Savona - 15 aprile 2016, 17:00

Soros Style: i papers dell'indignazione

L'appuntamento con la nuova tornata di nomi che trapelano dai Panama Papers non delude. Dalla mole di milioni di documenti escono, fresche, le identità di 12 liguri tra imprenditori, professionisti, consulenti e broker. La release de "L'Espresso" è servita. Ci sono dentro, fra gli altri, Antonio Francesco Albano (edilizia), l'imprenditore turistico Roberto Casale, per la zona imperiese Domenico Carlino (edilizia), l'immobiliarista Fabio Fiorellino, Dino Liviani (edilizia), il consulente Tiziano Novaro, il dentista Rodolfo Berro e il commercialista Sergio Santilli. Il broker Giovanni Palumbo e l'imprenditore Manlio Roversi sono di Genova. Da Savona figura Angela Fiorini, immobiliarista, mentre la scorsa settimana, sempre per il Savonese, si erano fatti i nomi di Giovanni Battista Baglietto, Andrea Nucera e Santiago Vacca. 

Nonostante questi documenti mettano in risalto la pratica delle deviazioni finanziarie nelle società offshore e l'elusione morale, prima ancora che fiscale, sono uno spaccato limitato alla fuga di informazioni dello studio Fonseca, specializzato a Panama, appunto, nelle amministrazioni di società scudo. Ci sono meccanismi talmente ben oliati per "riparare" i capitali che le stesse fiamme gialle faticano a individuarne gli ingranaggi, tanto che questa nuova ondata di giornalismo investigativo - se così si vuole chiamare - è motivo di nuove inchieste. Liguria compresa. Ma molte altre operazioni restano purtroppo nell'ombra. Perché i paradisi fiscali sono tanti: la strada è liscia soltanto per chi possiede le abilità legali e i tecnicismi per accaparrarsi il posto al sole. 

I Panama Papers che hanno suscitato clamore e indignazione sono il prodotto di un giornalismo collaborativo ma elitario, sul quale il lettore ha poco controllo e garanzia. Un po' perché c'è dietro il finanziamento di grosse fondazioni come Rockfeller, Carnegie, Open Society che si presta a dietrologia varia, con lo zampino dei Rothschild e di Soros, ma soprattutto perché l'ICIJ (The International Consortium of Investigative Journalists) - il consorzio esclusivista dello scoop globale - non mette in rete, pubblicamente consultabili, i dossier. E' anche l'accusa di Wikileaks, con la sua visione di citizen journalism, che è diversa dall'ottica delle grandi testate editoriali. Proprio le grandi testate, come si sa, sono più manovrabili dai poteri forti. 

Felix Lammardo