Eventi - 16 ottobre 2014, 13:45

Da domani alla Ubik inizio di un ciclo di incontri dedicati a tre personaggi morti nella lotta al Nazifascismo

Da domani alla Ubik inizio di un ciclo di incontri dedicati a tre personaggi morti nella lotta al Nazifascismo:

Felice Cascione autore del brano “Fischia il vento”,

Josef Mayr-Nusser che morì per aver dichiarato la sua obiezione di coscienza a Hitler,

Aldo Cervi terzogenito dei sette fratelli Cervi fucilati dai fascisti nel 1943

(con la partecipazione straordinaria alla Ubik del figlio Adelmo Cervi)

Venerdì 17 ottobre  ore 18:


incontro con la giornalista e scrittrice DONATELLA ALFONSO e presentazione del libro “Fischia il vento.Felice Cascione e la canzone della libertà” (Castelvecchi)

Introduce FRANCO ZUNINO Consigliere Comunale PRC

“U Megu”, il medico, era il nome di battaglia di Felice Cascione, nato a Porto Maurizio (Imperia) il 2 maggio 1918 e morto in uno scontro con i fascisti sulle montagne del cuneese nel 1944. Questo libro racconta la sua storia - gli studi di Medicina e l'adesione al Partito comunista, lo sport e la scelta di unirsi alla Resistenza - insieme alla storia della canzone che scrisse pochi giorni prima di essere ucciso. “Fischia il vento”, un simbolo della lotta partigiana, venne composta da Cascione sulla melodia del canto popolare sovietico Katjusa, suggerito dal partigiano Ivan, che era tornato dalla campagna di Russia. Dopo la morte di Felice, la canzone inizia a diffondersi spontaneamente, fino a diventare l'inno più cantato della Resistenza. Donatella Alfonso racconta poi il successo della canzone dopo la guerra, le polemiche sull'origine del testo prima che, nel 1951, ne fosse accertata la paternità, e la visita di Camilo Guevara March, il figlio del Che, al luogo della morte dell'eroe partigiano. Una canzone longeva, "Fischia il vento", che ha ispirato molti musicisti e ha varcato il terzo millennio per accompagnare, con le sue parole, le battaglie per la libertà e la giustizia…

Venerdì 7 novembre  ore 18:
incontro con lo scrittore FRANCESCO COMINA e presentazione del libro “L' uomo che disse no a Hitler” (Editore Il Margine) A cura delle ACLI di Savona In collaborazione con ISREC (Ist storico della Resistenza), ANPI (Associaz Partigiani), ANED (Associaz ex deportati)

"Se nessuno avrà mai il coraggio di contrastare il nazionalsocialismo, questo sistema non crollerà mai!". È il 4 ottobre del 1944 e la giovane recluta delle SS,  il sudtirolese Josef Mayr-Nusser,  ha appena gridato la sua obiezione di coscienza di cristiano alla dittatura: "Signor maresciallo maggiore, io non posso giurare a Hitler". I compagni tentano di convincerlo a tornare sui suoi passi e a salvarsi la vita. Niente da fare: "Intorno a noi c'è il buio, aveva scritto già alla metà degli anni Trenta, il buio della miscredenza, dell'indifferenza, del disprezzo e della persecuzione. Dare testimonianza oggi è la nostra unica arma efficace".

Il padre di famiglia e presidente della sezione giovanile dell'Azione cattolica di Bolzano viene arrestato,  e nel febbraio del '45 sarà condannato a morte e avviato a Dachau. Ma non ci arriverà mai. Il treno della morte è costretto a stazionare a Erlangen a causa di un bombardamento alleato. Josef,  stremato per le privazioni e per un edema polmonare, il 24 febbraio 1945 muore sul carro bestiame con in mano il vangelo e il messale…

 

Giovedì 4 dicembre  ore 18:
incontro con lo scrittore ADELMO CERVI (figlio di Aldo Cervi, terzogenito dei sette fratelli Cervi fucilati dai fascisti nel 1943) e presentazione del libro “Io che conosco il tuo cuore” (Piemme)

Un ex-ragazzo di oggi, figlio di un padre strappato alla vita, racconta quel padre, Aldo, partigiano con i suoi sei fratelli nella banda Cervi, per rivendicare la sua storia e, al tempo stesso, per rivendicare di essere figlio di un uomo, non di un mito pietrificato dal tempo e dalle ideologie.

Una vicenda straordinaria racchiusa tra due fotografie. La prima, degli anni Trenta: una grande famiglia riunita, contadini della pianura, sette fratelli, tutti con il vestito buono, insieme alle sorelle e ai genitori. La seconda, due anni dopo la fucilazione dei sette fratelli: solo vedove e bambini, indifesi di fronte alle durezze del periodo, alla miseria, ai debiti, anche alle maldicenze. Adelmo è seduto sulle ginocchia del nonno, in faccia l’espressione di chi è sopravvissuto a una tempesta. O a un naufragio. C’è tutto un mondo da raccontare in mezzo a quelle due foto, con la voce di un bambino che ha imparato a cullarsi da solo, perché suo padre è morto troppo presto e sua madre ora è china sui campi.

Questa è una storia vera, talmente vera che sembra un romanzo. Il romanzo d’amore di chi sa bene che l’amore si nutre di libertà.

 

Adelmo Cervi è figlio di Verina Castagnetti e Aldo Cervi, terzogenito dei sette fratelli Cervi fucilati dai fascisti al poligono di tiro di Reggio Emilia il 28 dicembre del 1943. Adelmo aveva appena compiuto quattro mesi. Suo nonno Alcide, la cui figura entusiasmò Italo Calvino («Lotta contro la guerra, patriottismo concreto, nuovo slancio di cultura, fratellanza internazionale, inventiva nell’azione, coraggio, amore della famiglia e della terra, tutto questo fu nei Cervi»), ha pubblicato nel 1955 I miei sette figli, a cura di Renato Nicolai, un classico della Resistenza stampato in centinaia di migliaia di copie e tradotto in moltissime lingue.

cs