Politica - 21 agosto 2013, 08:07

Cosa sorgerà al posto dell'Ospedale vecchio di Savona? Riflessioni & proposte di 'Savona Scomparsa'

“Perché non lasciare l’affascinante palazzina del tutto intatta e farne la sede del polo universitario savonese?” “Perché non farci una biblioteca, o una sala convegni, un centro giovani e anziani, mini teatro per i tanti gruppi, centri di mostre e artigianato locale... insomma un luogo dove ciascuno possa trovare il suo spazio, dove i cittadini tornino ad andare?”

Un’accesa discussione su quale sarà il destino dell’ex struttura dell’ospedale San Paolo di Savona, collocata in piazza Giulio II, si sta in questi giorni sviluppando sulle pagine dell’ormai noto gruppo Facebook “Savona scomparsa”.

Addentrandosi in un link postato da un membro del gruppo che mira ad approfondire la storia della palazzina ottocentesca, si scopre come l’istituzione dell’ospedale San Paolo abbia iniziato la sua attività nei primi del Cinquecento trovando da allora collocazione in almeno sei edifici diversi; il penultimo dei quali è appunto quello di piazza Giulio II. Inaugurato nel 1857, l’ex edificio ospedaliero pare abbia ospitato diverse realtà quali le scuole elementari, i Vigili del Fuoco, la Pinacoteca Civica, il magazzino dell'11° Reggimento Fanteria, la sala della visita di leva, il ricovero dei bimbi esposti o trovatelli e altre istituzioni, fino ad essere abbandonato a se stesso agli inizi degli anni Novanta. Dopo più di una ventina d’anni in cui la struttura è stata trascurata e lasciata in stato di decadimento, sembra che, in questo momento, qualcosa si inizi a muovere in direzione di nuovi lavori.

Cosa sorgerà al posto dell’antica palazzina? Cercando informazioni sul sito ufficiale dell’ ospedale vecchio si legge come l’edificio progettato da Carlo Sada non sia di per sé destinato ad essere totalmente distrutto o demolito bensì, in un’ottica di restaurazione volta a conservarne il valore storico-artistico, sia solamente l’oggetto di una semplice ristrutturazione volta a renderlo funzionale alla residenza di uffici e sedi commerciali. In particolare, il programma di costruzione prevede un’autorimessa pertinenziale, un piano terra a prevalente uso commerciale, un piano ammezzato e primo piano destinati a terziario pubblico e privato, un secondo ed un piano attico adibiti a funzione residenziale. Detto ciò, inevitabili, sorgono le osservazioni, a volta polemiche, di chi la città di Savona la vive tutti i giorni.

“Perché non lasciare l’affascinante palazzina del tutto intatta e farne la sede del polo universitario savonese?” scrive chi, in una scelta di questo tipo, coglierebbe una possibilità di maggior movimento culturale e giovanile nella città; oppure “Perché non farci una biblioteca, o una sala convegni, un centro giovani e anziani, mini teatro per i tanti gruppi, centri di mostre e artigianato locale... insomma un luogo dove ciascuno possa trovare il suo spazio, dove i cittadini tornino ad andare?”. Queste alcune delle idee che saltano fuori dalle conversazioni del gruppo Facebook “Savona scomparsa” e che stanno a cuore a molti dei savonesi che vorrebbero vedere nella propria città maggiori stimoli culturali, più movimento, più attenzione ai bisogni della persona – c’è chi ha proposto tra le possibilità anche un centro anziani vicino al mare – piuttosto che un territorio invaso da centri commerciali o appartamenti di lusso che pochi si possono permettere.

“Negozi e centri commerciali distruggono la possibilità commerciale di piccoli negozi, mentre l’intervento edilizio è prevalentemente residenziale, con appartamenti se non di lusso per lo meno carissimi”: ecco come la “Savona scomparsa” mette in luce le problematiche che, se trascurate, ci seguono dal passato sino al nostro immediato futuro.


Paola Squillace