Il futuro dell'emittenza televisiva locale è nullo. Non c'è programmazione (è il caso di dirlo) e soprattutto non c'è interesse ad adeguarsi ad un sistema mediatico sempre più variegato, integrato e condizionato da una parte dallo sviluppo della banda ultralarga e dall'altra dalle connessioni in mobilità. Come è evidente per la carta stampata, anche per le televisioni locali questa è un'enorme parabola declinante, rallentata soltanto da espedienti.
Dopo la fase espansiva durata sino alla metà degli anni Duemila, con i contributi pubblici a pioggia e un certo entusiasmo degli inserzionisti privati, le televisioni a carattere regionale o locale hanno cominciato a registrare perdite sonore. Irreversibili. Con contraccolpi sulla qualità delle trasmissioni, ovviamente. Basti pensare che, sempre più spesso, il palinsesto dei programmi d'informazione viene affidato a pensionati che non di rado antepongono il narcisismo del video al livello del lavoro.
La digitalizzazione dei contenuti è soltanto un "riversamento" obbligato, non un modo nuovo d'intendere la comunicazione televisiva producendo materiale on demand e adatto alle nuove realtà multimediali. E permane, inconcepibile, una sorta di presunzione che vede ancora nell'emittenza televisiva una certa superiorità, quando invece non si sta parlando di canali mainsteam, ma di bacini d'utenza circoscritti, anziani e demotivati.
L'immagine emblematica dell'accanimento terapeutico sono i 450 mila euro di contributi pubblici a Primocanale. L'emittente del senatore Maurizio Rossi, eletto con Monti, può contare su un finanziamento complessivo di 900 mila euro, parte del quale è di natura pubblica. Sono fondi deliberati da Ligurcapital, società controllata per il 98% da Filse, la finanziaria della Regione Liguria. E' anche possibile che il governatore Giovanni Toti (che mastica qualcosa di televisioni) e il suo assessore Ilaria Cavo (volto storico di Primocanale) non ne sapessero niente, visto che la società erogatrice ha piena autonomia nelle operazioni per la capitalizzazione della piccola e media impresa ligure. Sta di fatto, però, che l'operazione vede un triangolo di persone che hanno una diretta e precisa esperienza del rapporto politica-televisione.
Al netto dei programmi di intrattenimento (inconsistenti), le tv locali conservavano un ruolo nell'informazione di prossimità. Almeno sino all'inizio della parabola verso il basso e alla comparsa dei siti d'informazione locale. Adesso mostrano più che altro ragioni di opportunità, che non hanno niente a che vedere con il contributo pubblico.