Savona - 09 gennaio 2015, 09:42

Bracconaggio a Spotorno: trovati nei boschi lacci per la cattura di animali

"Il cavo si stringe inesorabilmente attorno alla preda; quando colpisce il collo la morte è sicura e crudele per lenta asfissia"

Cercavano gabbie abusive ed hanno trovato micidiali lacci, anch’essi illegali.

Da quando la Polizia Provinciale aveva ucciso una femmina di cinghiale nel torrente a Spotorno (SV) ed i suoi cinque cuccioli vagavano per i boschi, le guardie zoofile della Protezione Animali savonese avevano iniziato controlli periodici sul territorio, nel timore che le bestiole fossero vittime di bracconaggio.

 Sembrava infatti che qualcuno avesse installato abusivamente una gabbia trappola per catturarli ma di essa non ne hanno trovato traccia; invece hanno rinvenuto, in località Coreallo, due lacci in robusto cavo metallico, fissati ad alberi e posizionati lungo i sentieri dove gli animali passano per andare a bere; gli agenti zoofili hanno subito smontato e disarmato gli arnesi di morte, mettendo il sentiero in sicurezza.

"Non è purtroppo escluso, sottolinea l'Enpa, che qualche animale, cinghiale, daino o capriolo, vi sia finito in passato e vi abbia trovato una morte atroce; il cavo infatti si stringe inesorabilmente attorno alla preda; quando colpisce il collo la morte è sicura e crudele per lenta asfissia; quando si avvolge attorno ad un arto è ancora peggiore, perché se non sopraggiunge il bracconiere a finirlo, l’animale va incontro ad una lentissima agonia per fame, sete e cancrena della zampa; in certi casi, quando si tratta di volpi o cinghiali finiti in tagliole, la vittima arriva a tagliarsi la parte imprigionata a morsi, riuscendo a guadagnare una dolorosissima  ed incerta libertà".

 Il bracconaggio in provincia di Savona non è né superiore né inferiore ad altre zone della Liguria e d’Italia ma è molto più diffuso di quanto non si pensi; secondo calcoli, ovviamente approssimativi, l’ENPA ritiene che siano non meno di 20.000 all’anno gli animali selvatici vittime del bracconaggio, praticato spesso da persone anziane residenti nelle campagne ma non disdegnato da qualche giovane, anche di città, alla ricerca di sensazioni forti e selvagge che, evidentemente, vive un rapporto con la natura crudele e criminale.

r.g.