Maschi sfiatati, donne anabolizzate. Più che un'epoca crossgender, sembra il trionfo dell'unisex. "Dall'uno e dall'altro sesso hanno preso solo il peggio" scriveva quindici anni fa Massimo Fini. Non siamo ancora arrivati a questo paradosso, ma l'iperbole è ben tradotta in realtà dall'ultima operazione dei Nas fra Andora e Imperia. Migliaia di fiale di steroidi e prodotti dopanti al servizio di palestrate in gonnella, che poi finiscono per sembrare travestiti supervascolarizzati.
La diffusione di farmaci che aumentano le prestazioni sportive e il volume muscolare è un fatto conclamato, purtroppo anche a livello giovanile. E ormai tutti sanno che sono prodotti pericolosi per la salute degli atleti. Il commercio c'è, tentacolare: riguarda centri fitness come altri ambienti agonistici, dove spesso è considerato un'ovvietà. Il dato che emerge da quest'ultima inchiesta dei carabinieri del Nas di Genova è la destinazione di ormoni e anabolizzanti a donne frequentatrici di palestre.
Altro che 8 marzo: nel 2015 gran parte delle donne nemmeno ha il tempo per scolpire bicipiti o glutei; la donna è ancora esposta a forte discriminazione salariale, impegni vessanti, a stalking e mobbing, ma è soprattutto schiacciata dalla mancanza di tempo libero. Qualcuna che un po' di tempo per se stessa lo trova, anziché recuperare i valori di femminilità associati ad un mondo percepito come vecchio, cerca di mostrare i muscoli. Dall'altra parte, del resto, aumenta il numero di uomini devitalizzati e - come si suol dire - "senza palle".
C'è la corsa affannata al corpo migliore, che sfiora l'eccessivo e la caricatura, senza più essere piacere della cultura fisica. Anzi, è il piacere di piacere e di piacersi secondo i canoni degli eroi Marvel o Dc Comics: scolpiti, fumettistici, ridondanti. Persino la Cassazione ha sdoganato l'uso personale del doping "per ragioni edonistiche", che non può più considerarsi ricettazione. Se è una donna a ricorrere agli steroidi per il body building, il risultato è un'ovvia maschilizzazione. E' un'ipertrofia dell'immagine (e del clitoride, e amenorrea, e disturbi epatici, ecc.).
Esempio di trasformazione eclatante è Julia Vins, la giovane russa (i cui selfie sono apprezzati in rete) con il viso da delicata fanciulla, la pelle di porcellana e un fisico da Hulk. Di culturiste grosse e levigate ce ne sono tante, sì, ma la ragazza è giovanissima, 18 anni, e stupisce per il visino da fatina. In più è oltremodo social. E' pure una pesista di rispetto: riesce a sollevare sino a 200 chili. Si autodefinisce "bodybuilder con il viso da bambola"... forse una terza via al femminismo? Quella già preconizzata da Fellini ne "La città delle donne" del 1980?