprattutto, un'elevatissimo livello scientifico e politico degli interventi, tutti incentrati sul tema della non delega e della costruzione di una nuova scienza che parta dalle conoscenze dei lavoratori e delle popolazioni in generale per arrivare ad una reale prevenzione e tutela della salute.
Tra i numerosi relatori l'oncologa Patrizia Gentilini, dirigente dell’ISDE, il dr. Paolo Vineis, professore di Epidemiologia alla Columbia University, Vittorio Sironi, neurochirurgo e professore di Storia della Medicina all’ Università Milano-Bicocca, Gianni Tognoni, medico, ricercatore farmacologo ed epidemiologo, Livio Pepino, magistrato e costituzionalista, Vittorio Agnoletto, medico, già deputato europeo, Luigi Mara, tecnico dell’igiene industriale e del lavoro, e Roberto Carrara, ingegnere chimico esperto di impiantistica e sicurezza, Cesare Cislaghi, professore di economia sanitaria, e Alberto Donzelli, medico, Luca Masera, professore di diritto penale, Felice Casson, magistrato e senatore della repubblica, oltre a numerosi esponenti della società civile, sindacalisti, attivisti e dirigenti delle vertenze ambientali più importanti, dalla NOTAV a quella contro l’acquisto dei 131 Caccia F35, nonché semplici operai e cittadini che hanno portato il contributo della loro esperienza diretta nelle lotte.
L’argomento di fondo sul quale verteva il congresso, infatti, è l'atteggiamento che TUTTI i soggetti concorrenti alla salute delle persone, dai primari ai medici di base, dalle asl all'inail, dovrebbero assumere,concentrandosi non tanto sulla ricerca delle migliori metodologie di cura e di risarcimento del danno, oggi business delle aziende farmaceutiche, bensì sulla prevenzione, e quindi sul diritto a non perdere la salute (e non il diritto semplice a "recuperarla"), poiché, proprio secondo chi è intervenuto, prevenire la malattia è possibile, soprattutto se causata dall'uomo stesso.
Prevenire è meglio che curare quindi, ma facendo un netto distinguo tra la prevenzione primaria e secondaria.
Da quello che è emerso infatti, secondo Medicina Democratica, la prevenzione non deve limitarsi a combattere le malattie operando ricerche preventive sulle stesse, cioè dedicandosi allo "scoprirle il prima possibile" (prevenzione secondaria), ma dovrebbe invece andare ad attaccare tutti i fattori scatenanti, le radici delle malattie, ovvero le fonti degli elementi patogeni e la conseguente esposizione.
Per fare un esempio locale a Savona, di fronte al crescente numero di patologie tumorali o quantomeno legate a problematiche respiratorie, mentre i medici tradizionali si limitano a curarle, medici mediamente coscienziosi cercano strade per scoprirle il prima possibile ed affrontarle "sul nascere", medici di "coscienza" si battono per l'abolizione della combustione del carbone nella produzione di energia elettrica, individuato analiticamente quale fonte primaria di nocività all’origine dell’insorgere di queste malattie.
Ecco quindi, in soldoni, ciò per cui si batte Medicina Democratica: un atteggiamento diverso verso la salute, che si basi sul suo mantenimento, attraverso sia le conoscenze mediche, ma ancor di più attraverso la partecipazione in prima persona dei diretti interessati: i cittadini ed i lavoratori.
E se da una parte gli appartenenti alla comunità scientifica e medica che sono all’interno di Medicina Democratica si impegnano per la diffusione degli strumenti di prevenzione, altri seguono in maniera approfondita le vertenze che i lavoratori ed i cittadini aprono con le proprie amministrazioni o con i propri datori di lavoro, individuando nelle denunce penali e nel risarcimento una possibile molla per le controparti a porsi realmente il problema della prevenzione.
Esempi recenti e significativi sono il processo contro i dirigenti della ThyssenKrupp e dell’Eternit a Torino, o a Porto Marghera (nei quali MD non solo si è costituita parte civile ma ha contribuito con i propri consulenti ad evidenziare le varie responsabilità e la mancata ma possibile prevenzione) o, nel caso nostro, la questione Tirreno Power, a fronte della quale Medicina Democratica si batte insieme a tutte le aaltre associazioni sul territorio non solo contro l'ampliamento, ma per la riconversione a Metano di tutti gli impianti.
In particolare, infine, la sezione di Medicina Democratica di Savona ha aperto uno sportello nel quale offre la propria competenza per aiutare tutti i lavoratori ed i cittadini che si presentano con un problema legato alla salute, dalle malattie professionali alla difesa dai danni da vaccinazione, promuovendo azioni che vanno dall’informazione alla tutela legale finalizzata all'ottenimento dei dovuti risarcimenti.
In conclusione l’assemblea del Congresso ha nominato il nuovo Direttivo Nazionale, eleggendo altresì il nuovo presidente nella persona del Direttore dell’Istituto di Biometria di Milano prof. Giorgio Duca, già allievo e collaboratore del prof. Giulio Maccacaro, fondatore di Medicina Democratica nel lontano 1972.