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In Breve

| 20 marzo 2015, 17:00

Terrorismo di ritorno: un rischio preso sottogamba

Terrorismo di ritorno: un rischio preso sottogamba

Questi "leoni del monoteismo" vestiti di nero o con tute militari infliggono terrore alle soglie del Mediterraneo. Il terrore, quello che elevano a strategia ed applicano con metodica da macellaio, lo hanno stampato negli occhi, nelle menti, nei sensi dei turisti scampati alla mattanza di Tunisi. Tutti possono coglierlo nei volti dei croceristi della Fascinosa atterrati oggi via charter a Genova, ripresi dalle telecamere. Così gli aguzzini tecno-oscurantisti riescono nel loro intento: propagandare totalmente la disumanità, non solo attraverso le immagini di tg e giornali riprese in luoghi lontani, ma anche attraverso le testimonianze dei reduci, di chi è provvidenzialmente sfuggito, in questo caso all'attacco del Bardo, e torna casa per riferire come fonte diretta degli spari, del panico e della morte vista in faccia.

Non sono più video e voci remote, numeri asettici di vittime: sono spettacoli dell'orrore. Le decapitazioni. I roghi umani dentro la gabbia. Coltellacci agitati intorno ai condannati vestiti d'arancione, inginocchiati, silenti. Sappiamo molto più noi, occidentali (si passi la classificazione), sul loro conto che viceversa. Un pensionato autista di bus, viaggiatore per festeggiare il compleanno della nuova compagna, un uomo mite di Novara, lo seppelliscono sotto un'irrisione da tweet: "Crociato schiacchiato". Hanno cancellato la vita di persone comuni e pensano di aver fatto fuori i simboli di un risorgimento templare. Credono, cioè, con un manicheismo tanto ingenuo quanto inveterato, che gli altri da loro siano tutti uguali e non meritino distinzioni. E forse pensano che la costa maghrebina sia l'unica cortina che, fragilmente, li separa dal mondo altro sul quale vorrebbero innalzare la bandiera del califfato.

Le intelligence europee e dell'Est sanno molto dell'universo terroristico di matrice islamica e delle sue sfumature. C'è invece un problema gigantesco e oscuro: quello dei "foreign fighters"; è un tema che rimane nell'ombra perché di difficile decifrazione. Il tema, cioè, dei giovani che partono dall'Europa per addestrarsi nei centri di reclutamento dell'Islam radicale e combattere come jihadisti. Il caso di Giuliano Ibrahim Delnevo, il genovese morto in Siria nel giugno del 2013, aveva già fatto risuonare l'allarme: c'è una rete di combattenti stranieri e italiani che si muovono agilmente in Europa. Il giovanissimo Giuliano, sedotto dalla guerra santa, è rimasto ucciso mentre era in azione con i ribelli contro le milizie di Bashar Al Assad. 

Per la prima volta in Tunisia si riscontrano le conseguenze del cosiddetto terrorismo di ritorno: combattenti fondamentalisti partiti per la Siria e l’Iraq tornano nel proprio Paese e organizzano attacchi patria. E' un'evoluzione rispetto all'addestramento qaidista perché, al di là dell'indottrinamento (sempre oliato allo stesso modo), sono più esperti, coordinati e militarizzati. Ci sono jihadisti di origine italiana in mimetica e col kalashnikov che ci dovrebbero preoccupare. 

Felix Lammardo

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