"Valutazione molto negativa". Non è soddisfatto, Alberto Lazzari (Fiom CGIL), dopo l'incontro di ieri in Provincia tra le sigle sindacali, i vertici di Bombardier e gli assessori Vesco e Guccinelli. Sul tavolo il futuro di 170 lavoratori, cui a giugno scadrà la cassa integrazione ordinaria: una eventuale proroga, per loro, sarebbe l'ultima, poi andrebbero incontro alla cassa straordinaria.
L'incontro di ieri è il primo dopo l'assemblea pubblica del 19 aprile nella Valle di Vado, nella quale lavoratori e istituzioni espressero forte preoccupazione per il futuro dell'azienda vadese. "In quella sede emerse forte la necessità di verificare le strategie dell'azienda - racconta Lazzari - perchè pensiamo che per emergere dalla crisi Bombardier debba investire sui mercati che si svilupperanno nei prossimi anni, come hanno fatto le aziende concorrenti, mentre al momento l'azienda si regge sul rifacimento delle carrozze e sulla speranza di una nuova commessa per locomotori E464". Da tempo infatti i vertici di Bombardier e le forze politiche sono in pressing su Trenitalia in merito all'E464, l'architrave su cui si fonda tutta la produzione vadese degli ultimi anni, con 700 esemplari prodotti.
Le richieste dei sindacati sono sostanzialmente due. La prima è quella di ridistribuire i carichi di lavoro sulla costruzione dello Zefiro, il semi-treno prodotto a Pistoia: a Vado al momento si svolgono esclusivamente la progettazione e le operazioni di collaudo, mentre i pezzi necessari vengono costruiti a Siegen, in Germania. "Questa divisione è frutto di un accordo del 2011, che se allora era sostenibile (all'epoca si sperava di vincere la gara regionale sulla potenza distribuita, ndr) oggi andrebbe rivista. Non si tratta solo di portare a Vado più lavoro, ma anche know how: non ci interessa solo che qui si facciano più cose, ma anche che si impari a farle", spiega il sindacalista.
La seconda richiesta è quella di investire nei nuovi prototipi che ora sono solo su carta. Così si rischia di non essere competitivi, denuncia Lazzari: "Sia nel caso dell'Epolis, il treno a potenza distribuita per il trasporto regionale, sia in quello del Traxx DC3, una locomotiva speciale per il trasporto merci, il progetto è ottimo ma non esiste un prototipo. L'Epolis ha perso la gara a settembre non per motivi tecnici, ma esclusivamente per il 'fattore tempo': altre aziende avevano prodotti già completi, Bombardier no".
Il problema, secondo Lazzari, è che l'azienda non vuole investire direttamente sull'omologazione di questi nuovi prodotti (che è decisamente onerosa: solo per l'Epolis l'azienda parla di una cifra intorno ai 30 milioni di euro), ma vorrebbe inserire questi costi all'interno di una commessa certa. Il rischio, però, sarebbe quello di veder svanire le occasioni che si presenteranno nei prossimi anni: "La potenza distribuita è il futuro, l'Epolis va realizzato per avere un prodotto competitivo al passo coi tempi. Se si rimane ancorati al locomotore E464, anche se arrivasse la commessa di Trenitalia il destino dell'azienda sarebbe comunque scritto, con una riduzione inevitabile del personale. E' una strategia perdente".
Nella riunione di ieri, però, dall'azienda solo silenzio e contrarietà, accusa Lazzari. Prevista un'assemblea con i lavoratori Bombardier entro la fine della settimana, probabilmente venerdì.