"Negli ultimi dieci anni, la domanda mondiale di carbone è aumentata di circa il 55%, una crescita superiore a qualsiasi altra fonte di energia, comprese le rinnovabili.
Secondo i dati annunciati dall’International Energy Agency di Parigi, nell’ultimo Coal Information di settembre 2013, il commercio internazionale di carbone è cresciuto nel 2012 di 11,2 milioni di tonnellate, raggiungendo la cifra record di 1255,3 MT: lo “steam coal” (carbone da vapore, utilizzato per la generazione elettrica) ha registrato un aumento del 12,3% ed il “coking coal” (carbone da coke utilizzato per la produzione di acciaio) del 2,5%.
Sale il consumo di carbone anche in Europa, dove il combustibile detiene la leadership grazie alla sua competitività e vale il 30% della domanda elettrica.
Soltanto in Italia il peso del carbone nel “Mix delle Fonti” è ancora troppo limitato: la produzione di energia elettrica proviene per circa il 50% dal gas, proveniente per circa il 90% dall'estero, e solo per il 12% dal carbone, con le inevitabili ricadute in termini di elevati rischi per la sicurezza strategica degli approvvigionamenti energetici e di costi elevati in bolletta per i consumatori, a tutto danno della competitività del sistema Paese.
Le nostre centrali a carbone hanno ottenuto tutte la stringente certificazione ambientale europea EMAS e hanno un efficienza media del 39% rispetto al 35% delle centrali europee.
I progressi tecnologici e il rispetto degli standard ambientali permettono al carbone di essere la miglior alternativa economica e di mettere in sicurezza il nostro approvvigionamento energetico.
Sarebbe quindi estremamente sbagliato disperdere gli investimenti fatti dagli Operatori del settore che garantiscono oggi all’Italia uno dei parchi di centrali a carbone tecnologicamente più avanzati, efficienti e sostenibili al mondo.
Nuovi progetti con le più avanzate tecnologie per ampliare il parco di generazione a carbone sono in itinere da diversi anni e si rendono indispensabili per parzialmente equilibrare e diversificare il rischioso “Mix” di generazione nazionale e prevedono investimenti per oltre 5,5 miliardi di euro, che oltre a creare complessivamente più di 5.000 posti di lavoro (considerando sia la fase di cantiere che di esercizio) garantiranno una efficienza media dei nuovi impianti del 46%, risultati che solo alcuni nuovi impianti in Giappone e Danimarca possono eguagliare. Questi moderni impianti hanno un impatto ambientale del tutto marginale e similare (se non migliore, nelle abituali condizioni di esercizio in Italia) dei moderni impianti di generazione elettrica di pari potenza alimentati a gas.
La centrale termoelettrica di Vado Ligure di Tirreno Power opera nel pieno rispetto dei limiti di emissione previsti dalla legge ed effettua costanti monitoraggi sulla concentrazione di biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri totali, secondo specifici accordi con le autorità locali che indicano precise modalità di monitoraggio e registrazione in continuo sugli stessi siti delle’Autorità preposta.
Il piano di ampliamento per il quale è stata ottenuta l’approvazione, prevede un incremento della capacità produttiva per una potenza di 460 MW provenienti da un nuovo gruppo a carbone. I limiti emissivi previsti per la nuova unità saranno pari a 80 mg/Nm3 per gli ossidi di zolfo, 85 mg/Nm3 per gli ossidi di azoto e 10 mg/Nm3 per le polveri.
A valle dell’entrata in esercizio della nuova unità si darà corso al rinnovamento, in sequenza, delle unità a carbone esistenti, con l’obiettivo di perseguire performance ambientali simili a quelli della nuova unità.
Il completamento del piano industriale, così delineato, garantirà inoltre una significativa riduzione delle emissioni complessive della centrale (mediamente del 60%), espresse alla massima capacità produttiva autorizzata.
L’incremento della capacità produttiva a carbone, garantirà un parziale riequilibrio del “Mix delle Fonti” utilizzato in Italia, riducendo il grave gap che ci differenzia nella generazione elettrica rispetto a tutti i Paesi più avanzati del mondo, dove il Carbone è normalmente la prima fonte utilizzata per tale fine. Questo consentirà altresì una maggiore competitività per il settore produttivo manifatturiero nazionale, oggi in grave sofferenza proprio per il significativo maggiore costo (+ 35% rispetto alla media Ue28) dell’elettricità nel ns. Paese.
L’avversione all’utilizzo del carbone per la generazione elettrica che osserviamo in Italia è del tutto immotivata e frutto di un pregiudizio, nonché della non conoscenza di merito delle caratteristiche del settore termoelettrico che, tra le molteplici attività produttive presenti nel Paese e nelle diverse Province, è quello che ha il minore impatto ambientale in assoluto.
Non si spiegherebbe altrimenti perché i più avanzati Paesi del Mondo, producano l’elettricità che serve a casa loro primariamente con il carbone, in quantità numerose volte maggiore di quanto si faccia in Italia che, peraltro, è un Paese notoriamente povero di risorse naturali e dipende più di tutti dalle importazioni per soddisfare le proprie esigenze energetiche. La Germania produce il 47% dell’elettricità da carbone e tale percentuale corrisponde a ben 7 volte di più in termini quantitativi assoluti rispetto a quanto facciamo noi in Italia. Gli USA il 40%, la Gran Bretagna il 38% ed il Giappone il 35%, contro un misero 12% in Italia.
Recenti studi pubblicati da ISPRA evidenziano infatti che il maggiore impatto ambientale in termini di emissioni e di particolato fine (PM10 e PM2,5) è dovuto al traffico veicolare ed alle attività di combustione non industriale (in particolare al riscaldamento civile).
Anche con riferimento alle emissioni di CO2, che come noto non ha alcun effetto nocivo per la salute e per l’ambiente locale, l’Italia è indubitabilmente il Paese più virtuoso d’Europa, avendo un valore di emissioni sia procapite che rispetto al PIL sensibilmente minore di quello dei grandi Paesi avanzati d’Europa. Le emissioni complessive di CO2 delle centrali a carbone in esercizio in Italia corrisponde solo a meno del 35% delle emissioni complessive del sistema termoelettrico nazionale. L’eliminazione quindi della generazione elettrica da carbone non risolverebbe quindi il problema qualora queste fossero di un qualche rilievo a livello mondiale. Peraltro le emissioni totali del Paese Italia, dovuto all’insieme di tutto il sistema produttivo industriale nazionale equivale a meno del 2% delle emissioni antropiche sul Pianeta.
L’Italia ha inoltre un altro primato nel contesto della Ue28: è anche il Paese con la migliore efficienza energetica nell’uso dell’energia delle varie fonti fossili: petrolio, gas e carbone.
Rinaldo Sorgenti"