LETTERA APERTA AL COLLEGA DEL CORRIERE DELLA SERA FABRIZIO PERONACI
Il pessimo giornalismo ha trasformato in una trentennale farsa a puntate quella che doveva essere la tragedia privata della scomparsa di Emanuela Orlandi. E ha rifilato al pubblico televisivo 7 anni di "Chi l'ha visto?" ricco di puntate basate tutte su una telefonata anonima del settembre 2005 che ora si è rivelata anche bugiarda, come del resto era già ben chiaro fin da subito.
(Nota: il testo può contenere errori dovuti alla transcodifica. Ce ne scusiamo con i lettori)
"Egregio collega Fabrizio Peronaci,
il 21 aprile 2012 sulla pagina Facebook del gruppo denominato petizione.emanuela@libero.it â Gruppo ufficiale fondato da Pietro Orlandi è comparso il seguente tuo appello:
UN'INVESTIGAZIONE PER EMANUELA
cari amici, chiedo un aiuto a quanti di voi abbiano tempo e un certo fiuto per l'investigazione.
In breve la questione è la seguente: sarebbe molto, molto importante riuscire a trovare riscontri sulla presenza a Roma nel giugno del 1983 (cercando su Internet o da altri fonti) del principe erede del Liechtenstein Hans-Adam.
Come io e Pietro raccontiamo nella nuova edizione di "Mia sorella Emanuela" (a pag 289), Alì Agca ha espressamente accusato Hans-Adam (ancora oggi regnante) di aver partecipato a una sorta di vertice in Vaticano avvenuto lâ11 giugno 1983 (tra i presenti ci sarebbe stato anche il cardinal Casaroli), nel quale fu deciso il sequestro e il trasferimento di Emanuela nel piccolo paese del centro Europa. Se questo racconto fosse confermato da un documento che attesti la presenza a Roma in quei giorni di Hans-Adam, capite bene che avremmo trovato un riscontro fondamentale alle dichiarazioni del presunto pazzo Agca.
Io da settimane sto navigando su Seby Interlandinet, ma non ho avuto la fortuna di trovare il link giusto. Qualcuno ci prova? ciao a tutti, f.â.
Non intendo giudicarne il contenuto, ma rilevo che tale appello segue lâennesima asserita ârivelazioneâ lanciata la sera prima, venerdì 20 aprile, da te e dallâavvocato Ferdinando Imposimato nel corso del programma Metropolis di RomaUnoTv dando ampio credito alle affermazioni del cittadino turco Alì Mehmet Agca, noto anche per essersi definito âunico Gesù Cristo in terraâ. Affermazioni non a caso riportate â come tu stesso specifichi nellâappello â nella nuova edizione del libro tuo e del cittadino vaticano Pietro Orlandi. Questo è il link del video che su Youtube immortala il lancio delle nuove ârivelazioniâ, come al solito disinvoltamente opposte alle ârivelazioniâ precedenti:
http://www.youtube.com/watch?v=m4RVS0oJjQI
Premetto che non si capisce perché si insista a ingannare il pubblico continuando a presentare Imposimato come esperto che si è occupato del caso Orlandi quando era giudice istruttore a Roma, mentre invece come magistrato non se ne è mai potuto occupare perché già uscito dalla magistratura.
Premetto anche che da almeno 12 anni lo stesso Imposimato ha più volte pubblicamente affermato che ârientrato Agca in Turchia, Emanuela Orlandi sarò sicuramente liberataâ. Sâè vistoâ¦. Premetto infine che è strano, anche dal punto di vista deontologico, che lo stesso Imposimato dopo essere stato il legale di Agca, quando questi era detenuto nel carcere di Ancona, sia infine diventato il legale della signora Maria Pezzano, madre di quella Emanuela Orlandi che lo stesso Imposimato sostiene da anni e anni essere stata rapita in favore proprio del suo ex cliente Agca. Tu non lo trovi almeno un poâ strano o che quanto meno sia un piccolo caso di conflitto di interessi? O vogliamo sostenere che il conflitto di interesse esiste solo se riguarda Silvio Berlusconi?
Ciò premesso, noto che la ârivelazioneâ del 20 sera in tv e il suo rilancio su Facebook il giorno dopo seguono lo stesso schema di unâaltra ârivelazioneâ, quella del 17 giugno dellâanno scorso sempre su RomaUnoTv, e rilanciata il giorno dopo da te sul Corriere della Sera. Mi riferisco alla ârivelazioneâ lanciata in diretta telefonica dallâasserito âex agente segreto del Sismiâ con nome in codice âLupoâ, in realtà il pataccaro Luigi Gastrini, nel corso della puntata di Metropolis visibile sul seguente link: www.youtube.com/watch .
Ho deciso di inviarti questa e-mail perché proprio riguardo Gastrini ci sono stati nei miei confronti tuoi comportamenti piuttosto gravi, oltre che non proprio commendevoli dal punto di vista professionale. Vediamo quali.
+ 1) â Appare strano che il signor Gastrini pur vivendo in uno sperduto paesino del Bergamasco sapesse che la sera di quel 17 giugno RomaUnoTv avrebbe avuto come ospiti te e Pietro Orlandi, invitati a parlare del vostro libro âMia sorella Emanuelaâ. Strano o no, sta di fatto che Gastrini ha telefonato in diretta mentre tu e Orlandi eravate in studio.
+ 2) â Nel corso della telefonata lââex 007 Lupoâ ha detto che Ercole Orlandi, padre di Pietro e di Emanuela, allâepoca della scomparsa della figlia trafficava con lâAntonveneta. Purtroppo però lâAntonveneta è nata molti anni DOPO il 1983. Per lâesattezza, è nata il 24 giugno 1996: vale a dire, ben 16 anni DOPO quanto asserito dallâasserito âex 007 Lupoâ! Come puoi apprendere tramite il linkhttp://it.wikipedia.org/wiki/Banca_Antonveneta è nata âdalla fusione paritetica (avvenuta in data 24 giugno 1996) di due banche cooperative aventi sede in Padova, Banca Antoniana e Banca Popolare Veneta, dalla successiva aggregazione di una serie di banche locali e dallâincorporazione di Banca Nazionale dellâAgricoltura (BNA) nel 2000â³.
Non trovi che un bravo giornalista, per giunta del Corsera, avrebbe dovuto se non accorgersi subito di questo non trascurabile particolare almeno accertarlo in seguito? Si tratta comunque di un particolare che rendeva immediatamente chiaro, e provato, che la persona al telefono non stava facendo una ârivelazioneâ, come si è sostenuto con clamore, ma stava invece raccontando balle.
A voler essere pignoli, per capire che si trattava di balle poteva bastare la sua affermazione âEmanuela è viva, chiusa in un manicomio a Londraâ: a Londra infatti, e nellâintera Inghilterra, NON esistono manicomi, peraltro chiusi da molti anni anche in Italia. Accorgersi di questa frottola del âLupoâ non è da tutti, forse non lo si può pretendere neppure da un giornalista del Corsera, dati i tempi in cui viviamo. Il giorno dopo però se nâerano già accorti gli sconosciuti colleghi di un giornaletto online, che lo hanno infatti subito scritto, come si può leggere con il seguente link: www.giornalettismo.com/archives/130176/emanuela-orlandi-e-a-londra/ . E tralasciamo che lo abbia appurato e scritto al volo anchâio. Però a un buon giornalista la fesseria sullâAntonveneta non poteva passare inosservata a lungo: per accorgersene sarebbe bastato anche a te un veloce controllo tramite Google. Non trovi?
+ 3) â Domenica 19 giugno hai pubblicato a pagina 3 del Corsera la seguente intervista âbombaâ allâasserito âex 007â³: archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/19/Troppi_soldi_troppi_poteri_ballo_co_10_110619002.shtml. Se lâintervista è apparsa in edicola il 19 significa che lâhai scritta il giorno prima, sabato 18: vale a dire, meno di 24 ore dopo la ârivelazioneâ del bergamasco Gastrini. Evidentemente lââex agente segretoâ doveva essersi premurato di lasciare il suo numero di telefonino al centralino di RomaUnoTv. Non me ne intendo di agenti segreti, neppure ex, ma câè chi trova strano che abbia lasciato un suo recapito telefonico. Ciò che però lascia molto sorpresi e ancor più perplessi è che, anziché dargli quanto meritava dopo una doverosa verifica sullâAntonveneta, hai continuato a dargli credito avvalorando tutte le frottole che tuo tramite raccontava ai lettori del Corriere della Sera. Compreso il fatto che possedesse una fazenda in Brasile e che faceva la spola con quel Paese. Qualunque collega gli avrebbe chiesto il nome della località della fazenda e almeno un numero di telefono per poter fare qualche domanda di accertamento, e magari avrebbe chiesto come si fa a vivere in Brasile e mandare avanti una fazenda senza conoscere neppure una parola di brasiliano. Si sarebbe evitata così la nuova farsa del continuare a parlare in più sedi di ânuove rivelazioni sul caso Orlandiâ. E si sarebbe evitato il conseguente ingannare ancora una volta lâopinione pubblica.
+ 4) â Si sarebbe anche evitato un tentativo di truffa nei miei confronti, con annesse minacce di morte, da parte di un avvocato milanese â buon conoscente di Gastrini e di sua figlia â il cui nome ho depositato da un notaio assieme alla documentazione della deprecabile vicenda. Non so se la truffa sia stata tentata solo con me o anche con altri. A dire dellâavvocato in questione, anche con altri. Come che sia, la truffa tentata con me consisteva nello spillare un bel poâ di quattrini a qualche giornale in cambio âdella liberazione della Orlandi a Londraâ e dellââesplosivo dossier pieno di altri segretiâ asseritamente in mano allââex 007â. Nei giorni successivi, dato che non sono propriamente uno sprovveduto né un novellino, le pretese sono man mano calate, fino ad accontentarsi di âappenaâ 100.000 euro per un âlibro verità â sul caso Orlandi.
+ 5) â Il tentativo di truffa si sarebbe potuto evitare, invece câè stato. Câè stato grazie al tuo avvalorare le gravi frottole di Gastrini senza fare neppure uno straccio di verifica. Eâ strano che tu non abbia mai fatto neppure mezza verifica ed è stranissimo che quando ti ho inviato notizia molto dettagliata del tentativo di truffa nei miei confronti tu abbia accuratamente evitato di parlarne. Eppure sarebbe stata unâottima occasione per evitare altre illusioni alla famiglia Orlandi e altre truffe allâopinione pubblica. Oltre che una buona occasione per avvertirla con vari mesi di anticipo su quanto infine formalizzato solo nel marzo di questâanno dalla Procura della Repubblica di Bolzano, vale a dire che Gastrini è quanto meno un cacciaballe ( altoadige.gelocal.it/cronaca/2012/03/06/news/caso-orlandi-la-procura-accusa-l-agente-lupo-1.4356708 ).
Hai preferito ignorare quanto ti ho scritto lo scorso 5 agosto per avvertirti: âLa faccenda Lupo mi ha shockato, tanto è evidentemente fasulla. Oltretutto, ci ha tentato alla grande anche con me. Una storia pazzescaâ. Forse è comprensibile che tale mia frase tu lâabbia ignorata, ma non è invece comprensibile che tu abbia ignorato anche la dettagliata descrizione di quella âstoria pazzescaâ che il 6 settembre ti ho inviato con il seguente link: www.pinonicotri.it/2011/08/il-lupo-007-deve-avermi-scambiato-per-cappuccetto-rosso-mi-e-stata-fatta-a-suo-nome-una-bella-proposta-truffa-trovami-4-milioni-di-euro-che-facciamo-liberare-emanuela-orlandi-cifra-poi-scesa-c/ . Il tuo disinteresse è ancor più strano alla luce del fatto che il mio racconto confermava e aggravava i sospetti della Procura della Repubblica di Bolzano, dei quali tu stesso avevi dato conto il 4 settembre con il seguente articolo:
roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_settembre_4/orlandi-indagato-agente-lupo-1901438127200.shtml .
Le notizie che ti avevo inviato avresti potuto, e credo dovuto, utilizzarle per far sapere ai lettori già ai primi di settembre che quella che per la Procura di Bolzano era ancora solo unâipotesi accusatoria aveva dei riscontri tali da renderla qualcosa più di unâipotesi. Invece Gastrini veniva miracolato una seconda volta: la prima volta non tâeri accorto della clamorosa balla sullâAntonveneta, la seconda volta non hai reso noto quanto da me raccontato, evitando così di inchiodare il pataccaro. Cosa che ha permesso ai lettori di pensare per altri 6 mesi che i sospetti della Procura di Bolzano potessero essere infondati.
+ 6) â Nellâarticolo che ti ho inviato non solo non facevo il nome dellâavvocato, ma mi limitavo a parlare di âun professionista che conosco da 30 anniâ evitando di dire che fosse un avvocato. Eppure il giorno dopo lâavvocato in questione mi ha telefonato inferocito per rimproverarmi pesantemente di avere rivelato âlâoffertaâ di Gastrini. Nel corso della telefonata mi ha spiegato che ad avvertirlo del mio articolo eri stato tu. Tantâè che il 7 aprile non ho indugiato a inviarti una mail con scritto quanto segue:
âCaro Peronaci, credo sarebbe stato più completo contattare anche me anzichéâ lâavvocato in questione, del quale qui taccio il nome scritto nella mail, âche peraltro io non ho mai nominato e col quale evidentemente dovevi essere già in contatto per la faccenda del truffatore Gastrini. Inoltre non capisco il tuo non rispondere mai alle mie mail, che oltretutto contengono notizie. Non fare lâerrore di confondere la mia cortesia e disponibilità con la debolezza o peggio ancora con la dabbenaggineâ.
+ 7) â Evidentemente però devi avere fatto davvero una tale confusione. Il 15 settembre ho pubblicato infatti su un giornale online il seguente articolo: www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/rapimento-emanuela-orlandi-la-farsa-del-960384/ , dove non parlavo più solo di un âprofessionistaâ, ma meno genericamente di un avvocato. E in tarda mattinata, attorno alle 12, ho ricevuto puntuale come un treno svizzero una telefonata di quellâavvocato: il quale, dopo avere urlato che lo avevi di nuovo avvertito tu, ha minacciato non solo di spaccarmi la faccia, ma anche di uccidermi. Aggiungendo in tono minaccioso: âSai bene che sono in grado di farlo!â. Esagerazioni, immagino. Ma poco gradevoli e per nulla rassicuranti. Comunque illecite.
Come vedi, le cose sono andate un poâ troppo oltre.
Per un pezzo sono stato indeciso se contestarti o meno il tuo comportamento. Ho infine deciso di farlo a causa dellâaccavallarsi di notizie da te scritte sul Corsera e riportate sulla citata pagina Facebook per annunciare âsvolteâ e ânovità importantiâ che però non solo non arrivano mai, ma â esattamente come le ârivelazioniâ del âLupoâ â si rivelano tutte puntualmente di segno diametralmente opposto a quello annunciato. O la nuova pagliacciata, pardòn la ânuova pistaâ: centrata sul solito Agca e riguardante questa volta il Liechtensteinâ¦. Checché ne pensi Pietro Orlandi o chi per lui, credo si debba porre un limite al degrado della trasformazione in farsa pubblica e show a puntate di quella che è semmai una tragedia privata.
A farmi decidere di scrivere e inviare questa e-mail ha contribuito anche lâesibizione dellâaccanimento contro la sepoltura di Enrico De Pedis nella basilica di S. Apollinare. De Pedis sarà stato anche un grande criminale, ma come possiamo dirlo con certezza, senza violare la legge, visto che è morto completamente incensurato, sempre assolto in tutti i processi? Assolto, non graziato dalle leggi âad personamâ o dalle scadenze dei termini come altri personaggi. E se crediamo ai âsupertestimoniâ che si sono fatti avanti solo quando hanno capito che potevano fare qualunque ârivelazioneâ, cioè raccontare qualunque balla come ha fatto per esempio tra gli altri Maurizio Giorgetti, come facciamo poi a non credere ai vari Mitrokhin, Sgaramella, âconte Igorâ, ecc., quando accusano non un De Pedis, ma un Romano Prodi, un Massimo DâAlema e altri ancora?
Perché continuare a ciarlare di santi, papi e cardinali sepolti in S. Apollinare pur di sparare contro il cadavere di De Pedis? Basta una verifica in loco per appurare che in S. Apollinare NON câè sepolto neppure lâombra di mezzo cardinale. Perché continuare a barare parlando di âsepoltura misteriosaâ se il magistrato romano Andrea De Gasperis ha già chiarito tutto nel 1997, vale a dire ben 15 anni fa? Solo un africano mancato come il parlamentare Walter Veltroni può gridare vittoria perché ha scoperto che S. Apollinare non gode dellâextraterritorialità, bensì del âprivilegio dellâextraterritorialità â, che è evidentemente la stessa cosa. Questa assurda veltronata dimostra semmai a quale punto di sfarinanento è arrivato anche il suo partito e a cosa i partiti stanno riducendo il parlamento.
Nella mia vita non solo professionale sono stato testimone e protagonista di due lunghe campagne giornalistico giudiziarie basate sul nulla più assoluto, o meglio sulla prevaricazione e sullâuso strumentale e artefatto di âtestimoniâ e âproveâ: la lunga campagna per la âpista anarchicaâ della strage di piazza Fontana e delle altre bombe del 12 dicembre 1969 e la lunga campagna iniziata con il âblitzâ del 7 aprile 1979.
La prima pista è crollata grazie anche e soprattutto al mio apporto, che da studente fuori corso in Fisica mi ha permesso di entrare nel giornalismo dalla porta principale. La seconda mi ha visto drammaticamente coinvolto, ma giornalista a schiena dritta anche in quella situazione, ed è infine crollata nel ridicolo da sola. Tantâè che hanno dovuto riciclarla dalla tragedia Moro a tuttâaltro molto più indeterminato.
Ecco perché provo un particolare disgusto per il giornalismo che si basa sempre e solo sul lancio delle accuse, senza mai sottoporle a controlli e verifiche, e che si nutre continuamente di âscoopâ uno più inconcludente dellâaltro. Per giunta senza mai ammettere neppure una volta i propri errori e avere la dignità di chiedere scusa alle persone calpestate.
Un saluto.
pino nicotri
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