"Gentile direttore,
sabato 15 saranno due anni che è mancato mio marito, il geom Marco Milesi, professionista e giovane sportivo.
Il vostro giornale al tempo pubblicò notizia del suo malore purtroppo senza ritorno che colpì parecchio la nostra città.
Marco era persona moto nota, soprattutto per l'ironia e la vitalità.
Da ultimo per la sua impresa sportiva da neofita alla maratona di N.Y. 2010
Ecco di questo sento ora il bisogno di chiedere uno spazio sul suo giornale per poter rendere giustizia a uno sportivo pulitissimo che ha saputo fare un ottimo tempo podistico scegliendo di basarsi su "antichi" e ormai impopolari metodi: costanza, allenamento, sacrificio e volontà.
Niente doping. Lo dico come moglie e lo dico con referti autoptici in mano. (purtroppo)
Lo dico perchè in questi due anni ho sentito persone millantare informazioni inesistenti su comportamenti di Marco, troppe volte mi ha ferito la pornografia del dolore.
Lo dico perchè Marco è stato anche e soprattutto un padre e voglio dare voce al diritto delle mie bambine che il padre venga ricordato per quello che era davvero.
Vorrei ricordare Marco sabato potendogli "dare la parola" attraverso di voi perchè possa far riflettere chi in cattiva fede ha solo ferito una famiglia già tanto piena di dolore.
Voglio anche dire che con buona probabilità Marco aveva una grave malattia cardiaca chiamata displasia atirmogena del ventricolo destro che ha causato l'aritmia fatale di quella sera e che forse chi doveva saperne riconoscere i sintomi durante alcuni controlli medici ha sbagliato.
Forse più che inventare storie assurde su doping così calunniose sarebbe più costruttivo rispettare chi nel pieno della vita ha avuto comportamenti sani ma la cattiva sorte di non poter crescere la sue figlie."