In questa puntuale rubrica di Savonanews dedicata alla musica in provincia di Savona avevamo già incontrato i Low Light, una band-tributo dedicata ai Pearl Jam. Se già di per sé è una scelta coraggiosa e originale quella di rendere il giusto omaggio a questa band di Seattle, altrettanto ammirevole è la volontà di “scarnificarne” il suono, di essenzializzarlo, di esaltarne la purezza. Da questa esigenza nasce, proprio da una costola dei Low Light, questo progetto parallelo. Loro si chiamano … Like an opening band for the sun, scritto proprio così, con i puntini di sospensione iniziali. La scelta del nome la capiremo leggendo l’intervista. Si tratta di un duo acustico formato dal cantante Matteo Pellissero e dal chitarrista Andrea Pastorino, ma attenzione: ridurre il tutto al basilare concetto di “Low Light in versione acustica” sarebbe lo sbaglio più superficiale che si possa fare. La band di riferimento è la stessa, ma il senso del progetto, le intenzioni alla base di esso e le sue caratteristiche sono profondamente diverse, come ben ci spiegano i due musicisti in questa affiatata e sincera intervista “a due voci”, nella quale si aprono completamente, come in un flusso di coscienza.
1. Intanto cominciamo dal nome, decisamente inconsueto, proveniente (se ricordo bene, ma non vorrei dire un’eresia) da una strofa di “Push me, pull me”: come è stato scelto?
Matteo: Esatto, il nome viene proprio da lì... il testo di quella canzone è ricco di metafore molto belle, abbiamo scelto quella meno immediata e che nel contempo rende un po' la filosofia che sta dietro al progetto ...LAOBFTS.
Andrea: Il nome è stato proposto da Matteo, e mi è subito piaciuto per tanti motivi: la lunghezza e la struttura mi fanno immediatamente pensare all'incipit di una storia, ad un racconto che sta per cominciare; e poi c'è questo richiamo al sole che evoca uno scenario naturale e mistico, perfetto per un cover duo acustico di un Vedder che tra l'altro ha scritto la colonna sonora del film “Into The Wild”.
2. I …Like an opening band for the sun sono una filiazione in chiave acustica di un altro progetto di tributo dedicato ai Pearl Jam, i Low Light. Come è nata l’esigenza di intraprendere questa strada in chiave così intimista?
M: Guarda, la scintilla è nata ascoltando le performances soliste di Eddie Vedder. Mi sono detto: se lo fa lui, perchè non posso farlo io? (ride). Battute a parte, volevo provare a portare in giro quelle canzoni in una versione ancora più essenziale e diretta, spingendo al massimo sul fattore emozionale... mi sono accorto che però come chitarrista faccio pena, e qui subentra Andy, che come chitarrista fa sbalordire.
A: I Low Light sono una band fantastica, in cui 5 persone interagiscono e arricchiscono attraverso la propria individualità pezzi già di per se pieni di complessità e sfaccettature. …LAOBFTS è un progetto che va nella direzione opposta, all'essenzialità e all'anima delle canzoni, anche sacrificandone a volte l'aspetto più tecnico e rigoroso di fedeltà all'originale. Ci permette di concentrarci di più su quello che sta sotto la pelle delle canzoni. Il cuore batte più lento, il respiro si fa più profondo.
3. I componenti di questo tributo acustico sono un duo: presentatevi ai Lettori di Savonanews.
M: Ciao, sono Matteo, e non posso vivere senza musica. Ho con i Pearl Jam una specie di debito a vita, per cui... eccomi qua. Come presentazione fa schifo ma è tremendamente sincera!
A: Ciao sono Andrea. Toglietemi tutto, ma non la chitarra.
4. Ah ah, ok, non si può certo dire che vi manchi il dono della sintesi! Parliamo della scaletta: quale titolo della vostra band di riferimento non potrebbe mai mancare in un vostro show?
M: La scaletta dei live è molto "umorale", spesso e volentieri la si fa pochi minuti prima di salire sul palco, e ci concediamo più di una volta qualche "fuori programma"... questo perchè se dipendesse da me le suonerei tutte ogni volta... Se dovessi sceglierne una per il repertorio Pearl Jam e una per il repertorio Eddie Vedder, direi "Nothingman" e "Once In A While".
A: Io dico "Thumbing My Way" per i PJ, e "Hard Sun" per Vedder (anche se non è sua). Poi fatemi la stessa domanda tra un paio di mesi e riceverete una risposta diversa!
5. A questo punto sorge spontanea la domanda: i Low Light proseguiranno il loro cammino parallelamente a questa nuova formazione, offrendo così al pubblico situazioni acustiche ed elettriche, o questo nuovo capitolo porterà a una chiusura di quello precedente?
A: Anatema! Non riesco nemmeno a pensarci. Non c'è una sovrapposizione tra i due progetti, anche se sembra strano, in realtà i …LAOBFTS portano sui palchi canzoni che i Low Light non suonano, e i pochi pezzi comuni vengono resi in acustico e con un’intenzione differente. Le due band sono le due facce di una stessa medaglia, sono lo Yin e lo Yang, il fuoco e l'acqua. Insieme mi danno un'esperienza musicale davvero completa e i …LAOBFTS, se possibile, hanno rafforzato ancora di più la passione per quello che facciamo con i Low Light.
M: La risposta è altrettanto scontata, i Low Light sono una cosa, questo progetto un'altra... pertanto le due bands coesistono senza problemi di sorta (se non quello di avere un calendario date molto fitto). Io e Andy andiamo a suonare laddove per vari motivi sarebbe impossibile andare a suonare coi Low Light, ma non siamo "i Low Light in duo" - tant'è che in cinque suoniamo spesso anche "unplugged" - il progetto ...LAOBFTS nasce perchè io davvero canterei quelle canzoni 365 sere l'anno se potessi, e farlo in una veste musicalmente essenziale ed emotivamente a mille è il classico sogno che si avvera. Mettila così, i Low Light sono un pianeta bellissimo (che nel 2015 compie 10 anni di vita) in cui non mi stancherò mai di vivere... questa band è il suo satellite, va per i fatti suoi ma non se ne allontana mai.
Oppure, se vuoi, siamo come una band di supporto per il sole.