Attualità - 20 luglio 2015, 11:41

Il deposito di bitume? Si fa, interviene la BIT Savona: "Nessun danno alla salute, sarà un impianto di eccellenza"

L’iter autorizzativo è stato approvato definitivamente e i lavori per la costruzione dell’impianto inizieranno nel 2016. L'azienda: “Abbiamo inserito nel progetto un impianto di recupero dei fumi"

Nel porto di Savona il deposito di bitume di fa. L’iter autorizzativo è stato approvato definitivamente e i lavori per la costruzione dell’impianto inizieranno nel 2016. A confermarlo è l’amministratore delegato della BIT Savona s.c.r.l., Francesco Giachino: “Dopo quattro anni il procedimento si è concluso definitivamente in maniera regolare passando attraverso tutti gli enti preposti all’analisi del progetto – afferma –  Si tratta di un impianto di eccellenza che rispetta le condizioni ambientali, sanitarie e di sicurezza”.

Il progetto di costruzione di un deposito costiero ha avuto infatti una prima approvazione da parte del Comitato Portuale di Savona nel 2010. Successivamente è stata avviata la Conferenza dei Servizi a cui sono stati invitati tutti gli Enti preposti (Regione Liguria, Soprintendenza, Agenzia del Demanio, Provincia di Savona, Comune di Savona, Agenzia Dogane, Capitaneria di Porto, Asl 2 Savonese, Vigili del Fuoco, Consorzio Depurazione Acque). In seguito al cambiamento della normativa sui depositi costieri nell’aprile 2012, il processo autorizzativo è stato riavviato presso i Ministeri delle Infrastrutture e Trasporti e dello Sviluppo Economico, e si è concluso con parere definitivo favorevole del Mise nel marzo 2013.

“BIT Savona ha affrontato tutti i passaggi dell’iter autorizzativo in maniera rigorosa, agendo sempre nella massima trasparenza su un tema fondamentale come lo sviluppo dell’economia portuale cittadina e avendo quale priorità la sicurezza e la salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica – afferma Giachino - BIT Savona ribadisce la sua completa disponibilità e apertura a un confronto serio e informativo, basato su dati e fatti reali, per la realizzazione di un’opera che costituisce innanzitutto un’opportunità di sviluppo per il territorio”.

Il terminal BIT Savona consisterà di 9 serbatoi con altezze variabili da 8 a 19 metri e una capacità di circa 39.000 m3, occuperà una superficie di 10.000 mq nel bacino di Savona, sul nuovo terrapieno contiguo alla diga foranea di fronte al deposito T3, collegato con tubazioni alle banchine di alto fondale caratterizzate da pescaggi fino a 16 metri. Con un investimento significativo di oltre 15 milioni di euro, il terminal potrà operare un traffico annuo di circa 150 mila tonnellate l’anno. “BIT Savona si pone l’obiettivo di servire i mercati dell’Italia settentrionale. Il mondo del bitume e della raffinazione italiana sono in evoluzione, dopo la sovrapproduzione di prodotti petroliferi nel 2008-2009, la crisi di prodotto ha portato alla chiusura di molte raffinerie di cui tre in Francia e due nel nord Italia. Per questo è ora più che mai necessario creare una base logistica di importazione di bitume nell’Italia del Nord-Ovest. Il terminal potrà soddisfare così, a seguito della probabile riduzione di offerta per effetto della minore produzione nazionale, una parte della domanda di bitume del Nord Italia. Secondo fonti autorevoli la quantità stimata di bitume che l’Italia dovrà importare dall’estero sarà pari a diverse centinaia di migliaia di tonnellate. In questo scenario, il porto di Savona risulta strategico, sia per la sua collocazione geografica vicina ai mercati di utilizzo sia per la disponibilità  di alti fondali e banchine idonee a ricevere navi bitumiere di qualsiasi capacità”.

A manifestare contrarietà al progetto per primi sono stati i consiglieri comunali Daniela Pongiglione (Noi per Savona – Verdi), Milena Debenedetti (Movimento 5 Stelle), Giampiero Aschiero (API) e Carlo Frumento (Gruppo Misto) che hanno presentato un’interrogazione evidenziando l’impatto e le conseguenze che il deposito potrebbe avere sulla salute dei cittadini e sull’ambiente. Di seguito l’amministrazione comunale nella persona del sindaco Federico Berruti si è espressa attraverso una nota indirizzata al Ministero dello Sviluppo Economico, alla Regione Liguria, alla Provincia di Savona e all’Autorità Portuale nella quale ha definito il progetto “incompatibile con il nuovo percorso di sviluppo economico a vocazione turistica intrapreso dalla città”.

Al centro delle polemiche la dannosità del materiale utilizzato, ma di cosa si tratta?

Il bitume è un prodotto non pericoloso derivante dalla raffinazione del petrolio – afferma Francesco Giachino – Questo è infatti utilizzato quotidianamente per la costruzione di nuove infrastrutture viarie e per la manutenzione stradale e autostradale. Oggi il bitume è un prodotto essenziale, non sostituibile e non è da confondere con il catrame. Infatti si tratta di un prodotto di raffinazione, non cancerogeno che non ha mai dato problemi e conseguenze negative alla salute. Nello stoccaggio il bitume emette fumi non vapori”.

La BIT Savona s.c.r.l. ha infatti inserito nel progetto un sistema innovativo per prevenire ogni emissione. “Abbiamo inserito nel progetto un impianto di recupero dei fumi (al 100%) emessi da ogni serbatoio. Non ci saranno fumi dispersi nell’ambiente - afferma Giachino – E questo impianto di recupero riguarderà anche le navi che stoccano e scaricano il bitume a Savona”.

Il traffico muoverà il sistema marittimo portuale, ferroviario e in minor misura quello su strada con i camion. Secondo BIT Savona, il deposito potrà richiedere dai 5 agli 8 addetti mentre per l’indotto marittimo (addetti carico, scarico, treni, navi, camion) circa trenta persone.

La società, nata dalla sinergia tra operatori nel settore della logistica e del trading - Agriecò srl, Argo finanziaria srl (Gruppo Gavio), But srl e Transmare srl - è stata creata nel 2010 con l’obiettivo di progettare, costruire e gestire un terminal nel porto di Savona per il ricevimento, lo stoccaggio e la riconsegna del bitume, per soddisfare le esigenze di approvvigionamento essenziale per lo sviluppo e la manutenzione delle infrastrutture pubbliche e private. Per quanto riguarda la compagine azionaria, Agriecò srl, gruppo Giachino Bitumi S.p.A. e Argo Finanziaria srl, società del gruppo Gavio, rappresentano il 90% del capitale sociale. Ai soci Agriecò ed Argo, si sono affiancate due realtà locali: But scrl, terminal portuale di Savona e Transmare srl, società che opera nei servizi portuali specializzati per le rinfuse liquide energetiche, con una quota complessiva del 10%.

Debora Geido