Ottantasei indagati e sei capi di imputazione. Sono questi i numeri dell’inchiesta sulla centrale termoelettrica di Vado Ligure. Dalla procura vengono contestati, a vario titolo ed in concorso, i reati di disastro ambientale colposo aggravato, disastro sanitario colposo aggravato, abuso d’ufficio, disastro colposo aggravato e omicidio colposo plurimo. Nelle quarantaquattro pagine redatte dalla magistratura savonese vengono mosse tutte le contestazioni ad amministratori, dirigenti, tecnici e amministratori pubblici nel periodo tra il primo gennaio 2000 all’11 marzo 2014 con il sequestro dei gruppi a carbone VL3 e VL4.
Nell'inchiesta Tirreno Power sono coinvolti tutti i membri dei consigli di amministrazione dell'azienda dal 2000 ad oggi, tutta la ex giunta regionale di Claudio Burlando, la ex giunta provinciale di Angelo Vaccarezza e le amministrazioni dei comuni di Vado Ligure e Quiliano. E non solo, anche membri del Ministero dell'Ambiente, del Gruppo istruttore della commissione IPPC e del Gruppo istruttore della commissione VIA. Si arriva ad un totale di 86 indagati ai quali ieri sono stati notificati gli avvisi di conclusione indagini.
Di seguito le contestazioni mosse dalla procura nei sei capi di imputazione.
Per il Capo A - Disastro ambientale doloso aggravato, sono accusati Amministratori e Dirigenti Tirreno Power: Macci, La Malfa, D'Elia, Gosio, Salvi, Orlandi, Molinari, Mezzogori, Dini, Fioretti, Huge', Lohest, Spaziani, Mangoni, Corso, Musolesi, Carra, Ferrando Marco, Neri, Castellaro, Carriere, Staderini, Leone, Jacquier, Chiura, Agosta, Chiarini, Renaud, Scornajenchi, Pozzani, Gatti, Bigi, Hertoghe, Riboldi, Mattoni, Prelati, Guelfi, De Vito, Ravetta, Camerano, “perché, in concorso tra loro, nei rispettivi ruoli societari e aziendali e per il periodo riferibile a ciascuno, adottando le scelte strategiche e le decisioni operative inerenti all'esistenza ed al funzionamento dei gruppi a carbone della centrale termoelettrica Tirreno Power, sita nei comuni di Vado Ligure e Quiliano, omettendo volontariamente e consapevolmente di applicare le misure precauzionali necessarie a ridurre l'inquinamento ed assumendo decisioni finalizzate sempre e soltanto alle soluzioni più redditizie, a scapito dei livelli minimi, almeno, di tutela ambientale, compivano atti diretti a cagionare un disastro ambientale, con pericolo per la pubblica incolumità, disastro effettivamente verificatosi ed attribuibile alle emissioni della centrale”. Contestata agli amministratori dell’azienda il Disastro sanitario colposo aggravato dal verificarsi dell'evento “perché, in cooperazione colposa gestivano la centrale violando le specifiche disposizioni di legge e le prescrizioni autorizzative” e “non impedivano nelle aree di ricaduta delle emissioni della centrale termoelettrica alimentata a carbone un eccesso di morbilità e di mortalità, tra la popolazione residente nelle aree di ricaduta delle sue emissioni, di entità tale da integrare l'evento di disastro sanitario, effettivamente verificatosi, quantificabile in malattie e decessi accertati”. La procura fornisce i dati quantificati in un numero di “298 ricoveri di bambini per patologie respiratorie e 433 ricoveri nel periodo intercorrente tra il 2005 ed il 2010, un numero di 2161 ricoveri di adulti per malattie cardiovascolari e respiratorie e numero 2223 nel periodo intercorrente tra 2005 e il 2010, 657 morti per malattie cardiovascolari e respiratorie e numero 427 nel periodo intercorrente tra il 2000 ed il 2007”. Dati secondo al procura “sicuramente attribuibili alle immissioni della centrale, sia come causa esclusiva, sia come concausa prevalente”.
Al Capo B sono accusati di disastro colposo aggravato i pubblici amministratori e funzionari Gareri, Isetta, Ferrando, Giacobbe, Caviglia perché, in cooperazione non hanno adottato il “principio di precauzione e per non aver imposto l’uso delle Migliori Tecnologie Disponibili” essendo a “doverosa conoscenza del dato scientifico validato secondo il quale la combustione del carbone provoca con certezza un incremento di morbilità e di mortalità e sebbene disponessero anche di studi sanitari focalizzati sulla situazione locale, che individuavano la Centrale come un’importante fonte di danno alla pubblica incolumità e di disastro ambientale”.
Al Capo C sono coinvolti per abuso d'ufficio pubblici amministratori e funzionari quali Burlando, Fusco, Barbagallo, Berlangieri, Boitano, Briano, Cascino, Guccinelli, Montaldo, Paita, Rambaudi, Rossetti, Vesco, Minervini, Vacca, Gareri, Correggiari, Grillo, Mazzoni, Tafaro, Di Giovanni, Bevilacqua, Badalato, Berruti Sandro, Genta, Croce, Falappa, Castelgrande. Gli amministratori “procuravano intenzionalmente un ingiusto vantaggio economico ai soggetti proprietari della centrale Tirreno Power, consistito nella protrazione dell'esercizio dei gruppi a carbone VL3 e VL4 senza i necessari adeguamenti impiantistici e gestionali volti alla riduzione dell'inquinamento e, dopo il rilascio dell'A.I.A, con limiti emissivi estremamente vantaggiosi per l'azienda”.
Al Capo D viene contestato il Disastro colposo aggravato ai Pubblici amministratori e funzionari: Burlando, Fusco, Barbagallo, Berlangieri, Boitano, Briano, Cascino, Guccinelli, Montaldo, Paita, Rambaudi, Rossetti, Vesco, Minervini, Vacca, Gareri, Correggiari, Grillo, Mazzoni, Tafaro, Di Giovanni, Bevilacqua, Badalato, Berruti, Genta, Croce, Falappa, Castelgrande.
Al Capo E viene contestato l’omicidio colposo plurimo a Macci, La Malfa, D'elia, Gosio, Orlandi, Molinari, Mezzogori, Dini, Fioretti, Huge', Lohest, Spaziani, Iviangoni, Corso, Musolesi, Carra, Ferrando Marco, Guelfi, Ravetta, Isetta, Giacobbe, Minervini, Gareri, in quanto “omettevano di adottare od imporre tutte le cautele gestionali ed impiantistiche rese possibili dalle più moderne tecnologie disponibili, idonee, quanto meno, a limitare il danno”,cagionando “un numero di vittime accertato in modo conservativo, non inferiore a 427”.
Al Capo F viene contestato l’Abuso d'ufficio alle giunte della Regione, della Provincia e dei comuni di Vado e Quiliano che hanno firmato le delibere con cui davano il parere favorevole al rinnovo dell’Autorizzazione Ambientale Integrata per la centrale Tirreno Power. A Burlando, Montaldo, Barbagallo, Boitano, Cascino, Guccinelli, Paita, Rambaudi, Rossetti, Rossi Matteo, Vesco, Berlangeri, Minervini, Vaccarezza, Santi, Vacca, Berruti Andrea, Revetria, Gareri, Giuliano, Falco, Oliver, Verdino, Rossi Ennio, Ferrando Alberto, Giusto, Rognoni, Lavazelli, Giuria, Grillo, Salvi viene contestato di procurare “un ingiusto vantaggio patrimoniale alla società Tirreno Power, consistito nel lasciar caducare un'AIA che prevedeva obblighi non assolti, tra cui la costruzione del gruppo VL6 (del costo presunto di circa un miliardo di euro, nel consentire il rilascio di una nuova AIA, relativa all'esercizio dei soli gruppi esistenti, in tempi contenuti e compatibili con le esigenze di rifinanziamento bancario della società, e nel ratificare -negli atti endoprocedimentali per il rilascio della nuova AIA- i limiti emissivi dettati dall'azienda”.