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Attualità | 28 maggio 2013, 18:24

Morto a Porto Vado, Pasa (CGIL): "Sicurezza uccisa sull'altare del risparmio"

L'amaro sfogo del sindacalista contro TRI: "Come si può pensare di mantenere lo stesso regime di sicurezza con la metà degli addetti?"

Il Porto di Vado Ligure

Il Porto di Vado Ligure

"Come si può pensare che in un impianto complesso come il Terminal Rinfuse, con macchinari sofisticati e pericolosi si possa mantenere lo stesso regime di sicurezza dell'impianto riducendo del 50% gli addetti alla manutenzione?". E' questa l'amara riflessione di Andrea Pasa, CGIL, dopo la tragedia avvenuta ieri nel Porto di Vado, in cui ha trovato la morte Marco Vallarino.

"Dico una cosa molto semplice - si sfoga Pasa - capisco sia pragmatica e cruda ma è quello che penso, e come me la grande maggioranza delle persone coinvolte". Nel 2010 per la manutenzione elettrica e meccanica al Terminal Rinfuse Italia erano impiegate una trentina di persone, appartenenti a 3 aziende, tutte di Vado Ligure: OMEV, Bunura e Konecranes. Il cambio di strategia avviene tra il 2010 e il 2011: "In quegli anni TRI ha scelto di risparmiare sulla manutenzione con una scelta che già all'epoca avevo contestato: un taglio netto con il passaggio da 30 a 15 addetti, per fare però le stesse cose di prima. Va da sè che se tu continui ad utilizzare come unico strumento rispetto alla crisi quello dei licenziamenti e degli appalti al ribasso, avrai un problema legato alla sicurezza. La morte di ieri, ancorché una tragica fatalità, si collega anche al fatto che TRI in due anni ha ridotto drasticamente il personale, addirittura cacciando tre aziende locali e dando l'appalto a un'azienda sola, la Demont".

La riflessione di Pasa è impietosa: "Vallarino era tra quelli che dal 2011 veniva assunto con contratti a tempo determinato. In sostanza era un precario. Quando l'appalto era passato a Demont lui era stato riassunto grazie agli sgravi fiscali della mobilità, poi lasciato a casa altri 2 o 3 mesi, e riassunto di nuovo precario qualche settimana fa". A tutto discapito della sicurezza: "Vallarino aveva 15 anni di esperienza in quell'impianto, ma è solo un caso: se continueranno ad utilizzare lavoratori precari, saranno sempre meno esperti e perciò sempre più a rischio. Andrà a finire che la manutenzione del TRI verrà fatta da lavoratori a chiamata".

Da qui l'affondo: "Basta morti sul lavoro, basta rischi in nome del risparmio. Come si può lasciare la manutenzione di un impianto così complesso a un numero di persone sempre inferiore, e come se non bastasse svilendone la professionalità e rischiando di abbattere il livello di esperienza?".

Andrea Chiovelli

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