Enrico Reggio è nato a Castelboglione, in provincia di Asti, il 7 aprile 1912 e ha strascorso la sua infanzia a Torino dove ha perso la mamma a 6 anni per la “Spagnola”. All’età di 10 anni si trasferisce a Ferrania dove il papà trova lavoro e si risposa. Arriveranno così due fratelli: Piero (che diventerà tecnico alla Montecatini) e Giuseppe (che seguirà la carriera sindacale fino ai vertici e diventerà presidente nazionale dell’INPS). Conclude la sesta elementare con l’aiuto del Parroco di Ferrania, don Servetti, e all’età di 12 anni inizia a lavorare come garzone presso la vetreria Mattoi Carena di Carcare, dove diventerà poi maestro vetraio (impegnato nella lavorazione dei bicchieri e delle bottiglie con la tecnica a soffio che oggi appartiene solo ad alcuni maestri artigiani) e rimarrà fino al 1950.
In mezzo, il servizio militare a Venaria Reale come specialista in trasmissioni (ancora oggi ricorda l’alfabeto morse), il matrimonio con Teresa (celebrato da Don Gilardi nel 1937 in duomo ad Acqui) che sarà la sua fedele compagna per 67 anni (morirà nel 2004), due figli (Mariangela e Giuseppe), la guerra (la campagna di Francia, un periodo con i partigiani, il lavoro sotto la TODT, la fuga per evitare l’arresto e la deportazione in Germania). Nel 1950 riesce ad ottenere la licenza per esercitare il commercio ambulante, prima con una bici, poi con l’Ape e infine con l’auto incomincia a vendere olio, caffè ed altri generi alimentari servendo i Paesi di Carcare, Cairo, Plodio, Cosseria e Pallare (Biestro in particolare), curando soprattutto le zone più disagiate e disperse dove “Reggio” fu, per molto tempo, un appuntamento settimanale sempre rispettato con qualunque condizione meteorologica e l’unica opportunità di avvicinarsi alle comodità dei Paesi più grandi.
Continua il lavoro fino a 81 anni quando dice ai suoi clienti, che ormai sono diventati gli amici, che probabilmente quell’anno prolungherà le brevi vacanze che era solito fare. Non se la sentiva infatti di dire che avrebbe smesso. Ancora oggi, nonostante l’età, conserva un vivo ricordo di molti di loro e fino a pochi mesi fa leggeva tutti i giorni il giornale, guardava la tv, in particolare i notiziari, interrogava figli e nipoti sull’attualità conversando amabilmente con chi lo veniva a trovare come un signore d’altri tempi. Negli ultimi mesi un peggioramento di salute lo ha costretto a letto, ma rimane la sua voglia di vivere e di stupirsi ogni giorno ringraziando il buon Dio e ricordando sempre con rimpianto la moglie.
E’ il cittadino più anziano di Plodio e la vigilia di Pasqua, giorno del suo centesimo compleanno, è stato festeggiato dalla Proloco e dal Sindaco, in rappresentanza di tutto il paese, insieme ai suoi familiari e amici.