Quanto più ci avvicina alla soglia del voto, tanto più una campagna elettorale vede la recrudescenza delle polemiche, colpi più o meno bassi compresi. E' logico. Forse pensando che i programmi politici siano già stati sviscerati (pure quando non sono stati nemmeno menzionati), i candidati e i militanti diventano mordaci, attaccandosi a qualsiasi spunto critico. Che va dritto alle persone, piuttosto che agli argomenti.
Raffaella Paita nella foto con un imprenditore accusato di essere uno dei prestanome di Carmelo Gullace, arrestato pochi giorni fa per usura ma implicato in procedimenti per 'ndrangheta. Occasione ghiotta per accuse politiche, sberleffi, allusioni, levate di voci moralizzatrici, stupori. L'imprenditore in questione, militante dem nei comitati di Albenga, compariva nella lista dei sostenitori di "Lella Presidente". La foto riprodotta dai giornali e circolante sul web lo ritrae insieme all'assessore regionale in un appuntamento elettorale.
Senza scomodare illustri e più noti precedenti (di foto tirate fuori dai cassetti con intenti ad orologeria) e senza ripetere l'ovvio (non ci deve essere spazio per equivoci sulla legalità), il caso merita una considerazione semplice: un candidato presidente alla Regione incontra molte persone, di varia estrazione, e stringe mani dappertutto. E numerosi sono attivisti e simpatizzanti che popolano le girandole d'incontri, senza che il partito, il Pd come qualsiasi altro, richieda all'ingresso patenti di legittimità oppure s'improvvisi Digos de noantri.
E' vero che a volte basterebbe un po' di attenzione. Ma in altri casi la pletora di soggetti che galoppano per questo o quell'altro candidato è tale che, nel mucchio, una foto con una persona dubbia o in qualche modo indagata ci scappa. La filosofia del politico sotto pressione è sempre la stessa, ed è abbastanza naturale: una fotina non si nega a nessuno. Chi c'è, c'è.
L'imprenditore edile considerato fiancheggiatore di Gullace in un giro d'usura è, per il Partito Democratico, praticamente uno sconosciuto; fino a ieri semplicemente un iscritto, figlio di un partigiano ingauno, che faceva la sua parte di propaganda per le elezioni di maggio. La candidata Paita si è detta "attonita" apprendendo le notizie sul personaggio e quest'ultimo si è autosospeso, in attesa che la magistratura faccia luce su quanto emerso dalle indagini della Direzione Investigativa Antimafia.
Almeno questa vicenda ha sollecitato la Paita ad una contromossa: proprio ad Albenga, prima del 31 maggio, annuncerà il nome di quello che ha in mente come assessore specifico alla legalità. Una figura inedita, che in caso di vittoria la candidata Pd vuole istituire per "combattere il fenomeno delle infiltrazioni mafiose a tutti i livelli". Questo ha l'aria di essere un impegno, non solo propaganda.