/ Albenganese

Albenganese | 04 settembre 2015, 11:00

Un giro per Albenga "ad occhi chiusi", quanto è accessibile la città per chi presenta delle disabilità?

Luca Fugassa ipovedente dalla nascita " Albenga non è pienamente accessibile per un disabile, in alcuni casi basterebbero piccoli interventi per eliminare quelle che sono delle vere e proprie barriere architettoniche per noi"

Un giro per Albenga "ad occhi chiusi", quanto è accessibile la città per chi presenta delle disabilità?

Pavimentazione sconnessa, gradini per scendere dai marciapiedi, rami che invadono il passaggio dei pedoni e devono essere schivati,  chiome che oscurano la luce dei lampioni e segnaletica stradale poco visibile. Se per molti questi sono dei piccoli/grandi fastidi, per chi, per un periodo più o meno lungo della sua vita, si trova a vivere  una disabilità sono delle vere e proprie barriere architettoniche.

Solo passeggiando a piedi per la città con chi presenta una difficoltà visiva possiamo renderci conto di cosa vuol dire vivere Albenga per un disabile.

A spiegarcelo è Luca Fugassa ipovedente dalla nascita che, senza alcun fine polemico vuole lanciare un appello “Albenga non è pienamente accessibile per un disabile. Sono passate le amministrazioni, senza che le cose siano migliorate, probabilmente anche perché, in molti casi alcune problematiche non vengono percepite da chi non le vive quotidianamente.

Continua Luca muovendosi svelto in quelle vie che conosce a memoria “Guarda, lì c’è un buco ed il pavimento è sconnesso proprio su un attraversamento pedonale. Io in realtà non lo vedo, se non conoscessi queste strade che percorro tutti i giorni probabilmente rischierei di inciamparmi. Il problema – aggiunge – è anche che i lampioni che ci sono o sono spenti (Zona Pontelungo e Viale Che Guevara) o sono completamente oscurati dalle chiome degli alberi. Inoltre – spiega – questo tipo di lampioni non fanno una luce diffusa, bensì generano dei coni di luce e il resto rimane in ombra. Per chi vede come me ciò vuol dire che ci sono dei punti in cui è buio totale e, proprio in quei punti, potrebbe esserci qualunque cosa, io non la vedrei e rischierei di farmi male”.

E un disabile motorio? Una persona in carrozzina o un anziano costretto a deambulare con un girello o anche solo una donna che porta un passeggino, come vivono la città?

“Io cammino a piedi e sono un osservatore privilegiato – spiega Luca – è facile notare alcune incongruenze. Ad esempio dove ci sono le strisce pedonali spesso non c’è uno scivolo per permettere di salire e scendere agevolmente sul marciapiede o ancora più assurdo magari c’è da un lato della strada e non dall’altro. Basterebbe una piccola colata di cemento per risolvere il problema”.

Ancora “Per arrivare alla fermata del bus bisogna superare una aiuola, ormai dismessa, c’è solo terra battuta, ma per una persona che ha difficoltà motorie posizionare una griglia renderebbe l’accesso più agevole”.

In zona Pontelungo c’è l’inizio del percorso “Ci vado ad occhi chiusi” creato per i non vedenti con cartelli breil e  bande a terra “Questa iniziativa è molto bella, qualche cosa era stata fatta, c’erano anche i semafori con il segnale sonoro, ora sparito, ma sarebbe necessario proseguire in questa direzione e soprattutto eliminare quelle  che sono le piccole barriere architettoniche che rendono difficoltoso vivere la città”.

Conclude Luca Fugassa “Ho un ottimo rapporto con questa amministrazione e li so molto attenti a queste problematiche e alle segnalazioni dei cittadini, per questo invito gli amministratori a venire a fare un giro per la città con me e rendersi conto di quali interventi potrebbero essere agevolmente realizzati per fare in modo che Albenga diventi più accessibile” .

Mara Cacace

MoreVideo: le immagini della giornata

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium