Attualità - 06 giugno 2012, 22:16

Centrale a biomasse, Ferrania chiede al Comune di Cairo 26 milioni di euro per danni (si ride)

La richiesta depositata in Comune a Cairo nei giorni scorsi. Il sindaco: “Assurdo. Torna il clima delle prove di forza”. Questa è la volta buona che li cacciano davvero i rosicchiatori di risorse pubbliche per farne "utili" loto. Ma una soluzione ci sarebbe: cacciarli una volta per tutti i tycoon al pesto. L'ambiente è di tutti, non di chi vuole altri soldi pubblici dopo quelli divorati. Anche a monito - perchè no - per chi la corda in questi 50 anni l'ha tirata un po' troppo

Ben 26 milioni di euro. A tanto ammonta la richiesta di Ferrania Technologies nei confronti del Comune per aver ritardato in modo ingiustificato l’iter autorizzativo per la costruzione di una centrale a biomasse da 10 Mw.

Una vicenda che parte nel 2005, anno di insediamento della cordata genovese che dovrebbe salvare la Ferrania. Si firma il famoso accordo, alla presenza del ministro Scajola e del presidente della Regione, Burlando. La Ferrania era salva, ma in dote porta alla cordata genovese (allora formata da Malacalza, Gavio, Messina e Gambardella) due centrali, una a biomasse da 10MW (sovradimensionata rispetto al piano energetico regionale) ed una a combustibile. Nel 2008, con il progetto del laminatoio portato avanti da Malacalza, l’azienda chiederà l’autorizzazione per realizzare una centrale turbo gas a ciclo combinato alimentata a metano, in cambio la Ferrania è disposta a ridimensionare la centrale a biomasse da 10 a 4 MW, in pieno accordo con il piano regionale.

Il progetto del laminatoio però si dissolve come neve al sole, così come svaniscono anche gli altri azionisti, con il gruppo Messina che rimane unico azionista di riferimento. Si torna, così, all’ipotesi di centrale a biomasse da 10 MW (che, con il senno di poi, diventa ancora più preziosa per insediamenti come la Cartiera) ed inizia la diatriba legale dei ricorsi. Nell’aprile del 2010 la Ferrania si rivolge al TAR affinchè accerti il diritto di realizzare la centrale da 10 megawatt senza la necessità di alcun ulteriore atto permissivo da parte del Comune: manca solo l'autorizzazione edilizia, bloccata dal Comune, secondo l'azienda, senza alcun valido motivo (intanto la Regione proroga di due anni la VIA per l’eventuale impianto). A febbraio del 2011 il TAR boccia il ricorso presentato dalla Ferrania che ricorre, quindi, al Consiglio di Stato che da ragione all’azienda.

Ora la proprietà, se vuole, può realizzare la centrale. Non è detto che lo farà. Ma intanto chiede i danni.

"Una richiesta assurda. Abbiamo dato mandato ai nostri legali di affrontare la questione nelle sedi opportune, ma da registrare è soprattutto il dato che, dopo un periodo nel quale sembrava si potesse ragionare, ci fosse identità di vedute e collaborazione con la proprietà, ora si torna alle prove di forza", commenta il sindaco di Cairo, Fulvio Briano.

Ed è una prova di forza. Ma anche un monito. Difficilmente, infatti, è anche solo ipotizzabile che la Ferrania Technologies o il gruppo Messina intendano davvero portare fino in fondo una richiesta che significherebbe il fallimento economico per il Comune di Cairo. E non è nemmeno credibile che al gruppo Messina interessi diventare proprietari, in caso di vittoria, del Palazzo comunale o del municipio.

Quella richiesta è, appunto, soprattutto una prova di forza, ed una “spada di Damocle” sulla testa del Comune e dell’amministrazione Briano. Non solo, ma è anche un monito. Che travalica il caso Ferrania. Basti pensare all’Italiana Coke.

Ma a proposito di moniti, anche Ferrania dovrebbe ricordarsi l'adagio "chi la fa l'aspetti", soprattutto scorrendo l'elenco delle aziende pizzicate dall'Agenzia del Territorio sui beni non dichiarati al catasto, e quindi eviti il malfermo piedistallo.

 

e.m.