Alle ore 13.25 del 22 maggio, dopo un'ora e 25 minuti di consiglio comunale convocato in seduta segreta, ho abbandonato l’aula. Ho fatto mettere agli atti che lasciavo la seduta in segno di protesta per come si era sviluppata e stava proseguendo la seduta consiliare.
A nome di Sinistra Alassina avrei voluto ottenere le attese delucidazioni sulle vicende giudiziarie che hanno interessato la vita amministrativa della nostra città, e quali provvedimenti intendesse prendere la maggioranza per evitare il ripetersi di eventuali illegittimità, chiedendo inoltre al Sindaco un commento politico sull’accaduto. Queste mie richieste sono state quasi totalmente eluse in quanto alcuni consiglieri di maggioranza hanno ritenuto fosse più interessante continuare ad inveire contro altri componenti di minoranza, che a mio avviso hanno completamente sbagliato l'impostazione del loro intervento: accuse generalizzate, tirando in ballo parenti di consiglieri totalmente estranei alla vicenda, hanno dato vita a una seduta a mio modo di vedere pessima, durante la quale la maleducazione e i toni sopra le righe hanno preso il sopravvento. Tale situazione ha fatto sì che le mie richieste poste con fermezza, ma con educazione, abbiano ottenuto poca o nessuna attenzione.
In questo consiglio non si doveva chiedere la testa di nessuno. Era un occasione importantissima (e non inutile, come sostiene la maggioranza) per fare chiarezza sull’accaduto, nei limiti del possibile visto che le indagini della magistratura non sono ancora terminate. La richiesta di come intenda procedere l’amministrazione in questa vicenda era un dovere per me, sia come consigliere di opposizione che come rappresentante di cittadini che hanno ancora a cuore le sorti di Alassio. E ritengo che l’intero consiglio comunale avrebbe dovuto mostrare la dovuta attenzione al caso. Il Consiglio comunale di quest’oggi, quando i rancori personali hanno preso il sopravvento sui problemi cittadini, è stata una brutta esperienza. E' evidente che l’amministrazione sta attraversando un periodo di difficoltà, come succede purtroppo all’intera città, soprattutto al suo tessuto economico.
E’ altrettanto evidente come le accuse roboanti, le affermazioni sopra le righe e pregiudiziali, avanzate da alcuni membri della minoranza, siano state un appiglio cui si è aggrappata l’amministrazione Avogadro, ben lieta - accettando la polemica - di spostare il tiro dai veri problemi della città, fatti passare ancora una volta in secondo piano.