Attualità - 18 luglio 2014, 13:14

Parenti infermieri: la storia di Rosi, mamma in difficoltà, e del suo bimbo speciale

La donna di Andora scrive alla Rambaudi con la speranza di ottenere la domiciliazione fisioterapica: Andrea da otto anni dipende 24 ore su 24 da lei

Immagine generica

Andrea, il nome è di fantasia, dalla nascita è affetto da tetra paresi atetosica distonica con comizialità, una sorta di paralisi celebrale infantile, che da otto anni lo rende in tutto e per tutto legato a suo madre, Rosi.

Il bimbo non è infatti in grado di alimentarsi e svolgere tutte le azioni quotidiane in autonomia, dal soffiarsi il naso, ad andare al bagno, ed è assistito 24 ore su 24 da sua mamma. “Io facevo la parrucchiera ad Andora, racconta la donna, ma quando è nato, dopo la diagnosi, ha dovuto chiudere l’attività”.

Rosi era insieme a tutti i disabili ed ai loro genitori che il 18 giugno hanno manifestato davanti al Palazzo della Regione Liguria per vedere riconosciuti i diritti dei caregiver, i parenti infermieri, coloro che devono assistere un figlio disabile o parente gravemente ammalato 24 ore su 24.

Il Comune di Andora, come spiega Rosi, si è interessato del caso, sono stati contattati dagli assistenti sociali e concessi dei buoni per acquistare le medicine, che :” non ci passa la mutua..ma non bastano! Il mio bimbo percepisce l’indennità di accompagnamento e fondo economico per la non autosufficienza. Questi soldi io li uso per gli spostamenti in macchina per portarlo nei vari posti riabilitativi che frequenta,che sono tre quindi...autostrada...gasolio...tagliandi....gomme a nastro....bastano appena appena per quello...e quindi sono disperata...dovrò andare a lavorare sempre che trovi un posto...e portare mio figlio in qualche istituto e ne io è sopratutto lui non vogliamo!

E quello che chiede Rosi, in una lettera indirizzata direttamente all’assessore regionale Lorena Rambaudi, sarebbe di avere la riabilitazione fisioterapica a domicilio.

Il posto dove eravamo in carica, spiega la mamma, l'ospedale di Imperia è d'accordo. Il posto che ci deve prendere e cioè la "Sacra Famiglia"di Andora è d'accordo e per loro potevamo già iniziare il primo di luglio”.

Negli scorsi giorni però Rosi ha ricevuto una telefonata dal consultori di Albenga, :”che mi dice di non iniziare perché visto che non si sa se mi verrà autorizzata potrei rischiare di dover pagare di tasca mia la fisioterapia..e che per il momento la pratica è bloccata perché hanno molto da fare e sopratutto non c'è la neuro psichiatra che mi deve compilare il modulo c, per poi chiedere l'autorizzazione al direttore della asl”.

Io allora vi chiedo sapete dirmi se ho un modo per poter continuare a stare a casa a occuparmi di mio figlio? Ho diritto ad avere la domiciliazione fisioterapica? Ho diritto di avere anche un piccolo aiuto in più? Il mio bambino non può finire in un istituto, ne morirebbe. Ed io insieme a lui”, conclude Rosi.

 

Cinzia Gatti